Detrazioni spese veterinarie: spese detraibili salgono da 500 a 550 euro

La soglia massima di spese detraibili per le spese veterinarie sale da 500 a 550 euro per effetto della Legge di Bilancio.

La Legge di bilancio 2021 alza da 500 a 550 euro il tetto delle spese veterinarie detraibili dall’Irpef al 19%, limitatamente alla parte che eccede 129,11 euro. In pratica, i contribuenti beneficeranno di un ulteriore risparmio d’imposta massimo di circa 9 euro.

Davvero una cifra irrisoria considerando che gli animali da compagnia oramai fanno parte di quasi tutti i nuclei familiari.

Ecco in chiaro tutte le novità contenute nella Manovra 2021.

Detrazioni fiscali per spese veterinarie: le novità della Legge di bilancio 2021

La Legge n. 178/2020, Legge di bilancio 2021, eleva il limite delle spese veterinarie detraibili dall’Irpef. In particolare, il comma 333, innalza la spesa detraibile da 500 a 550 euro. Rimane ferma la franchigia di € 129,11.

Ciò comporta che fino a tale importo non spetta alcuna detrazione. Se spendiamo oltre tale soglia, per la parte eccedente la stessa e fino a 550 euro, possiamo detrarre il 19%.

Detrazioni spese veterinarie: le spese detraibili

La detrazione Irpef per le spese veterinarie è prevista dall’art.15, comma 1, lett.c-bis del DPR 917/86, TUIR; in particolare è ammessa la detrazione delle spese veterinarie su un importo massimo di 500 euro.

La legge di bilancio 2020 aveva appunto innalzato tale limite da 387,34 a 500 euro. La Legge di bilancio 2021 innalza il tetto a 550 €.

Attenzione, la detrazione spetta sulla spesa che eccede euro 129,11. Lo stesso limite previsto per le spese sanitarie.

Dunque, se ad esempio spendo 300 euro per un intervento subito dal mio animale domestico potrò detrarre solo 32,47 € che riportati nel 730 saranno arrotondati a 32 euro.

Davvero una cifra irrisoria se si pensa che oramai cani gatti ecc sono entrati in pianta stabile nelle nostre famiglie. Le cifre spese annualmente per il loro mantenimento e per le cure veterinarie sono sempre più elevate.

Il suddetto limite di spesa è riferito alle spese veterinarie complessivamente sostenute dal soggetto che intende usufruire della detrazione, indipendentemente dal numero di animali posseduti (Circolare 14.06.2001 n. 55, risposta 1.4.2).

Devono essere comprese nell’importo anche le spese indicate nella Certificazione Unica (punti da 341 a 352) con il codice 29.

Spese veterinarie, come pagare

La detrazione spetta se la spesa è pagata con carta o altri strumenti di pagamento tracciabili:

  • al soggetto che ha sostenuto la spesa, anche se non proprietario dell’animale;
  • per le spese sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva (Circolare 14.06.2001 n. 55, risposta 1.4.1).

Di conseguenza, la detrazione non è ammessa per la cura di animali destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare, Niente detrazione anche per la cura di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole (DM n. 289 del 2001).

Spese veterinarie, cosa si può detrarre

Inoltre la detrazione è esclusa per le spese sostenute per i mangimi speciali per animali da compagnia, anche se prescritti dal veterinario. Poiché non sono considerati farmaci, ma prodotti appartenenti all’area alimentare (Circolare, Agenzia delle entrate, n°19/E 2020).

In sintesi, posso detrarre la spesa per farmaci con o senza prescrizione medica, esami di laboratorio e visite veterinarie. Anche per eventuali intervento chirurgici è ammessa la detrazione.

Per i farmaci veterinari non dovrebbe essere necessario pagare con strumenti tracciabili. Come avviene per quelli ad uso umano.

I farmaci non devono essere acquistati per forza  in farmacia. Infatti, è detraibile anche l’acquisto presso strutture diverse dalle farmacie, purché autorizzate dal Ministero della salute. Come avviene per la vendita di farmaci generici nei supermercati.

Attenzione, in Italia non è consentita la vendita on line di farmaci che richiedono la prescrizione medica.

Si veda a tal proposito la circolare, Agenzia delle entrate,  n° 19/E 2020.

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