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Lavoro e Diritti » Soldi e Diritti » Rinnovo Assegno di Inclusione 2026: guida su domanda, scadenze e tempi di pagamento

Rinnovo Assegno di Inclusione 2026: guida su domanda, scadenze e tempi di pagamento

Tutti i chiarimenti ufficiali dell'Inps
Antonio Maroscia24 Febbraio 20265 Mins Read
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Rinnovo Assegno di Inclusione 2026: quando fare domanda, prima ricarica dimezzata e nuovi tempi di pagamento INPS.

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Famiglia con carta Assegno di Inclusione in primo piano e simboli di pagamento INPS, rappresentazione del rinnovo ADI 2026
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Arrivano finalmente i chiarimenti ufficiali dell’INPS sul Rinnovo dell’Assegno di Inclusione per il 2026. Con il messaggio n. 640 del 23 febbraio 2026, l’INPS ha fornito le prime indicazioni operative sulle modifiche introdotte dalla legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199), intervenendo in modo significativo sulla disciplina dei rinnovi.

Molti lettori ci stanno scrivendo in queste ore perché la novità è solo apparentemente semplice: viene eliminato il mese di sospensione tra un periodo e l’altro di fruizione, ma la prima ricarica dopo il rinnovo sarà dimezzata.

Vediamo allora cosa cambia davvero dal 1° gennaio 2026, quando presentare la domanda e quali adempimenti non vanno dimenticati.

Indice:
  • Cosa cambia dal 1° gennaio 2026
  • Rinnovo ADI: quando si presenta la domanda
  • Prima ricarica dimezzata: cosa significa
  • Attenzione al PAD nucleo familiare
  • Nuovo appuntamento con i servizi sociali
  • Estensione del contributo straordinario
  • Modifiche ai limiti di spesa
  • Cosa fare ora

Cosa cambia dal 1° gennaio 2026

La legge di Bilancio 2026 ha riformulato l’articolo 3, comma 2, del decreto-legge n. 48/2023, stabilendo che:

  • l’Assegno di Inclusione è erogato per un massimo di 18 mesi continuativi;
  • può essere rinnovato, previa nuova domanda, per ulteriori 12 mesi;
  • al termine di ogni rinnovo di 12 mesi, può essere nuovamente rinnovato, sempre su domanda.

La vera novità è l’eliminazione del mese di stop che, fino al 2025, era previsto sia dopo le prime 18 mensilità sia dopo ogni rinnovo annuale.

Dal 2026, quindi, non ci sarà più la sospensione tecnica di un mese tra una fase e l’altra della misura.

Rinnovo ADI: quando si presenta la domanda

L’INPS ha chiarito che la domanda di rinnovo deve essere presentata nel mese successivo a quello dell’ultima ricarica ricevuta.

Facciamo un esempio pratico per capire meglio.

  • Ultima ricarica delle prime 18 mensilità: gennaio 2026
  • Domanda di rinnovo: febbraio 2026
  • Lavorazione INPS: marzo 2026

Se la domanda viene accolta, a marzo si riceveranno due pagamenti:

  1. A metà mese: la prima ricarica del rinnovo (relativa al mese precedente), ma con importo dimezzato;
  2. A fine mese: la ricarica ordinaria con importo pieno.

Prima ricarica dimezzata: cosa significa

Qui sta il punto più delicato.

L’eliminazione del mese di sospensione non comporta una continuità piena dell’importo. La prima ricarica successiva al rinnovo viene infatti riconosciuta in misura ridotta del 50%, a prescindere:

  • dall’importo spettante;
  • dalla composizione del nucleo;
  • dalla presenza di minori o carichi di cura.

La riduzione si applica indistintamente a tutti i nuclei che rinnovano la misura.

In pratica, più che una vera abolizione dello “stop”, si tratta di una sorta di meccanismo ponte: il pagamento non si interrompe formalmente, ma la prima mensilità post rinnovo viene liquidata a metà.

Dal mese successivo, l’ADI torna ad essere erogato con importo pieno.

Attenzione al PAD nucleo familiare

Quando si rinnova l’Assegno di Inclusione, non bisogna concentrarsi solo sulla domanda.

C’è un aspetto fondamentale da verificare: il PAD (Patto di Attivazione Digitale) del nucleo familiare.

Se tra la prima domanda e il rinnovo non ci sono state variazioni nel nucleo (componenti, situazioni lavorative, condizioni anagrafiche), non è necessario rifare il PAD.

Se invece ci sono state modifiche, è obbligatorio aggiornarlo.

In mancanza di aggiornamento, il pagamento può essere bloccato anche in presenza di tutti i requisiti economici. È un errore formale che può costare caro in termini di tempi di liquidazione.

Nuovo appuntamento con i servizi sociali

Un altro passaggio da non dimenticare riguarda l’obbligo di presentarsi al primo appuntamento con i servizi sociali entro 120 giorni dalla domanda di rinnovo.

Questo adempimento va ripetuto a ogni rinnovo.

Chi non rispetta l’obbligo rischia la sospensione o la decadenza del beneficio.

Estensione del contributo straordinario

Il messaggio INPS chiarisce anche un altro punto: viene estesa l’applicabilità del contributo straordinario previsto dall’articolo 10-ter del decreto-legge n. 92/2025 anche alle domande ADI il cui diciottesimo mese sia ricaduto a novembre 2025.

Si tratta di una previsione che interessa i nuclei che hanno concluso il primo ciclo proprio in quella finestra temporale.

Modifiche ai limiti di spesa

La legge di Bilancio 2026 interviene anche sul finanziamento della misura, rimodulando i limiti di spesa destinati:

  • all’erogazione dell’Assegno di Inclusione;
  • agli incentivi previsti dall’articolo 10 del decreto-legge n. 48/2023.

Si tratta di interventi tecnici di copertura finanziaria che non incidono direttamente sui singoli importi spettanti ai beneficiari, ma che garantiscono la sostenibilità della misura nel tempo.

Cosa fare ora

Per chi si avvicina alla scadenza delle 18 mensilità o di un rinnovo annuale, i passaggi da ricordare sono chiari:

  • controllare la data dell’ultima ricarica;
  • presentare la domanda nel mese successivo;
  • verificare se occorre aggiornare il PAD;
  • rispettare l’appuntamento con i servizi sociali entro 120 giorni.

Per monitorare lo stato della domanda e i pagamenti è sempre possibile accedere al sito ufficiale www.inps.it oppure utilizzare l’app INPS Mobile, entrando nel fascicolo previdenziale.

Le novità introdotte dal 2026 cambiano la forma, ma non del tutto la sostanza: il rinnovo resta subordinato a nuova domanda e adempimenti precisi, mentre la prima mensilità continua a richiedere attenzione per via dell’importo dimezzato.

Come sempre, in caso di dubbi sulla propria situazione specifica, è consigliabile rivolgersi a un patronato o direttamente all’INPS per verificare la posizione personale.

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