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NASpI, attenzione alla scadenza di gennaio: rischio stop ai pagamenti

Antonio Maroscia30 Gennaio 20264 Mins Read
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Scadenza 31 gennaio 2026: comunica il reddito presunto NASpI per evitare la sospensione dell’indennità e lo stop ai pagamenti.

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Scadenza NASpI 31 gennaio 2026: sveglia e timer accanto a euro e logo INPS, simbolo dell’urgenza di comunicare il reddito presunto
Indice:
  • Chi ha l’obbligo di comunicazione?
  • Cosa rischia chi non rispetta la scadenza
  • Avvisi personalizzati, ma l’obbligo resta
  • Come si invia la dichiarazione NASpI Com
  • Lavoro autonomo e NASpI: quando resta compatibile
  • Nuovo lavoro dipendente: quando si perde il diritto
  • Più contratti part-time: come incide sulla prestazione
  • Perché conviene verificare subito la propria posizione

Anche nel 2026 torna un passaggio obbligato per molti percettori di NASpI: la comunicazione del reddito presunto. Una scadenza che passa spesso in secondo piano, ma che può incidere in modo diretto sulla continuità dei pagamenti dell’indennità di disoccupazione.

Entro il 31 gennaio 2026 alcuni beneficiari sono infatti tenuti a trasmettere all’INPS una dichiarazione aggiornata sul reddito che prevedono di percepire nel corso dell’anno. In mancanza di questo adempimento, l’Istituto può intervenire sospendendo il pagamento della prestazione.

Chi ha l’obbligo di comunicazione?

La dichiarazione non è richiesta a tutti indistintamente. Devono inviarla i percettori di NASpI che nel corso del 2025 avevano indicato un reddito presunto diverso da zero. Per questi soggetti è necessario aggiornare la posizione, comunicando il reddito stimato per il 2026.

Un punto spesso frainteso riguarda chi prevede di non lavorare affatto: anche in presenza di un reddito presunto pari a zero, la comunicazione va comunque inviata. L’unica eccezione riguarda chi, già l’anno precedente, aveva dichiarato un reddito nullo. In questo caso non è richiesto alcun nuovo invio.

Leggi anche: NASpI 2026: la guida completa e aggiornata alle ultime novità

Cosa rischia chi non rispetta la scadenza

Ignorare l’adempimento non è privo di conseguenze. Se la comunicazione non viene trasmessa entro il termine previsto, l’INPS può sospendere la NASpI, con effetto che decorre dal 31 dicembre 2025. Questo significa che il beneficiario può trovarsi improvvisamente senza pagamento e dover poi sanare la posizione per ottenere il ripristino dell’indennità.

Per questo motivo la verifica della propria situazione andrebbe fatta con anticipo, senza attendere eventuali avvisi.

Avvisi personalizzati, ma l’obbligo resta

Negli ultimi anni l’INPS ha modificato le modalità con cui informa i cittadini. Dal 2025 è attiva una campagna di comunicazione mirata che sfrutta strumenti digitali finanziati con risorse del PNRR. I percettori interessati possono ricevere notifiche proattive tramite e-mail, SMS o, in alternativa, PEC o posta tradizionale.

In ogni caso, l’avviso resta consultabile nell’area personale MyINPS. È bene ricordare che la comunicazione del reddito è dovuta anche se il messaggio non viene ricevuto, motivo per cui diventa essenziale mantenere aggiornati i propri recapiti sul portale dell’INPS.

Come si invia la dichiarazione NASpI Com

Per comunicare il reddito presunto occorre utilizzare il modello NASpI-COM, lo strumento con cui il beneficiario segnala all’Istituto eventuali attività lavorative e i relativi redditi.

La procedura può essere gestita:

  • direttamente online, accedendo ai servizi NASpI dal sito INPS;
  • tramite strumenti di identità digitale e app abilitate (App IO);
  • rivolgendosi a un Patronato, che può occuparsi dell’invio per conto dell’interessato.

Lavoro autonomo e NASpI: quando resta compatibile

Chi avvia o svolge un’attività autonoma può continuare a percepire la NASpI, ma solo entro determinati limiti. Il reddito annuo previsto non deve mai superare 8.500 euro e deve essere comunicato tempestivamente, entro un mese dall’inizio dell’attività o dalla domanda di NASpI se l’attività era già in essere.

In questi casi l’indennità non viene azzerata, ma ridotta. La riduzione è calcolata in misura pari all’80% del reddito presunto, rapportato al periodo in cui l’attività e la NASpI si sovrappongono.

Nuovo lavoro dipendente: quando si perde il diritto

Per chi trova un’occupazione come lavoratore subordinato, le conseguenze cambiano in base al reddito prodotto. Se il nuovo contratto genera un reddito annuo superiore alla soglia di esenzione fiscale, il diritto alla NASpI viene meno, salvo che il rapporto di lavoro abbia una durata inferiore a sei mesi.

Se invece il reddito resta sotto gli 8.500 euro annui, la NASpI può continuare a essere erogata, ma in forma ridotta. Anche in questo caso è indispensabile comunicare il reddito presunto entro i termini previsti. Va inoltre ricordato che il nuovo datore di lavoro non deve coincidere con quello precedente né essere ad esso collegato.

Più contratti part-time: come incide sulla prestazione

Situazioni simili si verificano quando il beneficiario ha più rapporti part-time. Se uno di questi termina e dà accesso alla NASpI, l’indennità può essere riconosciuta in misura ridotta, purché il reddito residuo rientri nei limiti di legge e venga comunicato all’INPS entro trenta giorni.

La riduzione, anche in questo caso, viene applicata automaticamente dall’Istituto sulla base dei dati dichiarati.

Perché conviene verificare subito la propria posizione

La comunicazione del reddito presunto non è un passaggio formale, ma uno strumento che consente all’INPS di valutare correttamente la compatibilità tra NASpI e lavoro. Trascurarla espone a sospensioni e ritardi che possono incidere pesantemente sul bilancio familiare.

Controllare per tempo la propria situazione e rispettare la scadenza di fine gennaio resta quindi il modo più semplice per evitare problemi e garantire la continuità dell’indennità nel 2026.

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