Tar Lazio: diritto del lavoratore a stare vicino al familiare malato se non ha altra assistenza

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il requisito della esclusività assistenziale può ritenersi integrato solo se l’istante comprova l’inesistenza di altri parenti ed affini in grado di occuparsi dell’assistenza del disabile.

Il Tar del Lazio, con sentenza nr.8826 del 29 aprile 2010, ha stabilito che,  il requisito della esclusività assistenziale  può ritenersi integrato solo se l’istante comprova l’inesistenza di altri parenti ed affini in grado di occuparsi dell’assistenza del disabile e ciò, non mediante semplici dichiarazioni di carattere formale, ma attraverso la produzione di dati ed elementi di carattere oggettivo, idonei a giustificare l’indisponibilità sulla base di criteri di ragionevolezza e tali da concretizzare un’effettiva esimente da vincoli di assistenza familiare”.

Il caso ha riguardato un uditore giudiziario che, impugnava la delibera del CSM nella parte in cui, ai fini dell’approvazione della graduatoria definitiva per l’assegnazione delle sedi e funzioni agli uditori giudiziari nominati, ha respinto l’istanza della ricorrente intesa ad ottenere la precedenza assoluta in relazione all’assistenza alla madre, in ragione della ritenuta sussistenza di altri familiari considerati in grado di prestare assistenza, con conseguente assegnazione a sede giudiziaria in Nuoro.

La ricorrente invece, chiedeva il riconoscimento, ai fini dell’assegnazione della sede e delle funzioni, dei benefici di cui alla legge n. 104/1992, in relazione all’assistenza continuativa prestata alla madre, persona portatrice di handicap grave debitamente accertato dalla competente commissione medica dell’Azienda sanitaria locale Napoli/1 ed in mancanza di altri familiari in grado di prestare assistenza poichè, anche loro affetti da gravi patologie.

Secondo il CSM “il magistrato richiedente non convive con la famiglia ma con il proprio nucleo familiare (marito ed un figlio) pur risiedendo nello stesso quartiere dei genitori. Si è considerata, poi, anche a seguito di osservazioni, la situazione degli altri familiari in grado di prestare assistenza e che, comunque le patologie di altri familiari non escludono la possibilità di assistenza alla madre

Il Tar dopo aver richiamato l’art 33 comma 5 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (“Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”) afferma che, ai fini del riconoscimento del beneficio previsto da tale articolo, il tema più delicato è costituito dal carattere di esclusività dell’assistenza, ossia dall’accertamento dell’inesistenza di altri soggetti in grado di prestare l’assistenza continuativa richiesta dalla condizione soggettiva del parente o affine portatore di handicap grave.

E che, il requisito della esclusività assistenziale può ritenersi integrato solo se l’istante comprova l’inesistenza di altri parenti ed affini in grado di occuparsi dell’assistenza del disabile: e ciò non mediante semplici dichiarazioni di carattere formale, magari attestanti impegni generici, ma attraverso la produzione di dati ed elementi di carattere oggettivo, concernenti eventualmente anche stati psico-fisici connotati da una certa gravità, idonei a giustificare l’indisponibilità sulla base di criteri di ragionevolezza e tali da concretizzare un’effettiva esimente da vincoli di assistenza familiare”

Nel caso esaminato dai giudici del Tar Lazio, la ricorrente ha allegato e comprovato la sussistenza di “stati psico-fisici” dei familiari conviventi con la madre portatrice di handicap grave, connotati a loro volta “da una certa gravità” e tali da escludere, secondo criteri di ragionevolezza, che essi siano in grado, concretamente, di apprestare l’assistenza richiesta dalla condizione della genitrice.

Pertanto, il Collegio annulla la delibera del Csm nella parte in cui, ai fini dell’approvazione della graduatoria definitiva per l’assegnazione delle sedi e funzioni agli uditori giudiziari, ha respinto la richiesta della ricorrente di ottenere la precedenza assoluta in relazione all’assistenza alla madre bisognosa di cure continue.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • sebastiano

    Ciao a tutti, io scrivo per mia moglie dipendente di Poste Italiane, che da piu' di due anni attende il trasferiemento dalla sede in cui lavora attualmente (Verona), alla sede in cui risiede nostro figlio (Lecce) diversamente abile in situazione di gravità. Fino ad ora non abbiamo ricevuto alcuna risposta , nonostante abbiano sollecitato al trasferimento, con lettere scritta, il Ministro delle Pari Opportunità, il Presidente della Repubblica, il Ministero del Lavoro ecc ecc, che cosa posso fare? se qualcuno sa' darmi un consiglio mi scriva sebastianofranc@libero.it grazie.