Tassa sui sacchetti della spesa di frutta e verdura, cosa prevede la legge

Dal 1° gennaio è entrata in vigore la cosiddetta tassa sui sacchetti della spesa di frutta e verdura. I commercianti saranno obbligati a far pagare le nuove bustine che dovranno essere obbligatoriamente fatte di materiali biodegradabili. Sanzioni molto salate per chi non si adegua. Vediamo cosa prevede la legge.

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Come avevamo già detto in un precedente articolo di ottobre, dal 1° gennaio è entrata in vigore la cosiddetta tassa sui sacchetti della spesa di frutta e verdura. La novella normativa è stata introdotta in sede di conversione del Dl Mezzogiorno e in questi giorni se ne fa un gran parlare anche se a conti fatti stiamo parlando di pochi centesimi a sacchetto.

Nei negozi e supermercati dal 1° gennaio oltre a pagare i classici sacchetti per la spesa, i consumatori si vedranno addebitare nello scontrino fiscale anche i sacchetti per frutta e verdura. Per intenderci dovremo pagare le classiche bustine trasparenti che vengono usate per comperare i cibi freschi.

Tassa sui sacchetti della spesa, come funziona e quanto costa

Dal 1° gennaio non si possono più usare i sacchetti trasparenti usati normalmente per l’acquisto di frutta, verdura e altri cibi freschi. Al loro posto i negozi sono obbligati a usare sacchetti simili, ma biodegradabili. L’obiettivo della norma è quello di ridurre ulteriormente il consumo di plastica, che notoriamente è uno dei materiali più inquinanti.

Come detto quindi i nuovi sacchetti della spesa trasparenti devono essere in materiale biodegradabile, e fin qui nulla di strano, visto lo scopo della norma.

Quello che infastidisce l’opinione pubblica, che poi ha fatto scattare l’appellativo di tassa sui sacchetti della spesa, è che:

  1. le nuove bustine biodegradabili non potranno essere date gratuitamente ai clienti;
  2. non si potranno riutilizzare e non si potranno portare quindi da casa.

Nuovi sacchetti della spesa a pagamento, obbligo per i negozianti

Infatti, la legge impone il divieto per i negozianti di offrire gratuitamente le buste della spesa al consumatore. Il loro prezzo infatti dovrà essere indicato nello scontrino fiscale. Il prezzo varia da 2 a 10 centesimi ed è per ogni sacchetto usato o per ogni prodotto alimentare che prevede l’uso di queste bustine. Quindi non sarà neanche possibile acquistare la frutta e la verdura senza bustina, per questioni di igiene e poi perchè il prezzo sarà comunque addebitato.

Facendo i conti della massaia, anche se il prezzo è di pochi centesimi, la spesa a fine anno non sarà irrilevante. Visto che ogni volta che si fa la spesa si prelevano diversi sacchetti trasparenti tutto questo si trasformerà in una nuova spesa imprevista per le famiglie.

Sanzioni previste dalla normativa sui sacchetti della spesa a pagamento

La norma prevede infine sanzioni molto salate per i commercianti che non si adegueranno. A chi sarà trovato a non utilizzare sacchetti biodegradabili verrà applicata una sanzione con multe da 2.500 euro a 10.000 euro. Il massimo della sanzione è prevista se la violazione dovesse riguardare un numero molto elevato di clienti.

Per i consumatori non è prevista alcuna sanzione. Anche se di certo questa è solo una piccola consolazione, visto che comunque aumenterà il conto finale della spesa.

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo.

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