Lavoro nero e caporalato, conclusa indagine della Camera

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Lo scorso 26 maggio, la Camera ha approvato il documento finale in merito all’indagine conoscitiva svolta dalla XI Commissione della Camera sul lavoro nero, il caporalato e lo sfruttamento di manodopera straniera; documento che individua una serie di possibili interventi volti a fronteggiare tali fenomeni.

La Commissione, ha proceduto ad una serie di audizioni,  nelle quali sono intervenute i rappresentanti delle parti sociali (Confindustria e organizzazioni sindacali, quali CGIL, CISL, UIL e UGL), delle associazioni di categoria dei settori maggiormente coinvolti (ANCE, Coldiretti, Confagricoltura e CIA), operatori del mercato del lavoro (Consiglio nazionale consulenti del lavoro), enti previdenziali e assistenziali (INAIL e IPSEMA), di istituzioni, anche pubbliche, e centri di studio, ricerca e statistica (ISTAT, Censis ed Eurispes), associazioni che agiscono nel settore del volontariato (CARITAS e Medici senza frontiere), nonché del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL).

Al termine delle audizioni è intervenuto il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi che ha presentato l’indagine  “I fenomeni distorsivi del mercato del lavoro: lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera del 2009.

“Il documento conclusivo dell’indagine (approvato con il voto favorevole dei gruppi di opposizione e l’astensione della Lega nord, che ha espresso riserve in merito alle proposte riguardanti il ruolo della manodopera straniera e vari profili connessi ai fenomeni migratori) sottolinea che occorre rifuggire dalla tentazione di fornire ricostruzioni astratte, avulse dai contesti sociali ed economici del Paese, che sono fortemente differenziati a seconda della zona geografica presa a riferimento.

Il lavoro nero sembra infatti presentare caratteristiche più strutturali nel Mezzogiorno, mentre appare più legato a forme di evasione ed elusione fiscale nel Nord d’Italia. In linea generale, pertanto, occorre muoversi con un approccio integrato, che preveda la collaborazione e la concertazione di diversi soggetti istituzionali e non, nonché la messa in campo di vari interventi di natura economica, culturale, politica, repressiva, preventiva, fiscale e di regolazione dei flussi migratori, che sappiano coesistere nell’ambito di un progetto di azioni coerenti e coordinate tra di loro, capaci di orientare le azioni pubbliche nel nuovo contesto internazionale caratterizzato dalla liberalizzazione dei servizi e dalla libera circolazione delle persone.

Per quanto concerne, in primo luogo, i profili connessi alle politiche migratorie, preso atto della rilevanza strategica assunta dalla manodopera straniera nel nostro attuale sistema economico e produttivo (a causa di evidenti ragioni demografiche e culturali che hanno condotto i giovani italiani ad abbandonare talune forme di impiego, ritenute non più qualificate e remunerative), il documento evidenzia la necessità di semplificare le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno a favore degli stranieri regolarmente presenti sul territorio, estendere il periodo di soggiorno per ricerca di lavoro (oggi limitato a 6 mesi) e sburocratizzare le normativa sul rinnovo dei permessi stagionali.

Partendo dalla constatazione che il lavoro nero costituisce un elemento di alterazione della competizione tra imprese, occorre poi introdurre strumenti volti a premiare i comportamenti imprenditoriali virtuosi e a sanzionare pesantemente i trasgressori.

Appare necessario, poi, promuovere lo sviluppo di enti bilaterali capaci di svolgere attività di collocamento, di formazione e di promozione della salute dei lavoratori, che operino in sussidiarietà rispetto alle funzioni pubbliche, al fine di garantire una forma preventiva di controllo sociale del territorio e di intervenire sulle dinamiche socio-economiche che preludono a fenomeni distorsivi del mercato del lavoro.

Sul versante dei controlli è indispensabile rafforzare e coordinare l’attività ispettiva.
Per quanto concerne il fenomeno del caporalato occorre riflettere sull’opportunità di introdurre norme volte a far valere la responsabilità civilistica degli amministratori di fatto e ad assicurare protezione sociale ai lavoratori  che denunciano gli sfruttatori (prevedendo a loro favore il rilascio del permesso di soggiorno); inoltre, occorre monitorare attentamente gli “pseudo” appalti di servizi (che spesso nascondono una fraudolenta fornitura di manodopera) e alleggerire il carico burocratico in capo alle agenzie di somministrazione, al fine di creare un mercato più concorrenziale. Va attentamente valutata, inoltre, l’introduzione di nuove fattispecie penali volte a sanzionare più duramente lo sfruttamento di manodopera.

Infine, l’indagine ha evidenziato l’esigenza di fronteggiare con mezzi adeguati anche il recente fenomeno del “lavoro in bianco”, che si sostanzia in un abuso delle tutele da parte di soggetti che usufruiscono di prestazioni previdenziali o di integrazione del reddito pur non avendone titolo”.

Speriamo che le conclusioni contenuto in questo documento della Camera, non rimangano solo sterili parole messe nero su bianco me, si traducano e, anche al più presto in norme (anche penali) che possano eliminare questo odioso fenomeno di cui la nostra bella Italia è piena.

fonte: www.camera.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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