Direttiva UE sul whistleblowing: più tutele per chi denuncia illeciti sul lavoro

Arriva dalla UE la nuova Direttiva che allarga le tutele in favore del lavoratore che fa Whistleblowing, ossia denuncia illeciti sul lavoro.

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +

Ampliata la sfera di applicazione delle norme sul cd. whistleblowing. Infatti, grazie alla Direttiva approvata dal Parlamento dell’Unione Europea, il whistleblower è tutelato non soltanto nell’ambito della Pubblica Amministrazione, come finora previsto, ma anche nel settore privato. Quindi si avrà un’armonizzazione delle norme che hanno la finalità di proteggere i lavoratori che segnalano irregolarità, abusi o illeciti sul posto di lavoro.

Lo scopo viene raggiunto mediante la previsione di tutele ancora più incisivi, che l’Italia dovrà attuare nel corso dei prossimi due anni. Tra le prime novità si segnala, sin da ora, l’impossibilità per il whistleblower di poter essere sospeso, declassato o addirittura intimidito. Anzi, questi ultimi non possono subire nessun tipo di ritorsione, e riceveranno sostegno sia finanziario che psicologico, durante i procedimenti giudiziari. Ma andiamo per ordine e vediamo le nuove tutele previste dalla Diretta UE sul whistleblowing per chi denuncia illeciti.

Cos’è il whislteblowing?

Innanzitutto è bene capire cosa s’intende con il termine “whislteblowing”. Si tratta di un lavoratore che, durante l’attività lavorativa all’interno di un’azienda, rileva una possibile frode, un pericolo o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’impresa/ente pubblico/fondazione.

È quindi un utile strumento per informare tempestivamente eventuali tipologie di rischi, quali:

  • pericoli sul luogo di lavoro;
  • frodi all’interno, ai danni o ad opera dell’organizzazione;
  • danni ambientali;
  • false comunicazioni sociali;
  • negligenze mediche;
  • illecite operazioni finanziarie;
  • minacce alla salute;
  • casi di corruzione o concussione e molti altri ancora.

Di recente, la disciplina contenente la tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti ha subito una profonda revisione normativa per effetto della Legge 30 novembre 2017, n. 179.

Leggi anche: Whistleblowing: ecco come segnalare illeciti commessi dai colleghi

Tale disposizione normativa, entrata in vigore il 29 dicembre 2017, ha introdotto nuove disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato.

Garanzia di anonimato per il whistleblower

Tra le tutele principali garantiti al whistleblower troviamo senz’altro l’anonimato. L’identità del segnalante non può essere rivelata. Infatti, nell’ambito del procedimento penale, l’identità del segnalante è coperta dal segreto nei modi e nei limiti previsti dall’articolo 329 del Codice di procedura penale.

Quindi, nell’ambito della Diretta UE è stato previsto che gli enti avranno l’obbligo di prendere in esame le segnalazioni dei whistleblower anonimi e, se questi dovessero perdere l’anonimato, avranno sempre tutte le tutele che gli spettano. Ma non solo. La protezione è allargato anche ai facilitatori, ai colleghi ed ai parenti che aiutano il whistleblower nel suo percorso di segnalazione.

Come comunica le segnalazioni il whistleblower

Ma dopo essere venuto a conoscenza, ad esempio, di un illecito, in che modo bisogna segnalarlo? Al riguardo, la Diretta UE stabilisce che è possibile effettuare la comunicazione in tre modi diversi:

  • all’interno dell’ente interessato (ad esempio all’azienda);
  • direttamente alle autorità nazionali competenti;
  • nonché agli organi e le agenzie competenti dell’Ue.

Questo porta le imprese e la autorità pubbliche a offrire obbligatoriamente ai propri dipendenti dei canali idonei per poter comunicare gli illeciti riscontrati durante lo svolgimento della prestazione lavorativa. Ma esistono anche delle deroghe. Infatti, le piccole aziende e i piccoli municipi non sono tenuti a garantite i predetti canali di comunicazione.

Pertanto, le imprese e le autorità pubbliche dovranno offrire canali di comunicazione. Sono esonerate le piccole aziende e i piccoli municipi.

E se l’azienda non garantisce comunque i canali di comunicazione? Il lavoratore, in questi casi, resta comunque tutelato se decidesse di divulgare pubblicamente le informazioni.


Leggi l'informativa privacy ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679

Condividi.