Cassazione: gli assegni familiari si trasferiscono agli eredi

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La Cassazione ha stabilito che gli eredi possono ottenere gli assegni familiari anche se l'avente diritto non ha fatto richiesta prima della morte

La Cassazione, Sez. Lavoro, con la sentenza nr. 20405 del 20 novembre, ha riconosciuto il diritto dell’erede all’erogazione degli assegni familiari sulla pensione di inabilità goduta dalla madre, anche se, la dante causa non aveva presentato la domanda per l’ottenimento degli stessi, omissione che, non può considerarsi una rinuncia al diritto.

La Corte d’appello, accoglieva la domanda dell’erede volta ad ottenere dall’INPS, gli assegni familiari sulla pensione di inabilità goduta dalla madre, deceduta. L’Istituto previdenziale proponeva ricorso in Cassazione, chiedendo la riforma della sentenza d’appello; contestando la trasmissibilità agli eredi del diritto agli assegni familiari.

Secondo gli Ermellini, richiamando un orientamento consolidato in materia, “il diritto alla percezione degli assegni familiari in favore degli assicurati sorge in capo a questi ultimi per la sola sussistenza delle condizioni di legge, avendo la richiesta finalizzata ad ottenerli la mera funzione di atto di avvio della procedura amministrativa che l’ente debitore è tenuto ad espletare e che sfocia in un accertamento avente natura non costitutiva ma dichiarativa del diritto, i cui effetti retroagiscono al momento in cui sono venute ad esistenza le condizioni normativamente previste”.

Pertanto, conclude la Suprema Corte, “ove l’assicurato deceda senza aver presentato la domanda, il credito alla prestazione economica quantificata per legge, sia pure condizionato alla verifica, da parte dell’ente previdenziale, delle condizioni per l’attribuzione del beneficio in capo al de cuius deve ritenersi già acquisito al patrimonio del defunto e, come tale, trasmissibile agli eredi, legittimati a farlo valere avanzando la relativa domanda all’INPS, tenuto ad accertare nei loro confronti l’esistenza delle condizioni di legge”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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