Chi presenta una domanda di protezione internazionale in Italia non può iniziare subito un’attività lavorativa. Con le nuove misure approvate dal Governo per adeguare la normativa italiana alle recenti regole europee in materia di migrazione e asilo, cambia infatti il periodo di attesa prima dell’accesso al lavoro.
La novità interessa migliaia di persone che ogni anno chiedono protezione nel nostro Paese e riguarda uno degli aspetti più rilevanti del percorso di accoglienza: la possibilità di trovare un’occupazione regolare mentre è in corso l’esame della domanda di asilo.
Da quando un richiedente asilo può lavorare?
La nuova disciplina prevede che il richiedente protezione internazionale possa svolgere attività lavorativa soltanto dopo 90 giorni dalla presentazione della domanda.
In precedenza il termine era più breve. Con l’intervento normativo approvato dal Consiglio dei ministri il periodo di attesa viene allungato, portando a tre mesi il tempo minimo necessario prima di poter essere assunto o avviare un’attività lavorativa.
Fino allo scadere dei 90 giorni, il richiedente asilo non può quindi svolgere alcuna attività di lavoro subordinato o autonomo.
Perché è stato introdotto il nuovo termine di 90 giorni?
La modifica rientra nel più ampio processo di adeguamento della normativa italiana al nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
L’obiettivo è uniformare le procedure di accoglienza, identificazione e valutazione delle domande di protezione internazionale alle nuove regole adottate a livello europeo.
Oltre all’accesso al lavoro, il provvedimento interviene anche su numerosi altri aspetti della procedura di asilo, tra cui:
- le modalità di presentazione della domanda;
- il rilascio dei documenti ai richiedenti;
- le procedure svolte alle frontiere;
- le misure di trattenimento e le alternative previste dalla legge;
- le procedure accelerate per l’esame delle domande;
- la raccolta e la gestione dei dati identificativi.
Cosa succede durante i primi tre mesi?
Nei primi 90 giorni il richiedente asilo mantiene il diritto a rimanere sul territorio italiano secondo le regole previste dalla procedura di protezione internazionale, ma non può ancora essere impiegato regolarmente da un datore di lavoro.
Durante questo periodo vengono svolti gli adempimenti necessari alla registrazione della domanda, all’identificazione della persona e alle verifiche previste dalla normativa.
Una volta trascorso il termine dei 90 giorni, il richiedente può invece accedere al mercato del lavoro, sempre nel rispetto delle norme italiane in materia di assunzione e soggiorno.
Le altre novità previste dal decreto
Il provvedimento introduce anche una serie di misure organizzative e procedurali destinate a rendere più efficiente la gestione delle domande di protezione internazionale.
Tra queste figurano il rafforzamento degli organismi incaricati di esaminare le richieste di asilo, il potenziamento delle strutture giudiziarie specializzate nelle controversie in materia di immigrazione e nuove regole per l’identificazione dei cittadini stranieri attraverso sistemi informatici integrati a livello europeo.
Sono inoltre previste disposizioni specifiche per le procedure svolte alle frontiere e per gli accertamenti effettuati nei confronti delle persone che entrano irregolarmente nel territorio nazionale o vengono soccorse durante operazioni di salvataggio in mare.
Cosa cambia in concreto
Per chi presenta una domanda di protezione internazionale in Italia la conseguenza più immediata è quindi l’allungamento del periodo di attesa prima di poter lavorare regolarmente.
In pratica, dal momento della richiesta di asilo sarà necessario attendere almeno 90 giorni prima di poter essere assunto da un datore di lavoro o svolgere un’attività autonoma. Una modifica che incide direttamente sui tempi di inserimento lavorativo dei richiedenti e che rappresenta una delle principali novità contenute nel nuovo pacchetto di misure approvato dal Governo.
