Brunetta e l'articolo 1 della Costituzione

Il Ministro Brunetta ha deciso che "l'art 1 della Costituzione non significa assolutamente nulla” e quindi, deve essere cambiato.

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Diciamo che l’anno 2010 non inizia sotto i migliori auspici: ieri, lunedi 4 gennaio, il nostro Ministro Brunetta ha deciso che la Costituzione così com’è non va proprio più bene e quindi, deve essere cambiata in toto, anche nei suoi principi fondamentali; ignorando che se si chiamano così (appunto principi fondamentali) qualcosa significherà!

Il ministro ha infatti esordito dicendo che “La riforma non dovrà riguardare solo la seconda parte della Costituzione, ma anche la prima. A partire dall’articolo 1: stabilire che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro non significa assolutamente nulla”.

Personalmente non ho nulla contro il Ministro Brunetta né tantomeno contro le riforme ma solo quando queste siano costruttive e per il bene del paese; tuttavia da giurista e amante della Costituzione quale sono, a sentir dire certe aberrazioni mi si drizzano i capelli!

Non è un caso che i nostri padri costituenti hanno intitolato la prima parte della Costituzione o meglio, gli articoli dall’ uno al dodici, “Principi fondamentali” ossia articoli che non possono essere oggetto di revisione costituzionale perché definiscono la forma di Stato e di governo dell’Italia e i principi cui deve ispirarsi.

La Carta fondamentale dedica al lavoro non solo l’art 1 :

L’Italia e’ una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranita’ appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

ma numerosi altri articoli come l’art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società;

l’art. 35 e altri ancora, proprio perchè il lavoro non è solo un rapporto economico, ma anche un valore sociale che nobilita l’uomo. Non è solo un diritto, bensì anche un dovere che eleva il singolo. Non serve ad identificare una classe. Nello stato liberale la proprietà aveva più importanza, mentre il lavoro ne aveva meno. I disoccupati senza colpa, non devono comunque essere discriminati.

Una cosa mi rincuora ed è sapere che i nostri Padri, avendo ben a mente cosa significa vivere in uno stato totalitario, privati dei diritti fondamentali, hanno creato la Costituzione Italiana che è una delle più garantiste e, diciamolo pure, una delle migliori tra le costituzioni del mondo; non solo.

Per evitare colpi di testa di futuri governanti del nostro paese, hanno previsto una Costituzione rigida nel senso che, per modificarla è necessario un procedimento parlamentare aggravato (non bastando la normale maggioranza) e che, le disposizioni aventi forza di legge in contrasto con la Costituzione vengono rimosse con un procedimento innanzi alla Corte Costituzionale.

Non so perchè il Ministro abbia fatto questa affermazione; forse per provocazione o forse perchè ha vedute più ampie rispetto all’art 1 (vedasi art 3 Costituzione); sono certa però che tale rimarrà: una provocazione e basta!

Diceva Calamandrei, illustre giurista:  “La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta, deve essere considerata, ed è, come un programma politico. La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato, diventato legge, che è obbligo realizzare”.

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