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Lavoro e Diritti » Leggi, normativa e prassi » Trasparenza retributiva e parità salariale: cosa cambia con la nuova normativa

Trasparenza retributiva e parità salariale: cosa cambia con la nuova normativa

Antonio Maroscia6 Febbraio 20264 Mins Read
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Nuove regole sulla trasparenza retributiva e sulla parità salariale: obblighi per le aziende, nuovi diritti per i lavoratori e cosa cambia.

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La trasparenza retributiva e la parità salariale tornano al centro delle politiche del lavoro con una riforma che punta a rendere effettivo il principio di uguaglianza economica tra uomini e donne. Nonostante il divieto di discriminazione salariale sia previsto da tempo, nella pratica persistono differenze difficili da individuare e da dimostrare.

La nuova normativa interviene proprio su questo punto: rafforzare gli strumenti a disposizione dei lavoratori e rendere più stringenti gli obblighi per i datori di lavoro, spostando l’attenzione dalla sola tutela giudiziaria alla prevenzione delle disuguaglianze.

Indice:
  • Il quadro normativo sulla trasparenza retributiva
  • Stesso lavoro e lavoro di pari valore
  • Il ruolo della contrattazione collettiva
  • Trasparenza salariale nella fase di assunzione
  • Diritto all’informazione retributiva durante il rapporto di lavoro
  • Quando l’azienda deve giustificare il divario
  • Monitoraggio e applicazione delle regole
  • Trasparenza retributiva e tutela dei diritti
  • Cosa cambia per lavoratori e aziende

 

Il quadro normativo sulla trasparenza retributiva

L’intervento legislativo si colloca nel processo di adeguamento della normativa nazionale ai principi europei in materia di parità di genere nel lavoro. L’obiettivo non è soltanto ribadire il diritto alla parità di retribuzione, ma creare condizioni concrete per verificarne il rispetto.

La riforma agisce su tre direttrici principali:

  • definizione chiara dei criteri di confronto tra lavoratori;
  • rafforzamento del diritto all’informazione retributiva;
  • aumento delle responsabilità organizzative e giuridiche delle aziende.

Stesso lavoro e lavoro di pari valore

Un punto centrale della disciplina riguarda la distinzione tra “stesso lavoro” e “lavoro di pari valore”. Il confronto retributivo non si basa sulla denominazione della mansione, ma sul contenuto effettivo dell’attività svolta.

I criteri da utilizzare sono oggettivi e verificabili:

  • competenze richieste;
  • responsabilità attribuite;
  • impegno fisico o mentale;
  • condizioni di lavoro.

Questi parametri devono essere applicati in modo neutrale rispetto al genere, evitando valutazioni arbitrarie o basate su stereotipi.

Il ruolo della contrattazione collettiva

La normativa attribuisce un ruolo centrale alla contrattazione collettiva nella classificazione delle mansioni e nella definizione dei trattamenti economici. I contratti collettivi diventano il principale riferimento per garantire criteri unitari e trasparenti.

Un sistema di inquadramento chiaro riduce il rischio di disparità ingiustificate e rafforza la certezza dei diritti, sia per i lavoratori che per i datori di lavoro.

Trasparenza salariale nella fase di assunzione

Tra le novità più rilevanti vi è l’obbligo per i datori di lavoro di indicare negli annunci di lavoro la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista. Questo consente ai candidati di valutare l’offerta in modo consapevole e limita le asimmetrie informative.

Stop alla richiesta della retribuzione precedente

Viene inoltre vietato di basare l’offerta di lavoro sulla retribuzione percepita in precedenti esperienze. La finalità è interrompere il meccanismo che tende a riprodurre nel tempo le disuguaglianze salariali già esistenti.

Diritto all’informazione retributiva durante il rapporto di lavoro

I lavoratori già occupati ottengono un diritto individuale all’informazione retributiva. È possibile conoscere:

  • il proprio livello di retribuzione;
  • i livelli retributivi medi dei lavoratori comparabili, distinti per genere.

Il diritto può essere esercitato anche in assenza di una contestazione formale.

Trasparenza aziendale

La normativa favorisce inoltre una comunicazione proattiva da parte delle aziende, anche tramite strumenti digitali interni, per rendere accessibili le informazioni retributive e prevenire conflitti.

Quando l’azienda deve giustificare il divario

In presenza di differenze retributive significative tra uomini e donne non giustificate da criteri oggettivi, il datore di lavoro è tenuto a fornire una motivazione adeguata. In questi casi possono essere coinvolti sindacati e organismi competenti per individuare misure correttive.

L’impostazione è orientata alla correzione delle disuguaglianze, non solo alla sanzione.

Monitoraggio e applicazione delle regole

Per garantire l’effettività delle nuove disposizioni è previsto un sistema di monitoraggio affidato a un organismo nazionale. Il compito è valutare l’impatto della normativa, promuovere buone pratiche e individuare eventuali criticità applicative.

Trasparenza retributiva e tutela dei diritti

La riforma segna un passaggio importante: la parità salariale non è più affidata esclusivamente a un principio astratto, ma sostenuta da obblighi informativi, criteri oggettivi e strumenti di controllo. La trasparenza retributiva diventa così uno strumento concreto di tutela dei diritti e di prevenzione delle discriminazioni.

Cosa cambia per lavoratori e aziende

Per i lavoratori

  • diritto a conoscere la propria retribuzione e quella media dei colleghi comparabili;
  • maggiore trasparenza già nella fase di assunzione;
  • strumenti più semplici per individuare e dimostrare eventuali discriminazioni;
  • rafforzamento delle tutele senza dover ricorrere subito al contenzioso.

Per le aziende

  • obbligo di indicare retribuzioni o fasce retributive negli annunci;
  • divieto di chiedere informazioni sulla retribuzione pregressa;
  • necessità di sistemi di inquadramento chiari e neutrali;
  • maggiore attenzione all’organizzazione interna e alla documentazione delle scelte retributive.

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