Le azioni del Governo su lavoro e politiche sociali

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Il Ministero del Lavoro elenca tutte le misure adottate dal Governo Italiano sul lavoro e politiche sociali

Lo scorso 29 gennaio, il nostro Ministro del lavoro, ha presentato al Commissario europeo per l’Occupazione, gli affari sociali e l’integrazione Andor tutte le misure adottate dal Governo Italiano sul lavoro e politiche sociali.

Tali misure che andremo ad elencare, non fanno altro che rispondere alle raccomandazioni pervenuteci dell’UE nel giugno 2013. Con tali raccomandazioni, l’UE ci chiedeva di :

  • dare attuazione effettiva alle riforme del mercato del lavoro e del quadro per la determinazione dei salari per permettere un migliore allineamento dei salari alla produttività;
  • realizzare ulteriori interventi a promozione della partecipazione al mercato del lavoro, specialmente quella delle donne e dei giovani;
  • potenziare l’istruzione professionalizzante e la formazione professionale, rendere più efficienti i servizi pubblici per l’impiego e migliorare i servizi di orientamento e di consulenza per gli studenti del ciclo terziario;
  • assicurare l’efficacia dei trasferimenti sociali, in particolare mirando meglio le prestazioni specie per le famiglie a basso reddito con figli.

Questa volta non si può dire che l’Italia non ha fatto bene i compiti! La prima conseguenza di queste raccomandazioni è stata la tanto discussa Riforma Fornero del lavoro, L. nr. 92/2012. Riforma che, dopo un attento monitoraggio è stata “arricchita” con il decreto lavoro del Governo Letta, d.l. nr. 76/2013 con il quale tra l’altro, si legge nel comunicato del Ministero  “è stata aumentata la flessibilità in entrata (maggiore flessibilità dei contratti a tempo determinato, semplificazione dell’apprendistato, agevolazione dei contratti di collaborazione e di lavoro occasionale, ecc.), sono state date nuove opportunità per l’assunzione di specialisti da parte di reti d’impresa ed è stato eliminato il limite di 35 anni di età per costituire le società semplificate”.

Lo stesso decreto lavoro ha previsto la creazione della “Banca dati delle politiche attive e passive”, dove, confluiranno tutte le informazioni sulle azioni svolte dai centri per l’impiego per i beneficiari dei vari ammortizzatori sociali. Si aspetta in questo caso, il decreto di attuazione.

Interventi sono stati fatti anche in merito alla partecipazione al mercato del lavoro di donne e giovani

Il decreto lavoro ha previsto:

  • 800 milioni di incentivi per l’assunzione di giovani fino al 30 giugno 2015;
  • 160 milioni per il rifinanziamento della legge per l’imprenditoria giovanile e dei progetti non-profit promossi da giovani;
  • 170 milioni per  borse di tirocinio lavorativo per giovani NEET nel Mezzogiorno e nelle amministrazioni centrali dello Stato

E’ stato istituito il fondo per le politiche attive del lavoro, per finanziare iniziative, anche sperimentali, di ricollocazione dei lavoratori disoccupati o fruitori di ammortizzatori sociali: 350 milioni sono stati stanziati a fine anno per le regioni del Mezzogiorno. In questo modo, si legge nella nota, “ i fondi per le politiche attive aumenteranno nel prossimo triennio di circa il 20% rispetto ai livelli del 2013, consentendo un riorientamento delle politiche del lavoro più volte sollecitato.

Il Governo ha previsto anche alcune misure di sostegno alla conciliazione dei tempi di lavoro e di cura della famiglia al fine di favorire la partecipazione delle donne al mercato del lavoro attraverso uno stanziamento per l’incremento delle strutture socio-educative per l’infanzia, in
particolare la fascia neo-natale e pre-scolastica.

Ad agosto 2013 è stato firmato l’Accordo tra Governo, Regioni, Province e Comuni per la realizzazione di un’offerta di servizi educativi a favore di bambini dai due ai tre anni, volta a migliorare i raccordi tra nido e scuola dell’infanzia e a concorrere allo sviluppo territoriale dei servizi socio educativi 0-6 anni.

Non dimentichiamoci poi, del Piano italiano per la Garanzia Giovani: “le modalità con le quali verrà realizzato il Piano determineranno un profondo cambiamento nel funzionamento del sistema dei servizi per il lavoro, il quale, per la prima volta, opererà finalmente in modo integrato, anche sul piano dei sistemi operativi (tutti i centri pubblici e privati condivideranno un unico database).

Sul fronte scuola-lavoro, sono stati introdotti:

  • l’orientamento al lavoro nell’ultima classe della scuola media inferiore e nel corso della scuola media superiore,
  • l’alternanza scuola-lavoro per le ultime due classi della scuola media superiore;
  • incentivi per le università che stipulano accordi con imprese per svolgere tirocini curriculari che favoriscano l’alternanza università-lavoro.

In merito alle politiche sociali, ricordiamo che dal primo gennaio 2014, inoltre è in vigore la riforma ISEE. Nelle prossime settimane (parola di Minstro) verrà finalizzato il decreto che istituisce il Casellario dell’assistenza, strumento indispensabile per valutare la condizione socio-economica di ogni singolo fruitore di trasferimenti sociali, così da migliorare il targeting degli interventi realizzati a livello nazionale e locale.

Ma c’è anche la Carta per l’inclusione sociale, attualmente in sperimentazione, che è una misura nazionale di sostegno per le persone in condizione di povertà e, associa l’erogazione del beneficio alla predisposizione da parte dei Servizi sociali comunali di un progetto personalizzato (patto di inserimento).

Alla Carta per l’inclusione sociale si affianca un nuovo strumento universale per la lotta contro la povertà, denominato Sostegno per l’Inclusione Attiva (SIA).

Leggi anche: Cos’è il SIA, Sostegno per l’inclusione attiva

Non da ultimo, ricordiamo l’inasprimento delle sanzioni per il ricorso al lavoro nero. Quello che rimane ancora da fare, secondo il rapporto del Ministro del lavoro, è la riforma dei centri per l’impiego (che a mio avviso possono essere anche eliminati stante la loro perenne inefficienza!) e, la partecipazione dei lavoratori.

In merito ai centri per l’impiego, il Governo Letta ha presentato un disegno di legge, già approvato da uno dei rami del Parlamento, per trasferire le competenze delle Province, ivi comprese quelle sui centri per l’impiego, alle Regioni o allo Stato.

E’ stato realizzato un censimento dettagliato dei centri per l’impiego, al fine di conoscere l’organizzazione e le risorse umane disponibili in essi disponibili, nonché gli utenti dei servizi, così da disegnare strategie di intervento finalizzate a rendere più efficiente il loro funzionamento e ad assicurare standard comuni nella fornitura di servizi agli utenti. Il rapporto di questo censimento lo trovate sul sito del Ministero.

Per quanto riguarda la partecipazione dei lavoratori, è stata presentata in Parlamento una proposta di legge, che ripropone i contenuti della delega prevista dalla legge n. 92/2012 e scaduta il 18 aprile 2013. In attesa dell’approvazione della legge, il Governo ha istituito un fondo (al quale sono assegnati 2 milioni di euro per il 2014 e 5 milioni di euro per il 2015) per incentivare fiscalmente la partecipazione dei lavoratori secondo le regole che verranno definite dalla nuova normativa.

Vedremo gli effetti di così tanta roba nell’immediato (si spera) futuro!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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