Partiamo da una domanda concreta arrivata in redazione, di quelle che sempre più spesso ci vengono rivolte da chi si muove tra Italia ed estero per lavoro. Non è un caso isolato, ma uno scenario ormai comune, fatto di rientri temporanei, contratti brevi e nuove partenze.
Proprio da questo quesito nasce l’idea di questo articolo: chiarire, in modo semplice ma preciso, quando si ha davvero diritto alla NASpI e quali sono le differenze tra chi perde il lavoro in Italia e poi si sposta all’estero e chi, invece, vive già fuori e rientra solo per lavorare qualche mese. E infine che succede se si parte per un viaggio durante la NASpI?
La domanda del lettore
“Buon pomeriggio! Ho la residenza fiscale all’estero. Ci sono problemi se lavoro in Italia per 4 mesi e poi faccio domanda per la NASpI?”
Grazie per averci scritto. La risposta, come vedremo, dipende da una distinzione fondamentale tra due situazioni molto diverse.
Primo caso: lavori in Italia e poi ti sposti all’estero
In questo scenario il diritto alla NASpI nasce in Italia. Se perdi il lavoro in modo involontario e hai i requisiti contributivi, puoi chiedere l’indennità e, successivamente, trasferirti in un altro Paese dell’Unione europea (o SEE o Svizzera) per cercare lavoro continuando a percepirla.
Non è però un passaggio automatico. Serve rispettare una procedura precisa.
Prima della partenza dall’Italia:
- Presentare la domanda di NASpI e Iscriversi al Centro per l’Impiego (DID) per ottenere il riconoscimento del diritto;
- Rimanere a disposizione in Italia (di norma per almeno 4 settimane), salvo autorizzazione alla partenza anticipata;
- Richiedere all’INPS il documento U2, indispensabile per esportare la prestazione;
- Comunicare la partenza al Centro per l’Impiego, dichiarando l’indisponibilità in Italia.
Dopo il trasferimento all’estero:
- Recarsi in un Paese UE/SEE/Svizzera per cercare lavoro;
- Iscriversi entro 7 giorni ai servizi per l’impiego del Paese di destinazione;
- Rispettare le regole del nuovo Stato, partecipando a controlli e iniziative di ricerca attiva;
In questo caso quindi si potrà continuare a percepire la NASpI, che resta pagata dall’INPS, ma bisogna tener conto della durata della disoccuazione, normalmente fino a 3 mesi, con possibile proroga a 6.
In questo caso, cioè, il diritto nasce in Italia e può essere “portato” temporaneamente all’estero seguendo le regole europee.
Tutto questo passaggio è ben descritto in una guida dell’Inps a questo link
Secondo caso: vivi all’estero, lavori qualche mese in Italia e chiedi la NASpI
Questo è il caso più delicato ed è esattamente quello della domanda, cioè il lavoratore si è trasferito già all’estero con residenza fiscale all’estero (iscritto AIRE), torna a lavorare in Italia per qualche mese e poi vuole tornare all’estero.
Qui la questione non riguarda tanto la residenza fiscale all’estero in sé, quanto piuttosto il requisito della disponibilità al lavoro, che è indispensabile per ottenere e mantenere la NASpI.
I requisiti contributivi: apparentemente ci sei
Dal punto di vista contributivo, lavorare in Italia per 4 mesi ti mette in una posizione favorevole. Infatti si raggiungono le 13 settimane di contribuzione che servono per poter ottenere la NASpI. Questo significa che, sulla carta, il diritto potrebbe anche esserci.
Tuttavia il punto decisivo è un altro.
Per ottenere la NASpI devi:
- essere disoccupato involontario;
- essere iscritto al Centro per l’Impiego in Italia e essere immediatamente disponibile a lavorare (DID);
- iscriverti al SIISL e sottoscrivere il PAD (Patto di Attivazione Digitale);
- partecipare alle eventuali politiche attive del lavoro.
Questa “disponibilità” non è solo formale. Implica che tu sia concretamente presente in Italia, reperibile e pronto a partecipare a colloqui, convocazioni o offerte di lavoro.
Ed è qui che entra un aspetto spesso sottovalutato: la NASpI non è un semplice sussidio, ma una misura collegata alle politiche attive del lavoro, pensata per accompagnare il lavoratore verso una nuova occupazione.
Per questo motivo, se dopo il contratto torni subito all’estero, difficilmente potrai essere considerato disponibile al lavoro in Italia.
In poche parole, il diritto alla NASpI nasce e si mantiene solo se c’è un legame reale con il mercato del lavoro italiano.
Leggi anche: Guida completa e aggiornata alla NASpI 2026: requisiti, importi e calcolo
Terzo caso: viaggi all’estero durante la NASpI
C’è poi una situazione intermedia che crea spesso dubbi: cosa succede se sei già in NASpI e vuoi andare all’estero per un breve periodo o per una vacanza?
Qui bisogna distinguere.
Se si tratta di brevi viaggi o vacanze, in linea generale non è necessario fare comunicazioni. L’importante è restare comunque immediatamente disponibili al lavoro: significa poter rispondere rapidamente (di solito entro 24-72 ore) a eventuali convocazioni del Centro per l’Impiego o offerte di lavoro.
Se invece lo spostamento all’estero è più lungo o finalizzato alla ricerca di lavoro, si rientra nelle regole viste prima: bisogna comunicarlo e attivare la procedura per l’esportazione della NASpI (con documento U2).
Il punto chiave è sempre lo stesso: se durante la permanenza all’estero non sei reperibile o non rispetti gli obblighi previsti, la prestazione può essere sospesa o revocata.
Per questo, in caso di soggiorni prolungati, è sempre consigliabile informare il Centro per l’Impiego prima della partenza.
Il consiglio della redazione
Se la tua intenzione è tornare subito all’estero dopo i 4 mesi di lavoro, devi fare molta attenzione.
In teoria potresti anche presentare domanda di NASpI e questa potrebbe essere accolta. Il problema nasce dopo.
Nelle prime settimane successive alla domanda, infatti, potresti essere convocato dal Centro per l’Impiego per colloqui e attività legate alla ricerca di lavoro. Se sei già all’estero, non potresti rispettare questi obblighi.
Inoltre, l’INPS potrebbe verificare la tua posizione, anche attraverso i dati legati all’iscrizione AIRE. Se emerge che non sei effettivamente disponibile al lavoro in Italia, la prestazione può essere revocata.
A quel punto, non solo perderesti la NASpI, ma potresti essere chiamato a restituire anche le somme già percepite.
Se hai un dubbio simile o vuoi raccontarci il tuo caso, scrivici: la rubrica La Posta di Lavoro e Diritti nasce proprio per dare risposte concrete a situazioni reali come la tua.
