Brunetta: troppo garantista l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori

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Brunetta, parlando sui cd “bamboccioni” ha esordito dicendo che: “Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l'articolo 18 garantisce i padri, che sono ipergarantiti.

Ci risiamo; il Ministro Brunetta continua il suo attacco a testa bassa contro quelle che, fino a prova contraria, sono le basi della nostra società.

Dopo le precedenti e infelici esternazioni sulla opportunità (sempre a parere del ministro) di fare una legge che obblighi ad uscire i giovani di casa a diciotto anni e, dopo l’eresia di voler cambiare l’art.1 della Costituzione in quanto “non significa nulla”, nella trasmissione “Porta a Porta” andata in onda ieri 03 febbraio, il Ministro, parlando della polemica sui cd “bamboccioni” ha esordito dicendo che: “ Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori garantisce i padri, che sono ipergarantiti. Spendiamo troppo in cattivo welfare per i padri e troppo poco per i giovani. Spendiamo tantissimo per finte pensioni di invalidità e quasi nulla in incentivi per gli affitti e borse di studio per i giovani”.

Ma il ministro sa di cosa stiamo parlando? Conosce il nostro ordinamento o vive in un paese diverso dall’Italia? L’art. 18 dello Statuto dei lavoratori è una norma (anzi dire La norma) che vieta il licenziamento senza giusta causa ed è il risultato di dure lotte dei nostri predecessori. E’ una norma che è segno di grande civiltà (come ha detto anche Cofferati) che non tutti i paesi hanno.

E’ soprattutto una norma che permette ai lavoratori di svolgere il proprio compito con tranquillità e serenità evitandoci così, di vivere sotto continuo stress e liberi dall’ansia di vederci “messi alla porta” solo perchè, non andiamo più a genio al nostro datore di lavoro.

Questo articolo prevede la cd. “tutela reale” in caso di inefficacia o annullamento del licenziamento:

il giudice, ordina la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno patito dal dipendente, liquidando un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto, dal giorno del licenziamento sino a quello della effettiva reintegrazione (nonchè al versamento dei contributi previdenziali).

E allora, (come direbbe qualcuno) che c’azzecca tutto ciò con la precarietà e la flessibilità del lavoro che noi giovani stiamo subendo in questo particolare periodo storico? Sicuramente non è la causa né tantomeno (l’eventuale abrogazione) la soluzione di tutti i mali! A me sembra piuttosto l’ennesimo attacco a quelli che sono i sacrosanti diritti dei lavoratori e che, mai come oggi devono essere garantiti e rispettati da tutti e, in primis dal nostro Governo.

Credo che le cause di tanta precarietà debbano essere ricercate altrove e che, non sarebbe una soluzione licenziare (ingiustamente e senza motivo) un padre di famiglia per far spazio al proprio figlio.

E’ vero che in Italia si spende poco per i giovani ma questo, non è per colpa dell’Art. 18 Statuto dei lavoratori; credo semplicemente che il nostro governo (e non me ne voglia nessuno) su certe cose sia un pò “distratto” pertanto, sarà bene che si inizi a pensare seriamente al lavoro, agli aiuti per chi non ne ha e, soprattutto che si inizi una riconversione del sistema produttivo italiano che sia in grado di garantire un posto di lavoro, non di minacciarlo!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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