Sentenza Eternit: 16 anni di carcere ai dirigenti per la morte di 2200 persone

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16 anni di carcere e milioni di risarcimento per i dirigenti della Eternit; una sentenza storica ed esemplare.

Si è concluso lo scorso 13 febbraio il primo grado di giudizio nel processo Eternit; un sentenza storica che condanna a 16 anni di reclusione e all’interdizione perpetua a contrattare con la pubblica amministrazione i proprietari dell’Eternit il barone belga Louis de Cartier e il magnate svizzero Stephan Schmidheiny.

Gli imputati sono stati condannati anche al risarcimento di circa 3000 parti civili tra associazioni delle vittime dell’amianto, associazioni sindacali, ambientali, comuni e eredi delle vittime,compresa oltre al pagamento delle spese giudiziarie.

Dai 30 ai 35 mila euro ciascuno per gli eredi delle vittime, 4 milioni al Comune di Cavagnolo e 25 milioni per il Comune di Casale, 100 mila euro a Cgil nazionale, Associazione familiari e vittime dell’amianto e Legambiente onlus. Settantacinquemila a Wwf Italia. Undici milioni a Inail.

I reati contestati sono stati quelli di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche, commessi negli stabilimenti ubicati nei comuni di Cavagnolo e Casale Monferrato. Cadute in prescrizione le condotte relative agli stabilimenti di Reggio Emilia e Bagnoli.

Un processo enorme, che ha mosso i primi passi nel lontano 2004, quando il Procuratore di Torino, Guariniello, iscriveva nel registro degli indagati gli odierni condannati, ritenuti responsabili delle numerose morti per mesotelioma (grave forma di cancro) avvenute tra gli ex-dipendenti delle fabbriche Eternit proprio a causa del contatto con le polveri di amianto. Il processo ebbe inizio nell’aprile 2009.

“Benché sin dal 1962 fosse noto in tutto il mondo che la polvere di amianto, generata dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico, a Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Broni (Pavia) e Bari la Eternit e la Fibronit continuarono a produrre manufatti sino al1986 (1985 per Bari e 1992 per Broni), tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l’attività dello stabilimento e quindi accrescere i profitti.

In particolare a Casale Monferrato i morti e i contaminati da amianto sono e saranno migliaia, anche perché lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere di amianto in tutta la città, causando la contaminazione anche di persone non legate alle attività produttive dell’Eternit. Soltanto nel periodo 2009-2011 nella città monferrina ci sono stati 128 nuovi casi di persone ammalate. Siccome la malattia ha un periodo di incubazione di circa 30 anni, si trovano attualmente in pericolo tutti coloro i quali fino a fine Ottanta risiedevano in zone limitrofe contaminate dalle polveri” (Wikipedia).

Il processo Eternit è il primo al mondo in cui i vertici aziendali vengono condannati per disastro ambientale aggravato. Si tratta del più grande procedimento penale per reati ambientali causati da un ambiente di lavoro che si sia mai fatto con circa 6000 parti civili, tra cittadini, enti, associazioni”. Dichiara Ivano Corraini, Responsabile Ufficio Giuridico della CGIL Nazionale.

Il Ministro della salute, Balduzzi ha dichiarato: “E’ una sentenza che senza enfasi si può definire davvero storica, sia per gli aspetti sociali che per gli aspetti strettamente tecnico-giuridici. Sotto il profilo sociale corona una lunga battaglia che ha visto fianco a fianco la Repubblica, nel senso di tutti i livelli istituzionali da quelli locali a quelli nazionali, e il pluralismo sociale, in particolare le forze sindacali e l’associazionismo dei familiari delle vittime. E’ stata una battaglia comune e ad essa si deve l’aver tenuto desto il problema, anche quando sembrava finire sottotraccia.

Ma la battaglia contro l’amianto non si chiude con una sentenza, sia pure una sentenza esemplare, ma continua nell’attività amministrativa e nell’impegno delle istituzioni e dei cittadini, soprattutto nella consapevolezza da parte di ognuno che non si tratta di una battaglia locale, ma nazionale, anzi mondiale.La sentenza di Torino conferma che l’Italia sta facendo la sua parte”.

Anche se nessuno potrà riportare in vita i morti a causa dell’Eternit, con questa sentenza giustizia è stata fatta!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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