Settembre 2025 porta con sé una novità importante per chi utilizza i buoni pasto e per chi li accetta. A partire dal 1° settembre, infatti, entra in vigore una nuova normativa che stabilisce un tetto massimo del 5% alle commissioni applicate agli esercenti da parte delle società emittenti.
La misura, contenuta nel DDL Concorrenza, non modifica il valore dei buoni né le regole di utilizzo per i lavoratori, ma cambia radicalmente per bar, ristoranti e supermercati, che fino ad oggi si trovavano a pagare commissioni molto elevate, in alcuni casi fino al 20%. Una riduzione così significativa rappresenta un passo avanti verso un sistema più equo e sostenibile, che potrebbe rendere i buoni pasto ancora più diffusi e utili.
Cosa prevede la nuova normativa
Dal 1° settembre 2025, le commissioni applicate dalle società che emettono i buoni pasto agli esercenti non potranno superare il 5% del valore nominale del ticket. Questo tetto si applica a tutti i nuovi contratti stipulati dopo tale data, mentre per quelli già attivi è previsto un periodo transitorio fino al 31 agosto 2025.
Se un accordo prevede commissioni più alte, queste saranno automaticamente sostituite dalla nuova regola. Si tratta quindi di una norma vincolante, che garantisce un’applicazione uniforme e mette fine a una pratica spesso considerata penalizzante per le piccole attività.
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Perché gli esercenti sono soddisfatti
Per i gestori di bar, ristoranti e supermercati questa è una vera boccata d’ossigeno. Ridurre le commissioni significa poter incassare di più per ogni buono pasto accettato, senza dover rinunciare a una parte significativa del guadagno. Molti esercizi che in passato avevano scelto di non accettarli per via dei costi troppo alti ora potranno rivalutare la convenzione, ampliando così la rete di esercizi disponibili.
Più esercenti significa più possibilità di utilizzo per i consumatori, che avranno una scelta più ampia e meno limitazioni.
Le preoccupazioni delle società emettitrici
Le aziende che gestiscono i buoni pasto, riunite nell’associazione Anseb, hanno espresso preoccupazioni per l’impatto della misura. Secondo loro, il tetto al 5% potrebbe ridurre notevolmente i margini di guadagno e mettere a rischio alcuni servizi accessori, come piattaforme digitali o sistemi di gestione avanzata. Alcuni temono perfino che possano verificarsi aumenti di costo per le aziende clienti o una riduzione del valore facciale dei buoni.

Cosa cambia per i lavoratori
Dal punto di vista dei lavoratori, non cambia nulla. Il valore dei buoni, le modalità di utilizzo e le agevolazioni fiscali rimangono identiche. L’unico effetto concreto sarà positivo: una maggiore disponibilità di esercizi convenzionati, soprattutto tra i piccoli bar e negozi che prima non accettavano i ticket a causa delle alte commissioni. In pratica, per chi li utilizza ogni giorno, i buoni pasto diventeranno uno strumento ancora più utile e spendibile.
Un esempio pratico
Facciamo un esempio concreto per capire meglio la portata della novità. Immaginiamo un bar che accetta buoni pasto da 10 euro. Con le vecchie regole, la commissione poteva arrivare fino al 20%, lasciando all’esercente solo 8 euro. Dal 1° settembre 2025, invece, con il nuovo tetto massimo al 5%, quel bar riceverà almeno 9,50 euro.
La differenza di 1,50 euro a buono può sembrare piccola, ma moltiplicata per decine di ticket al giorno rappresenta centinaia o migliaia di euro di guadagno in più a fine anno. Per molti piccoli esercenti questo significa tornare ad accettare i buoni pasto senza paura di veder ridotto troppo il margine di guadagno.
Conclusioni
La riforma dei buoni pasto che entra in vigore dal 1° settembre 2025 è destinata a cambiare gli equilibri del settore. Per i lavoratori non ci saranno differenze, ma per gli esercenti si tratta di un grande passo avanti, con costi più sostenibili e maggiore convenienza nell’aderire al circuito.
Il risultato atteso è una rete più ampia di esercizi convenzionati, che renderà i buoni pasto ancora più utili e pratici nella vita quotidiana. La misura rappresenta quindi non solo un vantaggio economico per gli esercenti, ma anche un rafforzamento del valore sociale dei ticket, che continueranno a essere uno strumento di welfare aziendale sempre più diffuso e apprezzato.
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