I contratti di innovazione tecnologica

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Il Ministro dello sviluppo economico Scajola ha dato via libera ai nuovi “contratti di innovazione tecnologica” col fine di favorire la ricerca applicata, creando anche nuove opportunità di lavoro per migliaia di ricercatori.

Il cinque gennaio scorso il Ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola ha firmato il decreto ministeriale che dà il via libera ai nuovi “contratti di innovazione tecnologica”, che, attivando investimenti per circa 2 miliardi di euro, favorirà la ricerca applicata e stimolerà nuove opportunità di lavoro per migliaia di ricercatori.

Nella conferenza stampa, il Ministro ha affermato che “Eccellenza, rigore e risultati in tempi certi sono le parole d’ordine su cui abbiamo puntato nei ‘contratti di innovazione’ per consentire alle imprese italiane di conquistare nuovi traguardi nelle produzioni e nei servizi ad alto valore aggiunto”.

Finalità del progetto

Si tratta di  progetti innovativi “fuoriserie”, di importo superiore a 10 milioni di euro, che si realizzeranno attraverso le partnership tra pubblico e privato grazie ad un processo di negoziazione.

I contratti di innovazione hanno ad oggetto progetti in grado di accrescere il patrimonio tecnologico del paese attraverso lo sviluppo di tecnologie di processo o di prodotto capaci di determinare un salto competitivo rispetto alle produzioni attuali di imprese operanti su mercati di significativa dimensione mondiale.

Tali progetti devono consentire un miglioramento dei livelli di vita dei cittadini, dal punto di vista della qualità della vita, della sicurezza, della salute, dell’ambiente, del paesaggio, della fruizione dei beni culturali (art 3 del decreto). I progetti finanziati potranno avere una durata massima di 3 anni e non inferiore ai 18 mesi.

Le risorse disponibili per il finanziamento di questo nuovo strumento, in grado di consentire alle imprese un volume d’investimenti pari a circa 2 miliardi di euro, permetteranno ad oltre 30 mila ricercatori di lavorare per agganciare le sfide tecnologiche del prossimo futuro.

In pratica,  le imprese e gli enti di ricerca sottoscrivono un accordo con la controparte pubblica; lo stanziamento avverrà attraverso una combinazione di prestito agevolato e contributo diretto alla spesa; passeranno solo 4 mesi dalla presentazione del progetto di massima all’approvazione del piano definitivo.

Il finanziamento pubblico sarà affiancato da un finanziamento bancario ordinario a  tasso di mercato, a garanzia della validità dell’investimento proposto dalle imprese.

Il finanziamento pubblico agevolato potrà arrivare a coprire fino all’80% dei costi, mentre nelle regioni del Mezzogiorno il contributo diretto alla spesa potrà arrivare fino al 40 % per le piccole imprese e per gli organismi di ricerca, al 30% per le medie imprese e al 20% per quelle grandi.

Per il finanziamento pubblico agevolato si potrà contare su una prima dote di risorse finanziarie pari a 1 miliardo di euro, a valere sul ‘fondo rotativo per il sostegno alle imprese e gli investimenti in ricerca’ costituito presso la Cassa Depositi e Prestiti.
Altre risorse saranno messe a disposizione del Mezzogiorno con una più significativa incidenza di risorse riservate ai contributi diretti alla spesa.

Informazioni più dettagliate riguardanti le modalità di partecipazione per le imprese, riferimenti normativi e modulistica sono disponibili nel sito della Direzione Generale per l’Incentivazione delle Attività Imprenditoriali, Fondo per l’Innovazione Tecnologica: http://www.incentivialleimprese.it/46/.

Fonte: www.sviluppoeconomico.gov.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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