Buoni spesa dei Comuni: cosa sono, a chi spettano e come averli

Al via nei Comuni la distribuzione dei buoni spesa in favore dei soggetti meno abbienti per fronteggiare l’emergenza Coronavirus

Cosa sono i buoni spesa dei comuni, a chi spettano e come averli? Alla luce della situazione economica che si è venuta a creare per effetto delle conseguenze dell’emergenza COVID-19, il governo ha introdotto misure urgenti di solidarietà alimentare per le categorie deboli.

Infatti, con l’Ordinanza del 29 marzo 2020 della Presidenza del consiglio dei ministri dipartimento della Protezione civile, sono stati concessi 400 milioni di euro ai Comuni, di cui:

  • euro 386.945.839,14 in favore dei Comuni appartenenti alle regioni a statuto ordinario, alla Regione Siciliana e alla Regione Sardegna;
  • euro 13.054.160,86 in favore delle Regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta e delle Province autonome di Trento e di Bolzano

Il contributo economico riconosciuto a ciascun Comune è individuato all’allegato 1 e 2 della predetta Ordinanza. Le regole e le modalità per erogare i buoni spesa devono essere adottate direttamente da ciascun Comune.

Buoni spesa Comuni, cosa sono

Il Governo ha stanziato 400 milioni di euro da distribuire presso i circa 8000 Comuni italiani per distribuire buoni spesa alimentari alle famiglie in maggiore difficoltà economica.

Le modalità di ripartizione delle risorse economiche tengono conto dei seguenti criteri:

  • una quota pari al 80% del totale, per complessivi 320 milioni di euro, è ripartita in proporzione alla popolazione residente di ciascun comune;
  • una quota pari al restante 20%, per complessivi 80 milioni euro è ripartita in base alla distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun comune e il valore medio nazionale, ponderata per la rispettiva popolazione;
  • il contributo minimo spettante a ciascun comune non può in ogni caso risultare inferiore a 600 euro.

Contributo raddoppiato, invece, per i Comuni dell’ex “zona rossa” individuata all’allegato 1 del Dpcm 1° marzo 2020.

Leggi anche: Reddito di ultima istanza e di emergenza, buoni spesa dei comuni: cosa sono

Buoni spesa del Comune: cosa si può comprare

Ciascun comune è autorizzato all’acquisizione, in deroga al D.Lgs. n. 50/2016:

  • di buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti nell’elenco pubblicato da ciascun comune nel proprio sito istituzionale;
  • di generi alimentari o prodotti di prima necessità.

I comuni, per l’acquisto e per la distribuzione dei beni, possono avvalersi degli enti del Terzo settore. Nell’individuazione dei fabbisogni alimentari e nella distribuzione dei beni, i comuni in particolare possono coordinarsi con gli enti attivi nella distribuzione alimentare realizzate nell’ambito del Programma operativo del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD).

Per le attività connesse alla distribuzione alimentare, precisa l’Ordinanza in commento, non sono disposte restrizioni agli spostamenti del personale degli enti del Terzo settore e dei volontari coinvolti.

Buoni spesa Comune, come averli

L’attivazione del Fondo di 400 milioni non prevede l’obbligo di rendicontazione a terzi di quanto speso. I sindaci, in base alle esigenze del proprio territorio, potranno scegliere tempi e modalità di erogazione dei buoni spesa o della consegna di generi alimentari e di prima necessità.

Dunque, le città sono al lavoro per individuare un elenco degli esercizi commerciali dove è possibile spenderli e soprattutto per stabilire i criteri per definire chi ne avrà diritto. Generalmente si partirà da chi ha ISEE estremamente bassi, in questi casi non si avvierà l’istruttoria.

Nei casi invece in cui ci siano richieste da parte di famiglie che solitamente stanno bene economicamente, si procederà a comprendere le motivazioni della richiesta caso per caso; proprio per far si che i buoni vengano dati solo a chi ne ha effettivamente bisogno.

Nella maggior parte dei casi i buoni serviranno solo a tamponare questa prima parte dell’emergenza in attesa che arrivino ad esempio i soldi INPS della CIG in deroga o il bonus 600 euro partite IVA e autonomi.

A Roma, ad esempio, la città destinataria del contributo più sostanzioso, ossia 15 milioni di euro, il Comune ha annunciato contributi alle famiglie in difficoltà.

In pratica, il buono spesa o pacco alimentare ha un valore di

  • 5 euro a persona al giorno;
  • 7 euro per i minori.

Richiesta buoni spesa coronavirus

Come detto in premessa le modalità di richiesta variano da comune a comune e nella maggior parte dei casi bisogna informarsi presso i servizi sociali ai numeri di telefono indicati.

Ad esempio a Roma le richieste vanno compilate online sul sito del Comune, entro il 16 aprile 2020; saranno poi smistate ai vari Municipi di riferimento. Dopo aver effettuato una prima verifica di eventuali altri contributi percepiti dai richiedenti, i Municipi procederanno ad inviare all’amministrazione capitolina una banca dati dei beneficiari. Il Dipartimento alle Politiche Sociali di Roma Capitale verserà il contributo direttamente sul conto corrente.

In alternativa del buono spesa o pacco alimentare sarà erogato un buono pasto. Può richiederlo chi non riceve già altri tipi di sostegno al reddito: al momento della domanda, ogni famiglia dovrà compilare un’autocertificazione, su cui saranno condotte verifiche a campione.

Per la consegna dei buoni pasto si pensa al coinvolgimento di volontari della Polizia Locale di Roma Capitale, attivando un servizio di consegna a domicilio.

Vi invitiamo quindi a consultare il sito del vostro comune per conoscere nel dettaglio le modalità di richiesta dei buoni spesa alimentari.

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