Il Governo ridisegna il sistema degli incentivi alle imprese con l’obiettivo di renderlo più semplice, più efficace e meno frammentato. È stato infatti pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Legislativo 26 giugno 2026, n. 138, che attua la delega prevista dalla legge n. 160/2023 e introduce una profonda revisione delle agevolazioni gestite dalle amministrazioni centrali dello Stato.
L’intervento non introduce nuovi bonus destinati alle imprese, ma punta soprattutto a riorganizzare quelli già esistenti, eliminando le sovrapposizioni e concentrando le risorse su un numero più limitato di strumenti ritenuti strategici per la crescita del sistema produttivo italiano.
Perché il Governo cambia il sistema degli incentivi
Negli ultimi anni il panorama delle agevolazioni alle imprese si è arricchito di decine di misure diverse, spesso caratterizzate da procedure differenti, requisiti eterogenei e competenze distribuite tra più amministrazioni.
Con il nuovo decreto il legislatore intende costruire un sistema più organico, riducendo il numero degli incentivi e concentrando l’intervento pubblico su quelli considerati maggiormente efficaci per sostenere investimenti, innovazione e competitività.
L’obiettivo dichiarato è quello di favorire una gestione più semplice sia per le imprese sia per le amministrazioni pubbliche, migliorando anche il monitoraggio dei risultati ottenuti.
Il Fondo per la crescita sostenibile diventa il perno del sistema
La novità più rilevante riguarda il ruolo assunto dal Fondo per la crescita sostenibile (FCS), destinato a diventare il principale strumento attraverso il quale il Ministero delle Imprese e del Made in Italy coordinerà gran parte degli incentivi nazionali.
Accanto al Fondo restano alcuni strumenti già consolidati, tra cui:
- il Fondo di garanzia per le PMI;
- il Fondo nazionale per l’innovazione (venture capital);
- la Nuova Sabatini;
- gli incentivi destinati al settore aerospaziale.
La logica è quella di evitare la proliferazione di nuove misure e valorizzare strumenti già conosciuti dalle imprese.
Le quattro aree strategiche del nuovo Fondo
Il Fondo per la crescita sostenibile viene articolato in quattro grandi sezioni, ciascuna dedicata a un preciso obiettivo di politica industriale.
Ricerca, sviluppo e innovazione
La prima area finanzierà progetti di ricerca industriale, innovazione tecnologica e trasferimento tecnologico, favorendo anche la partecipazione italiana ai grandi progetti europei (IPCEI), la tutela della proprietà industriale e i partenariati con università e centri di ricerca.
Start up e nuova imprenditorialità
Una sezione specifica sarà dedicata alla nascita di nuove imprese innovative, comprese le cooperative, con particolare attenzione alle iniziative promosse da giovani e donne e allo sviluppo del mercato del venture capital.
Transizione verde e digitale
Grande spazio sarà riservato agli investimenti produttivi orientati alla sostenibilità ambientale e alla digitalizzazione delle imprese.
Tra gli strumenti utilizzati rientrano i Contratti di sviluppo e nuovi bandi tematici destinati a sostenere investimenti strategici, con particolare riguardo alle PMI e ai territori interessati da crisi industriali.
Accesso al credito e sostegno alle imprese in difficoltà
L’ultima area punta a facilitare l’accesso al credito e ai capitali, sostenendo la continuità aziendale, la salvaguardia dei livelli occupazionali e la ristrutturazione delle imprese temporaneamente in difficoltà economico-finanziaria.
Alcuni incentivi vengono eliminati
Il decreto interviene anche sopprimendo alcune agevolazioni ritenute non più coerenti con il nuovo assetto.
Tra quelle abolite figurano:
- il Voucher per l’internazionalizzazione – Temporary Export Manager (TEM);
- alcuni crediti d’imposta legati ai materiali riciclati e ai prodotti derivanti dal recupero e dal riuso;
- le misure finanziate dal Fondo rotativo nazionale per il self-employment gestito dal Ministero del Lavoro.
La scelta si inserisce nella strategia di concentrare le risorse pubbliche su un numero inferiore di strumenti considerati più efficaci.
Nessun effetto sui procedimenti già avviati
Le imprese che hanno già presentato domanda per incentivi successivamente soppressi non subiranno conseguenze.
Il decreto stabilisce infatti che tutti i procedimenti già avviati continueranno a essere disciplinati dalle norme precedenti, fino alla loro completa conclusione, comprese le eventuali verifiche o attività di recupero delle somme indebitamente percepite.
Quando entrerà in vigore
Il decreto legislativo è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 3 agosto 2026 ed entrerà in vigore il 18 agosto 2026.
Nei mesi successivi saranno adottati i decreti ministeriali che definiranno nel dettaglio le discipline dei nuovi bandi e delle singole linee di intervento previste dal Fondo per la crescita sostenibile.
DECRETO LEGISLATIVO 26 giugno 2026, n. 138 (109,2 KiB, 0 hits)
