Dal 1° gennaio 2026 cambiano i limiti di reddito che incidono su alcune prestazioni ancora erogate dall’INPS. Con la circolare n. 32 del 27 marzo 2026, l’Istituto ha aggiornato le soglie utilizzate per stabilire il diritto agli assegni familiari e alle quote di maggiorazione della pensione, nonché per determinarne la riduzione o la cessazione.
Si tratta di un aggiornamento tecnico, ma con effetti concreti. Il superamento dei nuovi limiti può comportare la perdita del beneficio oppure una riduzione degli importi mensili. Per questo è importante capire bene chi riguarda davvero questa misura, spesso confusa con altre prestazioni più diffuse.
Chi riguarda questa misura
I nuovi limiti non riguardano tutti i lavoratori o pensionati, ma una platea ben precisa.
Possono beneficiare degli assegni familiari:
- i lavoratori autonomi del settore agricolo, come coltivatori diretti, mezzadri e coloni;
- i piccoli coltivatori diretti;
- i pensionati delle Gestioni speciali per lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni e mezzadri).
Per questi ultimi, gli assegni familiari assumono una forma diversa e vengono chiamati quote di maggiorazione della pensione.
Quali familiari danno diritto agli assegni
Gli assegni familiari e le maggiorazioni pensionistiche spettano solo in presenza di familiari a carico, ma non tutti i rapporti familiari sono automaticamente rilevanti: la normativa individua con precisione chi può essere considerato.
Rientrano tra i familiari che possono dare diritto alla prestazione:
- il coniuge, anche se legalmente separato (ma solo per i pensionati delle gestioni speciali);
- i figli ed equiparati, quindi non solo figli legittimi, ma anche adottivi, naturali, affidati o appartenenti a nuclei ricostituiti, oltre ai nipoti minori a carico dell’ascendente;
- i fratelli, le sorelle e i nipoti.
Il diritto dipende poi anche dall’età e dalla condizione del familiare:
- fino a 18 anni, in via generale;
- fino a 21 anni se si tratta di studenti di scuola media o apprendisti;
- fino a 26 anni per gli studenti universitari, nei limiti della durata del corso di studi;
- senza limiti di età nei casi di familiari inabili al lavoro, cioè impossibilitati in modo permanente a svolgere qualsiasi attività lavorativa.
È importante tenere conto anche di alcune esclusioni specifiche. Ad esempio, ai coltivatori diretti, mezzadri e coloni attivi non spettano assegni per il coniuge, né per fratelli, sorelle e nipoti non conviventi.
Importi e limiti di reddito aggiornati per il 2026
La circolare INPS aggiorna sia gli importi degli assegni sia i limiti di reddito da rispettare per il 2026. Si tratta di importi contenuti, ma che possono incidere sul diritto alla prestazione.
Importi mensili
| Categoria | Importo |
|---|---|
| Coltivatori diretti, coloni, mezzadri (per fratelli, sorelle, nipoti) | 8,18 € |
| Pensionati gestioni speciali e piccoli coltivatori (coniuge e altri familiari) | 10,21 € |
| Piccoli coltivatori diretti (genitori ed equiparati) | 1,21 € |
Limiti di reddito mensili (familiare a carico)
| Tipologia familiare | Limite mensile |
|---|---|
| Coniuge, genitore, fratelli, sorelle, nipoti | 861,69 € |
| Due genitori ed equiparati | 1.507,96 € |
I limiti sono stati rivalutati per il 2026 sulla base dell’inflazione (1,8%) e determinano se l’assegno spetta interamente, in misura ridotta o non spetta affatto. Anche piccoli scostamenti possono incidere sul diritto alla prestazione .
Assegni familiari e quote di maggiorazione pensione: cosa sono
Gli assegni familiari sono prestazioni economiche riconosciute a specifiche categorie di lavoratori autonomi e pensionati per i familiari a carico.
Le quote di maggiorazione della pensione sono invece un incremento dell’importo pensionistico riconosciuto ai pensionati delle gestioni speciali, sempre in presenza di familiari a carico e nel rispetto dei limiti di reddito.
Entrambe le prestazioni hanno quindi una logica simile: sostenere economicamente chi ha familiari a carico, ma solo in determinati casi e categorie.
Cosa cambia rispetto ad Assegno Unico e ANF
Per capire bene la differenza, bisogna partire dalla funzione e dalla platea di ciascuna misura.
L’Assegno Unico universale è oggi la principale prestazione per i figli a carico. È stato introdotto per semplificare il sistema e ha sostituito quasi tutte le precedenti misure familiari. Viene riconosciuto a tutte le famiglie con figli, indipendentemente dal tipo di lavoro svolto (dipendente, autonomo o disoccupato) ed è calcolato principalmente sulla base dell’ISEE. Ha quindi una logica universale e riguarda la generalità dei nuclei familiari.
Gli assegni per il nucleo familiare (ANF), invece, sono una misura precedente all’Assegno Unico e oggi sopravvivono solo in casi limitati. Erano destinati soprattutto ai lavoratori dipendenti e ad alcune categorie assimilate, con importi calcolati in base al reddito familiare e alla composizione del nucleo. Oggi continuano ad applicarsi solo per nuclei senza figli o in situazioni particolari.
Cosa fare per non perdere il diritto
Alla luce dei nuovi limiti 2026, è consigliabile:
- verificare il proprio reddito personale e familiare;
- controllare eventuali variazioni intervenute nell’ultimo anno;
- consultare la propria posizione sul sito INPS o tramite app INPS Mobile.
Un controllo semplice può evitare la perdita di importi mensili o eventuali recuperi da parte dell’Istituto. Anche se si tratta di prestazioni meno diffuse rispetto al passato, per chi ne beneficia l’aggiornamento dei limiti può fare la differenza ogni mese.
