Bonus dipendenti statali in Manovra 2023: cos’è e a chi spetta

Il nuovo bonus dipendenti statali potrebbe arrivare il prossimo anno, in virtù di una disposizione ad hoc nel testo della Manovra.


Il Governo ha annunciato di voler intervenire sui bonus e sui contributi ad oggi in vigore, onde trovare un bilanciamento tra investimenti, spese ed equilibrio dei conti pubblici. Pensiamo ad es. all’addio al reddito di cittadinanza, già annunciato da tempo dall’Esecutivo, ma pensiamo anche alla revisione del Superbonus 110%, sul quale in verità da più parti sono già stati richiesti interventi e modifiche sostanziali.

Tuttavia vi è un bonus che, invece, fa la sua comparsa nella legge di Bilancio 2023, o meglio nella bozza del testo che deve essere approvato entro fine anno per evitare il temuto esercizio provvisorio. Si tratta del cosiddetto bonus dipendenti statali 2023 per il quale il testo della manovra prevede lo stanziamento di ben un miliardo di euro.

Essendo una cifra consistente e considerando qual è il vasto campo di applicazione di questa misura, appare opportuno di seguito vedere un po’ più da vicino come potrebbe funzionare il bonus dipendenti amministrazioni statali e quali potrebbero essere le sue caratteristiche specifiche. Ecco allora una breve guida sul tema, in attesa che la discussione sul testo porti all’approvazione della finanziaria. I dettagli.

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Bonus dipendenti statali in manovra 2023: il riferimento è all’art. 62 del testo

E’ l’art. 62 della bozza della legge di Bilancio che reca il titolo ‘Emolumento accessorio una tantum‘ e che dunque dobbiamo qui considerare, per comprendere quale potrebbe essere il funzionamento di questo contributo per gli statali. Nella prima parte del testo dell’articolo si legge in particolare che:

Per l’anno 2023, gli oneri posti a carico del bilancio statale per la contrattazione collettiva nazionale in applicazione dell’articolo 48, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e per i miglioramenti economici del personale statale in regime di diritto pubblico di cui all’articolo 1, comma 609, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, sono incrementati di 1.000 milioni di euro da destinare all’erogazione, nel solo anno 2023, di un emolumento accessorio una tantum, da corrispondere per tredici mensilità, da determinarsi nella misura dell’1,5% dello stipendio con effetti ai soli fini del trattamento di quiescenza”.

Dette risorse di fatto si aggiungono a quelle stanziate già nella legge di Bilancio 2022, per quella che è stata definita indennità di vacanza contrattuale.

La misura al vaglio delle commissioni di Camera e Senato

Ricordiamo che l’appena citato art. 62 della bozza, che prevede il versamento di un bonus mensile ai dipendenti delle amministrazioni statali, è al momento nella fase del vaglio da parte delle commissioni parlamentari. Vero è però che il tempo stringe ed il testo dovrà passare a breve alle Camere per la discussione e approvazione definitiva. Non è dunque ancora certo che il bonus dipendenti statali sarà effettivamente confermato.

Quali sono le caratteristiche principali della misura

Alla luce di quanto si può leggere al citato articolo, per il solo anno prossimo verrebbe perciò disposto l’aumento corrispondente ad un miliardo di euro per il solo 2023, della spesa a carico del bilancio statale – per quanto attiene alla contrattazione collettiva nazionale negli anni 2022-2024. Detto incremento è appunto mirato al versamento per il mero 2023, di un bonus ulteriore e supplementare per i lavoratori subordinati delle amministrazioni statali.

Considerato quanto nel testo dell’art. 62 sopra richiamato, possiamo indicare di seguito alcuni tratti distintivi di quello che potrebbe essere il bonus dipendenti statali 2023:

  • il contributo sarà mensile e pagato per 13 mensilità;
  • l’ammontare sarà pari al’1,5% dello stipendio;
  • non vi saranno effetti sul TFR, sull’indennità premio di fine servizio, sull’indennità sostitutiva di preavviso, ed anche sulle indennità per cessazione del rapporto di lavoro da versare agli eredi, che vivevano a carico del prestatore di lavoro in ipotesi di decesso di quest’ultimo;
  • per i dipendenti da amministrazioni, istituzioni ed enti pubblici differenti dall’amministrazione statale la spesa sarà gravante sulle relative amministrazioni e dunque sui rispettivi bilanci.

Il bonus è previsto anche per gli Enti locali (Comuni, Regioni ecc.)?

Proprio l’ultimo punto merita qualche specifico chiarimento. Sul piano delle risorse in campo, nella bozza si indica in pratica che l’aumento varrà anche per il personale dipendente per comuni, regioni ecc. ma in questo caso la spesa sarà a carico degli enti locali. Ecco perché la spesa totale per le casse pubbliche sarà in verità maggiore del miliardo cui si fa riferimento all’art. 62 citato.

A conti fatti, saranno circa 3,2 milioni i dipendenti pubblici che potranno avvalersi dell’incremento in oggetto. Esso oscillerà da un minimo di circa 21 euro (per i lavoratori del settore pubblico con redditi più bassi) ad un massimo anche maggiore di 70 euro mensili per i dirigenti. Chiaro che incassa uno stipendio maggiore, percepirà un incremento di reddito più significativo poiché la percentuale dell’1,5% è calcolata su un importo maggiore di stipendio.

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Qual è l’iter per arrivare all’attuazione della misura

Inoltre, come precisato dall’ultimo comma dell’art. 62 della bozza di legge di Bilancio, le somme del bonus dipendenti statali saranno suddivise, nel corso del prossimo anno, per il tramite di uno o più decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, e ciò sulla scorta del personale in servizio al primo gennaio 2023.

Concludendo, secondo queste prospettive, nel 2023 gli stipendi dei dipendenti pubblici dunque cresceranno ancora, sempre che, prima di entrare in vigore, la legge di Bilancio non sia emendata dal Parlamento proprio su questo punto.

Nel caso ‘passi’ il bonus dipendenti statali, in ogni caso gli aumenti retributivi saranno comunque ridotti, se rapportati al peso dell’inflazione galoppante. Tuttavia è un dato di fatto che le buste paga diverrebbero un po’ più corpose. Ribadiamo poi che, in ogni caso, la misura non andrebbe comunque letta come strutturale, perché l’Esecutivo intende attivarla per il solo 2023.

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