Riforma pensioni 2022: linee guida del Ministero del lavoro

Riforma pensioni 2022, il punto sulle trattative tra Governo e sindacati. Ultime novità dalle linee guida del Ministero del lavoro.


Il tema della riforma delle pensioni per il 2022 subisce un’importante accelerazione grazie alla Direttiva del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali n. 28 per l’azione amministrativa e la gestione per l’anno 2022. Nel testo, contenente gli obiettivi strategici che i dirigenti del dicastero dovranno perseguire nel corso di quest’anno, figura l’intervento sul sistema pensionistico, attraverso il confronto ed il dialogo con le parti sociali. Un riferimento che lascia ben sperare sulla ripresa dei colloqui con le parti sociali ovvero con le rappresentanza sindacali di CGIL, CISL e UIL dopo l’ultimo incontro del 15 febbraio 2022 scorso.

Sul tavolo c’è la proposta dell’esecutivo Draghi di un accesso anticipato alla pensione in cambio di un calcolo dell’assegno effettuato applicando interamente il metodo contributivo. Ipotesi che ha visto il no dei sindacati. Non mancano poi altri nodi da sciogliere come il tema della pensione di garanzia ed il rilancio della previdenza complementare.

Analizziamo le novità in dettaglio.

Riforma pensioni 2022: la Direttiva del Ministero del Lavoro

La Direttiva del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 17 febbraio 2022 numero 28 ha definito le linee d’azione e gli obiettivi strategici ed operativi che i dirigenti di primo livello dovranno sviluppare nel corso dell’anno corrente.

Tra gli aspetti programmatici figura non a caso un intervento sul “sistema pensionistico, attraverso il dialogo e il confronto con le parti sociali, volto a garantire un sistema equo e flessibile nell’uscita dal mercato del lavoro”.

In particolare, la Direzione generale per le politiche previdenziali ed assicurative si concentrerà su:

  • Proseguire l’azione di supporto per la regolamentazione delle forme pensionistiche e di sostegno alle gestioni previdenziali dei lavoratori del settore privato e del settore pubblico, mirata al rafforzamento delle politiche previdenziali;
  • Assicurare il coordinamento e l’applicazione della normativa in materia di contributi e trattamenti pensionistici;
  • Proseguire una vigilanza sistematica sulla sostenibilità sociale e finanziaria del sistema previdenziale obbligatorio;
  • Monitorare l’attuazione delle disposizioni di legge che hanno riformato il sistema e verificarne l’impatto.

Dalla Direttiva emerge pertanto la volontà di proseguire gli incontri con le parti sociali, dopo l’ultimo incontro tenutosi il 15 febbraio scorso.

Riforma pensioni 2022, qual è la posizione dei sindacati

Sulla riforma del sistema pensionistico si registra la posizione di CGIL, CISL e UIL sintetizzata nel documento “Cambiare le pensioni adesso” risalente all’iniziativa del 4 maggio 2021.

Tra i punti su cui le sigle sindacali chiedevano un tavolo di confronto con il Governo figuravano:

  • Superare l’impianto della Legge Fornero, a partire dal 2022;
  • Introdurre una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età ovvero con 41 anni di contributi a prescindere dall’età;
  • Riconoscere la diversa gravosità dei lavori, il lavoro di cura e delle donne;
  • Offrire una prospettiva previdenziale anche ai più giovani e a chi si occupa di lavori poveri o discontinui attraverso l’introduzione di una pensione di garanzia;
  • Tutelare il potere di acquisto dei pensionati, estendendo la 14ma mensilità;
  • Rilanciare la previdenza complementare attraverso un semestre di silenzio assenso.

Riforma pensioni 2022, la posizione del Governo nell’incontro del 15 febbraio

Nel corso dell’ultimo incontro tenutosi lo scorso 15 febbraio tra il Governo e le parti sociali CGIL, CISL e UIL, stando a quanto rende noto il quotidiano La Repubblica, si è registrata la proposta dell’esecutivo di anticipare l’accesso alla pensione ma ricalcolando l’intero assegno con il metodo contributivo. Ipotesi, quest’ultima, bocciata dai sindacati perché ritenuta troppo penalizzante.

