La crisi energetica globale torna a incidere direttamente sull’organizzazione del lavoro. Dopo anni in cui il lavoro agile sembrava destinato a ridimensionarsi, lo scenario internazionale lo riporta al centro delle strategie di governi e imprese.
A determinare questo cambio di rotta è la nuova tensione geopolitica legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il trasporto del petrolio mondiale. Come riportato da Il Sole 24 Ore, l’impatto sui prezzi dell’energia è stato immediato, con rincari significativi soprattutto per il gasolio. E la risposta, in molti casi, è stata chiara: meno spostamenti, più lavoro da remoto.
Ma c’è un altro tema che inizia a preoccupare famiglie e lavoratori più dello smart working: come spiega SkyTg24 c’è il rischio di un possibile ritorno della didattica a distanza (DAD).
Perché lo smart working torna centrale
Il ritorno dello smart working non nasce questa volta da esigenze sanitarie, ma da una logica economica ed energetica. Ridurre gli spostamenti quotidiani significa abbattere il consumo di carburante e alleggerire la pressione sui sistemi energetici nazionali.
Secondo le indicazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, il lavoro da remoto può incidere in modo diretto sulla domanda di petrolio legata ai trasporti. In un momento in cui ogni barile conta, anche la mobilità dei lavoratori diventa una variabile strategica.
In questo contesto, il lavoro agile non è più solo uno strumento di welfare aziendale, ma un vero e proprio strumento di politica economica.
Asia in prima linea: settimane corte e lavoro da remoto
Le misure più incisive sono state adottate nei Paesi asiatici, fortemente dipendenti dalle importazioni di energia dal Medio Oriente.
In diversi Stati si è assistito a un ritorno a modelli organizzativi già sperimentati durante la pandemia, con settimane lavorative ridotte e forte ricorso al lavoro da remoto nella pubblica amministrazione.
L’obiettivo è sempre lo stesso: ridurre i consumi di carburante e garantire la continuità dei servizi essenziali.
L’Europa invita a ridurre i consumi
In Europa, l’approccio è più prudente ma comunque orientato al contenimento dei consumi.
L’Unione Europea ha invitato gli Stati membri a incentivare lo smart working e limitare l’uso dei veicoli privati. Tra le ipotesi torna anche il tema delle domeniche senza auto.
Si tratta, almeno per ora, di raccomandazioni. Ma il quadro potrebbe cambiare rapidamente se la crisi dovesse prolungarsi.
Scuola sotto osservazione: torna il timore della DAD
Accanto al lavoro agile, emerge un’altra ipotesi che riapre un capitolo molto delicato: quello della didattica a distanza.
Nel settore scolastico, l’ANIEF ha sollevato la possibilità di un ritorno alla DAD come misura estrema per ridurre i consumi energetici. A parlarne è stato il presidente Marcello Pacifico, che ha collegato questa eventualità a un eventuale peggioramento della crisi.
La notizia è stata riportata anche da Sky TG24, che evidenzia come si tratti, allo stato attuale, di uno scenario remoto ma non impossibile, legato all’eventuale adozione di misure più drastiche per contenere i consumi energetici.
L’idea è semplice quanto delicata: se una parte consistente dei lavoratori pubblici dovesse tornare in smart working per ridurre gli spostamenti e i consumi, anche il sistema scolastico potrebbe essere coinvolto, almeno temporaneamente.
Le aziende accelerano sul lavoro agile
Nel frattempo, le grandi aziende si muovono con maggiore rapidità rispetto ai governi.
Colossi come Microsoft, Google e Apple hanno già attivato o rafforzato il lavoro da remoto per garantire continuità operativa e sicurezza del personale.
Anche Amazon e Oracle stanno estendendo il lavoro agile, soprattutto per i ruoli non legati alla presenza fisica.
Cosa può succedere in Italia
In Italia non ci sono ancora misure concrete, ma il dibattito è aperto. Se la crisi energetica dovesse intensificarsi nei prossimi mesi, non è escluso che il Governo possa incentivare nuovamente il lavoro agile, almeno nel settore pubblico.
E insieme allo smart working potrebbe tornare anche il tema della scuola a distanza, oggi solo un’ipotesi ma già al centro del confronto.
Tra emergenza e memoria recente
Lo smart working, oggi, è percepito come una soluzione gestibile. La DAD, invece, richiama un periodo difficile che molti speravano di aver definitivamente superato.
Per questo il vero punto non è solo economico o energetico, ma anche sociale: fino a che punto si è disposti a tornare a modelli emergenziali per affrontare una nuova crisi?
La risposta dipenderà dall’evoluzione dello scenario internazionale. Ma una cosa è certa: la crisi del 2026 sta già cambiando, ancora una volta, il modo di lavorare e – forse – anche quello di studiare.
