Contributi a fondo perduto dl Sostegni: cosa fare se l’IBAN è errato?

I contributi partita Iva possono essere ottenuti con domanda ad hoc, ma attenzione a cosa si indica e, in particolare, all'IBAN.


I contributi a fondo perduto sono stati appena varati dal recente dl Sostegni, come abbiamo già avuto modo di notare. Per ottenere detti ristori destinati alle partite Iva, gravemente penalizzate negli ultimi mesi a causa della pandemia e delle conseguenze legate al lockdown per ragioni sanitarie, è necessario però rispettare tutta una serie di istruzioni, tra cui l’indicazione dell’IBAN  corretto nell'”Istanza per il riconoscimento del contributo a fondo perduto Decreto Sostegni“.

Bisogna prestare molta attenzione proprio a quest’ultimo elemento, giacchè sbagliare detto codice identificativo può comportare lo scarto della domanda; o, comunque, dei consistenti ritardi del versamento dei contributi partita Iva, da parte dell’Agenzia delle Entrate. Non solo. Come vedremo meglio più avanti, è attiva una procedura su internet, valevole laddove la banca, a seguito del versamento da parte dell’Amministrazione finanziaria, storni l’accredito, in ragione di un IBAN sbagliato.

Cerchiamo, dunque, di fare chiarezza e capire come comportarsi in caso di IBAN sbagliato e come porvi rimedio.

Contributi a fondo perduto: che cosa sono in breve

Prima di soffermarci nello specifico sulla questione dell’IBAN sbagliato, ricapitoliamo i tratti essenziali dei nuovi contributi a fondo perduto per le partite IVA, di cui al recente dl Sostegni.

Come accennato, il primo maxi provvedimento economico del Governo presieduto dall’ex numero uno BCE ha, tra le sue finalità, quella di intervenire a supporto degli operatori economici più duramente colpiti dall’emergenza sanitaria; e dalle restrizioni che ne sono derivate. Lo stanziamento è notevole, trattandosi – appunto – di contributi ‘a fondo perduto’; d’altronde lo scostamento di bilancio pari a 32 miliardi di euro, approvato qualche mese fa dal Parlamento, mirava anche a poter varare questa ulteriore tipologia di aiuti economici.

La platea dei destinatari dei nuovi contributi a fondo perduto è piuttosto vasta. Ecco in sintesi chi sono:

  • soggetti che svolgono attività d’impresa; di arte; o professione; o di reddito agrario (inclusi i professionisti appartenenti a ordini professionali, prima esclusi);
  • titolari di partita IVA (anche in regime forfettario)
  • residenti o soggetti comunque stabiliti in Italia.

Non possiamo non rimarcare che una delle maggiori novità, che differenzia detti ‘sostegni’ dai precedenti ‘ristori’ del Governo Conte, è data dal fatto che questi contributi sono rivolti potenzialmente a tutti; senza distinguere per attività – infatti non sono applicati i discussi i codici ATECO – o per regime fiscale  – potranno quindi richiederlo anche le partite Iva forfettarie –  o per aree di appartenenza dei contribuenti interessati. Tuttavia, per ulteriori e maggiori dettagli, rimandiamo alla nostra guida sui contributi a fondo perduto.

Riportare l’IBAN correttamente è essenziale per incassare il contributo

Come accennato all’inizio, l’indicazione di un IBAN scorretto è tutt’altro che un errore infrequente, tanto da poter tranquillamente affermare che – in sede di compilazione della domanda per i contributi a fondo perduto –  l’indicazione di un IBAN scorretto determina lo scarto della richiesta o ritardi nel pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Tra gli elementi da includere obbligatoriamente nella domanda per i contributi a fondo perduto, c’è – ovviamente – anche l’IBAN, ossia  il codice identificativo del conto corrente (e della banca in cui si trova), su cui si richiede l’accredito dei contributi a fondo perduto. L’IBAN, in particolare, deve essere correttamente scritto dai soggetti che optano per il contributo tramite accredito diretto su c/c. Invece, coloro che scelgono l’utilizzo della somma spettante come credito d’imposta in compensazione, non sono tenuti a questo obbligo.

Inoltre, l’IBAN di cui alla domanda per i contributi a fondo perduto non soltanto deve essere esatto, ma anche e soprattutto deve fare riferimento ad un conto corrente intestato o cointestato a colui che fa richiesta dell’aiuto economico. Ciò in termini pratici significa che non si può usare il c/c di un terzo soggetto, neanche familiare o convivente. Anzi, il Fisco è molto attento su questo aspetto, tanto che se non registra corrispondenza fra i due dati, la domanda sarà scartata.

Attenzione anche al codice fiscale: i controlli formali dell’Agenzia delle Entrate

In base a quanto stabilito dal dl Sostegni, sappiamo che è stato lasciato sostanzialmente invariato il meccanismo dei controlli e delle sanzioni, in caso di percezione indebita di contributi. In particolare, detti controlli sono sia preventivi (detti formali), che successivi (detti approfonditi). I primi sono svolti dal Fisco, subito dopo la trasmissione della domanda per i contributi e la sua presa in carico.

Invece, circa la seconda tipologia di controlli, il riferimento da farsi è al decreto Rilancio, in merito ai controlli antimafia e il protocollo d’intesa siglato dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza nel 2020.

Attenzione dunque alla corrispondenza che deve esservi tra IBAN indicato nella domanda per i contributi a fondo perduto, e il codice fiscale: infatti, detta corrispondenza è uno degli elementi esaminati in sede di controlli formali da parte del Fisco, nella fase di lavorazione della domande presentate. In caso di incongruenza, la inevitabile conseguenza è lo scarto della domanda in oggetto. Tuttavia, il contribuente ha diritto di fare una nuova domanda, questa volta corretta, entro la scadenza del 28 maggio.

Tuttavia, non sempre il codice indicato è scorretto, e nonostante ciò possono aversi dei problemi. Infatti, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che, se la domanda è scartata per invalidità dell’IBAN, il contribuente farà bene a controllare comunque l’esattezza del codice indicato nell’istanza. Non è infatti escluso che si riveli corretto e, in questa ipotesi, è necessario approfondire il motivo del mancato riscontro con la banca (ad es. c/c chiuso, IBAN non più valido causa fusione tra istituti di credito, c/c non intestato al soggetto che fa domanda).

L’istituto di credito storna l’accredito: che fare?

Non è finita qui. In tema di assegnazione dei contributi a fondo perduto, potrebbe insorgere un differente problema. Infatti, è possibile che l’Agenzia delle Entrate controlli la correttezza di tutti i dati forniti con l’istanza, dia di seguito l’ok al pagamento; ma poi il la banca storni l’accredito verso colui che ha fatto domanda.

Ciò per esempio può accadere per un conto non intestato al beneficiario o per IBAN non più valido. In dette circostanze, è possibile indicare all’Agenzia delle Entrate un nuovo IBAN valido, tramite il quale conseguire la ri-emissione del mandato di pagamento; servendosi di una specifica funzionalità internet, inclusa nell’area riservata del sito web dell’Agenzia.

Per concludere, attenzione ad un dettaglio pratico non di poco conto: a quest’ultima procedura può accedere soltanto il richiedente e non l’intermediario. E’ necessario fare il login, entrare  nella propria area riservata, e selezionare il percorso “Servizi per → Richiedere” nel menu principale, posizionato a sinistra dello schermo. Di seguito, occorre cliccare sulla voce IBAN per ri-emissione accrediti contributo a fondo perduto, e così immettere il codice esatto.

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