Semaforo rosso, questa volta da parte del Governo, sulla proposta sindacale di un’uscita a 41 anni di contributi a prescindere dall’età.

Un punto di mediazione, precisa sempre La Repubblica, è possibile ragionando su 64 anni di età con almeno 20 di contributi, cui si aggiunge una penalizzazione non superiore al 3% per ogni anno di anticipo.

Sempre l’esecutivo sarebbe disponibile a rivedere:

  • Il requisito di 2,8 volte l’assegno sociale (legato all’ammontare mensile della pensione), necessario per ottenere il pensionamento anticipato per i soggetti in possesso di anzianità contributiva dal 1° gennaio 1996 (metodo contributivo) con 64 anni di età e 20 anni di contributi;
  • Il requisito di 1,5 volte l’assegno sociale (legato sempre all’ammontare mensile della pensione) richiesto per ottenere la pensione di vecchiaia con 67 anni di età e 20 anni di contributi da parte di coloro cui si applica il regime contributivo.

Altri nodi da sciogliere con la Riforma pensioni 2022

Gli altri nodi da sciogliere per proseguire nella Riforma riguardano la Pensione di Garanzia e la Previdenza Complementare.

Pensione di garanzia

Oltre alle proposte sindacali sull’uscita con 62 anni di età o 41 anni di contributi nonché alla discussione sull’alleggerimento dei paletti di 1,5 / 2,8 volte l’assegno sociale, merita attenzione il tema della cosiddetta “pensione di garanzia”, oggetto della Proposta di legge C. 2904 attualmente in discussione in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati.

Nel testo (articolo 10) si delega il Governo ad adottare, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, un decreto legislativo finalizzato all’introduzione della “pensione contributiva di garanzia per i lavoratori ai quali si applica il sistema contributivo”, secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

  • Valorizzazione dei periodi di inattività, fino ad un limite massimo di cinque anni, al netto dei periodi di percepimento della NASpI;
    • dei periodi di cura, svolti al di fuori del rapporto di lavoro, di familiari conviventi, entro il secondo grado di parentela, con disabilità grave riconosciuta ai sensi della Legge numero 104/1992, fino ad un massimo di cinque anni;
    • di tutti i percorsi formativi ammessi al finanziamento pubblico attivati dai centri per l’impiego, da altre strutture pubbliche o da centri accreditati;
    • dei periodi di durata legale del corso di studi e dei periodi di tirocinio / stage. Se non già coperti da contribuzione di altra natura, sino ad un massimo di due anni;
    • dei periodi di maternità, nella misura di un anno per ciascun figlio, fino ad un limite massimo di tre anni;
  • Incompatibilità della pensione contributiva di garanzia con redditi propri assoggettabili all’IRPEF, di ammontare superiore a due volte la minima.

Previdenza complementare

Un altro tema sollevato da CGIL, CISL e UIL nel documento “Proposte sindacali per una riforma previdenziale” riguarda il rilancio della previdenza complementare grazie a:

  • Un nuovo periodo di silenzio assenso;
  • Un’adeguata campagna informativa ed istituzionale;
  • Meccanismi che consentano alla persona di poter esercitare liberamente la scelta di aderire;

oltre a promuovere i “fondi pensione negoziali anche nei settori ancora esclusi come il comparto sicurezza”.

Le stesse parti sociali chiedono di

riportare la tassazione degli investimenti dei fondi pensione alle precedenti aliquote più favorevoli

nonché di promuovere le condizioni perché i fondi investano maggiormente nell’economia reale del Paese, prediligendo il sostegno alle infrastrutture, anche sociali.

Direttiva del Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali n. 28/2022

Alleghiamo infine il testo della Direttiva Ministeriale in oggetto.

download   Min Lavoro DM-28 del 17-02-2022
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