Una nuova sentenza della Corte di Cassazione rischia di avere un impatto importante sul tema dei buoni pasto nel pubblico impiego, in particolare per i lavoratori degli enti locali. Con la recente sentenza n. 5477 del 2026, la Suprema Corte ha infatti stabilito che i dipendenti comunali non hanno un diritto automatico ai ticket mensa o al servizio mensa, anche quando svolgono attività lavorativa con rientri pomeridiani.
La decisione, segnalata anche dall’ARAN, interviene su una questione molto discussa negli ultimi anni e chiarisce come debbano essere interpretate le regole contenute nel contratto collettivo delle Funzioni Locali.
Il pronunciamento riguarda il ricorso di un dipendente del Comune di Manduria che chiedeva il riconoscimento economico di 390 buoni pasto riferiti al periodo 2007-2012. La Cassazione, però, ha confermato la decisione della Corte d’Appello rigettando la domanda del lavoratore.
Cosa dice il contratto degli enti locali sui buoni pasto
Al centro della vicenda c’è l’interpretazione dell’articolo 45 del CCNL Enti Locali del 14 settembre 2000, che disciplina il servizio mensa e i buoni pasto sostitutivi.
Secondo la norma, gli enti locali “possono” istituire mense di servizio oppure attribuire buoni pasto, ma solo “in relazione al proprio assetto organizzativo e compatibilmente con le risorse disponibili”.
Ed è proprio su quel verbo – “possono” – che si concentra il ragionamento della Cassazione.
Per i giudici, la formulazione del contratto non attribuisce ai dipendenti un diritto soggettivo pieno e automatico al buono pasto. La scelta resta infatti discrezionale per l’amministrazione, che deve valutare sia l’organizzazione interna sia la disponibilità economica.
La Corte osserva che, se il contratto collettivo avesse voluto garantire sempre e comunque il ticket o la mensa ai dipendenti, avrebbe previsto un obbligo espresso a carico dell’ente. Invece il testo contrattuale parla chiaramente di una facoltà e non di un diritto incondizionato.
La decisione della Cassazione
Nel caso concreto, il lavoratore sosteneva che il Comune fosse comunque obbligato a garantire una forma sostitutiva di mensa ai dipendenti impegnati anche nelle ore pomeridiane.
La Cassazione ha però respinto questa interpretazione, evidenziando che:
- il servizio mensa non è obbligatorio;
- anche il buono pasto sostitutivo dipende da una scelta dell’ente;
- tutto è subordinato alle risorse disponibili e al confronto sindacale.
Secondo i giudici, la clausola contrattuale serve proprio a bilanciare le esigenze dei lavoratori con i vincoli finanziari delle amministrazioni locali.
La sentenza richiama inoltre precedenti già espressi per il comparto sanità, dove la Corte aveva affermato che le aziende pubbliche non sono automaticamente obbligate né a istituire la mensa né a riconoscere i ticket sostitutivi.
Nessun diritto automatico ai ticket mensa
Uno dei passaggi più importanti della decisione riguarda proprio il principio generale affermato dalla Suprema Corte: il dipendente pubblico non può pretendere automaticamente il pagamento dei buoni pasto solo perché svolge un orario articolato o con rientri.
Per ottenere il beneficio devono infatti esistere precise condizioni organizzative e finanziarie stabilite dall’ente.
La Cassazione sottolinea anche che il contratto collettivo collega il servizio mensa e i buoni pasto a valutazioni discrezionali della Pubblica Amministrazione, e non a un diritto universale del personale.
Cosa cambia per i dipendenti degli enti locali
La sentenza potrebbe avere effetti rilevanti nei contenziosi futuri riguardanti i buoni pasto nelle amministrazioni comunali, provinciali e negli altri enti del comparto Funzioni Locali.
In pratica, il principio espresso dalla Cassazione rafforza la posizione degli enti che non hanno istituito il servizio mensa o che non hanno previsto i ticket sostitutivi per ragioni economiche o organizzative.
Questo non significa che i buoni pasto spariranno nel pubblico impiego locale, ma che la loro erogazione continua a dipendere dalle decisioni dell’ente e dalla contrattazione decentrata, senza che possa essere rivendicata automaticamente dal lavoratore.
La Corte ha infine compensato le spese del giudizio, riconoscendo la novità della questione interpretativa affrontata.
Cassazione: sentenza n. 5477 dell’11 marzo 2026 (182,9 KiB, 0 hits)
Riassumendo
Buono pasto dipendenti comunali: quando spetta?
Secondo la sentenza n. 5477/2026 della Corte di Cassazione, i dipendenti comunali non hanno un diritto automatico ai buoni pasto. Il ticket mensa può essere riconosciuto solo se l’ente locale decide di istituire il servizio mensa o i buoni sostitutivi, compatibilmente con le risorse disponibili e con la propria organizzazione interna.
La Corte ha chiarito che il CCNL Funzioni Locali utilizza il termine “possono”, lasciando quindi agli enti una scelta discrezionale e non un obbligo verso i lavoratori.
- Il buono pasto non è garantito automaticamente;
- serve una decisione dell’ente locale;
- contano risorse economiche e organizzazione del servizio;
- la sentenza riguarda i dipendenti degli enti locali.
