Il lavoro interinale dopo l'adeguamento alla direttiva 2008/104/CE

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Il contratto di somministrazione lavoro (lavoro interinale), dopo le modifiche apportate dal d.lg. 24/2012 in recepimento della direttiva UE 104/2008

Lo scorso 22 marzo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nr 69, il testo del d.lgs. nr. 24/2012, sulla somministrazione lavoro, recante, “Attuazione della direttiva 2008/104/CE, relativa al lavoro tramite agenzia interinale”. Avevamo già accennato, a grandi linee, il contenuto del provvedimento. Vediamolo ora nel dettaglio.

A mente dell’art 1 del decreto, questo provvedimento riguarda tutti i lavoratori a tempo determinato ed indeterminato dipendenti dalle agenzie di somministrazione di cui all’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.

I contratti collettivi nazionali, stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente piu’ rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro, possono applicare o introdurre disposizioni piu’ favorevoli per i lavoratori di quelle previste dal presente decreto.

In merito  all’iscrizione delle agenzie per il lavoro all’Albo informatico di cui all’articolo 4 del decreto, nonche’ in ordine al possesso dei requisiti giuridici e finanziari di cui all’articolo 5 del medesimo decreto, retano valide le diposizioni fissate dal d.lgs. 276/2003.

Definizione di contratto di somministrazione lavoro (art. 2)

L’art 2, sostituisce la definizione contenuta nel d.lgs. 276/2003 (sempre all’art.2) di “somministrazione lavoro”; ora si parla chiaramente di “contratto di somministrazione lavoro” inteso come  il contratto avente ad oggetto la fornitura professionale di manodopera, a tempo indeterminato o a termine, ai sensi dell’articolo 20”.

Si da, con l’aggiunta del punto a-bis all’art 2 del d.lgs. 276/2003, una definizione di “missione” inteso come

il periodo durante il quale, nell’ambito di un contratto di somministrazione di lavoro, il lavoratore dipendente da un’agenzia di somministrazione di cui all’articolo 4, comma 1, lettere a) e b), è messo a disposizione di un utilizzatore di cui all’articolo 20, comma 1, e opera sotto il controllo e la direzione dello stesso.

Anche  le “ condizioni di base e di lavoro” e, il concetto di “occupazione” sono puntualmente definiti dalla lettere a-ter dell’art 2 del decreto in questione. Si fa riferimento al “trattamento economico, normativo e occupazionale previsto da disposizioni legislative, regolamentari e amministrative, da contratti collettivi o da altre disposizioni vincolanti di portata generale in vigore presso un utilizzatore, ivi comprese quelle relative: 1) all’orario di lavoro, le ore di lavoro straordinario, le pause, i periodi di riposo, il lavoro notturno, le ferie e i giorni festivi; 2) alla retribuzione; 3) alla protezione delle donne in stato di gravidanza e i in periodo di allattamento, noncheè la protezione di bambini e giovani; la parità di trattamento fra uomo e donna, nonche’ altre disposizioni in materia di non discriminazione”.

Sanzioni (art.3)

L’art 3 del d.lgs. 24/2012, modifica l’art 18 del d.lgs 276/2003 in tema di sanzioni, aggiungendo il comma 3-bis con il quale si puniscono le violazioni in tema di trattamento economico inferiore a quello dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore e con le medesime mansioni. La sanzione valevole sia per l’utilizzatore che per il somministratore è una sanzione amministrativa compresa tra 250 e 1250 euro.

Inoltre si aggiunge il comma 4-bis secondo cui:

“Fatte salve le ipotesi di cui all’articolo 11, comma 2, e’ punito con la sanzione penale prevista dal comma 4,(ossia con la pena alternativa dell’arresto non superiore ad un anno e dell’ammenda da Euro 2.500 a Euro 6.000), chi esige o comunque percepisce compensi da parte del lavoratore in cambio di un’assunzione presso un utilizzatore ovvero per l’ipotesi di stipulazione di un contratto di lavoro o avvio di un rapporto di lavoro con l’utilizzatore dopo una missione presso quest’ultimo.

In queste ipotesi, in aggiunta alla sanzione penale e’ disposta anche la cancellazione dall’albo.

Si fa salvo l’art 11 comma 2 dove si stabilisce che il divieto di percezione di compensi non trova applicazione per specifiche categorie di lavoratori altamente professionalizzati o per specifici servizi offerti dai soggetti autorizzati o accreditati, previa autorizzazione della contrattazione collettiva.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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