È ufficiale il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Funzioni locali per il triennio 2022-2024. Una firma attesa da mesi che interessa oltre 400mila dipendenti di Comuni, Province, Città metropolitane ed enti territoriali.
L’intesa porta con sé aumenti in busta paga, arretrati e nuove misure su organizzazione del lavoro e smart working. Vediamo, in modo chiaro e pratico, cosa cambia per i lavoratori degli enti locali e quando si vedranno concretamente gli effetti sullo stipendio.
Aumenti in busta paga da marzo: quanto spetta
L’incremento economico medio si attesta intorno ai 136 euro lordi mensili per tredici mensilità. Considerando anche una quota di trattamento accessorio, l’aumento complessivo può arrivare fino a circa 140 euro lordi al mese.
In termini percentuali, l’incremento corrisponde a poco meno del 6% del monte salari di riferimento. Si tratta quindi di un adeguamento significativo rispetto ai livelli retributivi precedenti, anche se l’impatto netto in busta paga dipenderà dalla posizione individuale, dall’inquadramento e dalle trattenute fiscali.
Gli aumenti saranno visibili a partire dalle competenze di marzo, una volta completati gli adempimenti tecnici da parte degli enti.
Arretrati: una somma una tantum fino a oltre 1.700 euro
Oltre agli aumenti strutturali, il rinnovo prevede anche il pagamento degli arretrati maturati fino alla fine di febbraio 2026.
La cifra media stimata si aggira intorno ai 1.700 euro lordi per ciascun dipendente, ma anche in questo caso l’importo effettivo varierà in base alla categoria, all’anzianità e alla posizione economica.
Per molti lavoratori si tratterà quindi di una busta paga più “pesante” nei prossimi mesi, grazie al cumulo tra incremento mensile e somme arretrate.
L’obiettivo: ridurre il divario con le Funzioni centrali
Uno dei punti chiave del rinnovo riguarda il progressivo riallineamento delle retribuzioni degli enti locali rispetto a quelle delle amministrazioni centrali.
Storicamente, infatti, i dipendenti di ministeri e Funzioni centrali hanno percepito stipendi mediamente più alti rispetto a chi lavora nei Comuni o nelle Province. Il nuovo contratto punta a ridurre questo scarto, valorizzando il ruolo strategico degli enti territoriali nella gestione dei servizi ai cittadini.
Stop alla fuga dai Comuni?
Negli ultimi anni molti enti locali hanno registrato un numero elevato di cessazioni, tra pensionamenti e mobilità verso altre amministrazioni. Le retribuzioni meno competitive sono state spesso indicate come una delle cause principali dell’esodo.
Con questo rinnovo si prova a invertire la rotta, rendendo più attrattivo il lavoro negli enti locali e rafforzando la stabilità degli organici. Resta da capire se gli aumenti saranno sufficienti a contrastare una dinamica che negli ultimi anni ha visto migliaia di uscite ogni anno.
Settimana corta: al via la sperimentazione
Non solo stipendi. Il contratto introduce anche novità sull’organizzazione del lavoro.
Tra le misure più attese c’è la possibilità, su base volontaria e sperimentale, di articolare l’orario su quattro giorni settimanali, mantenendo comunque le 36 ore complessive previste dal contratto.
In pratica, sarà possibile concentrare l’orario in meno giorni, allungando le giornate lavorative. La misura sarà attivabile tramite accordi interni e compatibilmente con le esigenze organizzative dell’ente.
Smart working e buoni pasto anche da remoto
Il rinnovo interviene anche sul lavoro agile. Viene riconosciuta la possibilità di erogare i buoni pasto anche ai dipendenti che lavorano da remoto, in particolare nei casi di fragilità o esigenze di cura.
Attraverso la contrattazione integrativa, gli enti potranno modulare le giornate in presenza e ampliare il numero di giorni in smart working per chi ha particolari necessità, favorendo una maggiore conciliazione tra vita privata e lavoro.
Firmato anche il contratto dei dirigenti
Nella stessa giornata è stato sottoscritto anche il contratto per l’area della dirigenza delle Funzioni locali.
Per i circa 13mila dirigenti interessati, gli aumenti mensili lordi si attestano su importi medi ben più elevati, con incrementi che superano i 400 euro al mese a partire da marzo.
Le posizioni dei sindacati
La firma dell’accordo è arrivata al termine di una trattativa complessa. Alcune organizzazioni sindacali hanno sostenuto l’intesa come passo necessario per garantire aumenti e continuità contrattuale. Altre hanno espresso forti perplessità, ritenendo che gli incrementi non siano sufficienti a compensare pienamente l’aumento del costo della vita registrato negli ultimi anni.
Il dibattito resta aperto, soprattutto sul tema del potere d’acquisto reale dei dipendenti pubblici.
Prossimo passo: il triennio 2025-2027
Con la chiusura del triennio 2022-2024, l’attenzione si sposta già sul prossimo rinnovo contrattuale 2025-2027.
L’obiettivo dichiarato è quello di garantire maggiore continuità nella stagione negoziale, evitando ritardi che in passato hanno comportato lunghi periodi senza aggiornamenti retributivi.
Per ora, però, la novità concreta riguarda marzo: aumenti strutturali e arretrati in arrivo per centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori degli enti locali. Nei prossimi cedolini sarà possibile verificare nel dettaglio l’effettiva applicazione delle nuove misure e l’importo riconosciuto a ciascun dipendente.
