L’asimmetria informativa rappresenta, anche alla luce dell’uso capillare dell’IA, uno dei principali ostacoli a un efficace controllo del rischio. Spesso associata a fattori esterni, come quelli inerenti il mercato oppure i cicli economici, in realtà interviene anche internamente. Influenza, in ogni caso, la stessa qualità delle informazioni aziendali, a fronte di ripercussioni sul decision making e lo stesso andamento del core business.
Ma cos’è l’asimmetria informativa? E in che modo influenza i processi decisionali aziendali, nel concreto? In questo articolo analizziamo tali questioni più nel dettaglio, partendo da un presupposto: quello che vede l’informazione come asset strategico per le imprese.
Cos’è l’asimmetria informativa: una definizione
Per spiegare meglio cos’è l’asimmetria informativa prendiamo in prestito la definizione che ne fornisce in un documento pubblico online l’Università di Bari “Aldo Moro”:
“L’informazione è asimmetrica quando i soggetti che partecipano allo scambio (che si sostanzia normalmente con un contratto) non hanno lo stesso set di informazioni: un contraente dispone di informazioni private che l’altro contraente non ha.”
Occorre quindi distinguere due parti con ruoli diversi: un agente, che detiene più informazioni; una controparte detta principale, che si trova in una situazione di inferiorità.
L’asimmetria informativa può avvenire tra un’azienda e un fornitore, tra un venditore e un acquirente, tra un investitore e un’impresa, tra management e dipendenti. Può essere di due tipologie, a seconda del momento in cui sopraggiunge:
- quando avviene ex ante è denominata anche selezione avversa: prima della fase contrattuale, l’agente risulta in possesso di informazioni migliori rispetto alla controparte principale;
- quando avviene ex post è denominata azzardo morale: noto altresì come opportunismo post-contrattuale, prevede una disparità di informazioni tra agente e principale che si manifesta dopo che è stato definito il contratto.
L’impatto dell’asimmetria informativa sui processi decisionali aziendali
Se il mercato, con le sue variazioni e specificità, rappresenta una fonte di rischio esterna, la stessa cosa non può dirsi dell’asimmetria informativa, che detiene un impatto più selettivo, interessando situazioni come:
- accessibilità delle informazioni;
- pratiche di controllo dei dipendenti: ad esempio, può aprire la porta a comportamenti dannosi come quelli di concorrenza sleale;
- regole di governance, che vengono messe in discussione oppure appaiono poco chiare.
L’asimmetria informativa impatta dunque sui processi decisionali aziendali perché produce una situazione di cecità: mancando una lettura esatta dei dati, le decisioni, più che governate, risultano subite.
L’informazione come asset strategico ai tempi dell’IA
L’IA risulta sempre più impiegata nel flusso documentale, complice la capacità di semplificare diverse fasi di lavorazione, a cominciare da quelle di reperimento e analisi dei dati. Può, tuttavia, generare risultati che si dimostrano poco affidabili. Ciò avviene quando sussiste poca trasparenza, una qualità inferiore dei dati, una scarsa tracciabilità oppure una non adeguata supervisione umana.
Dal 2 agosto 2026 l’AI Act entrerà per buona parte in vigore nell’UE e dunque anche in Italia; questa data ne segnerà il primo step operativo, a fronte di un utilizzo già comune nei processi, riportando l’attenzione sulla necessità di una maggiore trasparenza e qualità delle informazioni.
Va detto che l’IA, di suo, non è fonte di asimmetria informativa: è il modo in cui viene utilizzata che può dare adito a questo problema, ecco perché il legislatore si è espresso. Il passaggio è delicato e, per ottenere un controllo ottimale del rischio – ma anche evitare di incorrere in sanzioni – sarà fondamentale passare a un uso ancora più consapevole.
