Nel 2026 gli importi delle pensioni di reversibilità possono subire variazioni legate non tanto a un cambiamento del diritto alla prestazione, quanto al modo in cui vengono applicate le soglie di reddito. L’intervento riguarda soprattutto chi, oltre all’assegno Inps, percepisce altre entrate personali.
L’aggiornamento del trattamento minimo ha infatti modificato i parametri utilizzati per verificare la cumulabilità della reversibilità con altri redditi, con effetti che possono tradursi in riduzioni parziali dell’importo mensile per alcuni beneficiari.
Che cos’è la pensione di reversibilità e chi può riceverla
La pensione di reversibilità è una prestazione previdenziale riconosciuta ai familiari di un lavoratore o pensionato deceduto. Ne possono beneficiare, in primo luogo, il coniuge superstite e i figli, ma in assenza di questi anche altri parenti, come genitori, fratelli, sorelle o nipoti, purché risultino economicamente a carico del defunto e non titolari di altre pensioni.
L’assegno viene determinato partendo dalla pensione maturata dal lavoratore o già percepita dal pensionato deceduto e viene erogato dall’Inps dopo la presentazione della domanda, con decorrenza dal mese successivo al decesso.
Quando la pensione di reversibilità può essere ridotta
La reversibilità non viene automaticamente tagliata se il beneficiario lavora o percepisce altri redditi. Tuttavia, il cumulo è consentito solo entro determinati limiti. Superate alcune soglie, l’importo dell’assegno viene ridotto in percentuale, pur restando dovuto.
Per il 2026, i limiti di reddito vengono calcolati prendendo come riferimento il valore della pensione minima aggiornato con la rivalutazione ordinaria, escludendo la maggiorazione straordinaria. Questo valore si colloca attorno ai 611 euro mensili, che su base annua diventano circa 7.953 euro.
Le soglie di reddito valide nel 2026
Sulla base del nuovo trattamento minimo, le riduzioni della pensione di reversibilità scattano secondo tre livelli distinti:
- riduzione del 25% se il reddito annuo supera 23.862,15 euro;
- riduzione del 40% se il reddito annuo supera 31.816,20 euro;
- riduzione del 50% se il reddito annuo supera 39.769,25 euro.
Chi resta al di sotto del primo limite continua a ricevere l’assegno per intero. Al superamento delle soglie, la pensione non viene eliminata, ma ridimensionata in modo proporzionale.
I casi in cui non si applicano le riduzioni
Esistono situazioni in cui la presenza di altri redditi non comporta alcuna penalizzazione. In particolare, le riduzioni non trovano applicazione quando nel nucleo familiare del beneficiario sono presenti figli minorenni, figli studenti oppure soggetti inabili al lavoro.
In questi casi, la pensione di reversibilità rimane integralmente cumulabile. A tutela dei beneficiari, inoltre, la giurisprudenza costituzionale ha chiarito che l’importo della riduzione non può superare il valore dei redditi che ne hanno determinato l’applicazione, evitando così effetti sproporzionati.
Come viene suddivisa la pensione tra i familiari
La quota di pensione di reversibilità spettante a ciascun superstite dipende dalla composizione del nucleo familiare. In presenza del solo coniuge, la percentuale riconosciuta è pari al 60% della pensione originaria. Se al coniuge si affianca un figlio, la quota complessiva sale all’80%, mentre con due o più figli si arriva al 100%.
Quando non è presente il coniuge, la ripartizione avviene tra gli altri familiari aventi diritto: un figlio ha diritto al 70%, due figli all’80%, tre o più al 100%. Per genitori, fratelli e sorelle le percentuali sono più contenute e aumentano progressivamente in base al numero dei beneficiari.
Cosa conviene verificare nel 2026
Con l’aggiornamento delle soglie di reddito, nel 2026 è particolarmente importante controllare la propria situazione economica complessiva e confrontarla con i limiti previsti. Anche scostamenti contenuti possono incidere sull’importo della pensione di reversibilità.
La prestazione resta uno strumento centrale di tutela per i familiari superstiti, ma richiede oggi maggiore attenzione ai parametri reddituali per comprendere eventuali variazioni dell’assegno.
