Lavoro nero: sottratti 20 miliardi di euro l’anno alle casse dello Stato

La Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha analizzato i dati del lavoro nero nel 2017, ne esce fuori un quadro davvero sconfortante.

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Su 160.347 aziende ispezionate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, quasi il 65% di esse risulta avere almeno un rapporto di lavoro in nero.  Una situazione che genera una perdita di oltre 20 miliardi di euro all’anno allo Stato Italiano. I nuovi dati del 2017 analizzati dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro hanno registrato una nota negativa sul numero di lavoratori in nero in Italia.

Infatti, i dati sono in aumento di 1,53% rispetto all’anno 2016. Ma vediamo quali sono le irregolarità più frequenti e quali rischi corre il datore di lavoro se non procede con una regolare assunzione.

Lavoro in nero: Le irregolarità più frequenti

Nonostante il cambiamento delle tecniche di controllo da parte dei servizi ispettivi, il numero dei rapporti di lavoro in nero è aumentato di 1,53 punti di percentuale rispetto al 2016. Sulla base dei dati analizzati dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro, è possibile stimare che i lavoratori che non hanno un regolare contratto di lavoro in Italia sono quasi 1 milione e 538 mila unità.  

Il settore con la più alta percentuale di lavoro completamente sommerso oppure parzialmente sommerso, è quello dell’edilizia. Ma negli ultimi anni si registra un aumento notevole anche in altri settori come ad esempio quella della ristorazione.

Le irregolarità più frequenti emerse nelle aziende ispezionate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, sono le seguenti:

  • Mancato assoggettamento a Inps, Inail e Irpef;
  • Rapporti avvianti in part-time che invece risultano a tempo pieno;
  •  Lavoro completamente sommerso, meglio conosciuto come lavoro a nero.

Gli ultimi dati del primo semestre del 2018, registrano un’ulteriore aumento di lavoratori senza un regolare contratto. Infatti, negli ultimi sei mesi sono stati adottati 9 provvedimenti di sequestro e il deferimento di 60 persone all’Autorità Giudiziaria, di cui una in stato di arresto e 47 in stato di libertà.

Ma come risolvere il problema del lavoro in nero? Qui di seguito vedremo come denunciare un’irregolarità e quali sono i rischi per le aziende che non assumono con un regolare contratto.

Come denunciare il lavoro nero

Sicuramente una delle soluzioni più efficaci per poter ridurre drasticamente la percentuale di lavori a nero, è quella di denunciare queste irregolarità. Come denunciare?

Denunciare queste irregolarità è molto semplice, infatti, bisognerà rivolgersi all’ufficio dell’Ispettorato provinciale del Lavoro della vostra provincia oppure segnalare alla Guardia di Finanza. Per incentivare le denunce, l’Ispettorato ha dichiarato che non è obbligatori dichiarare la propria identità, infatti, esse possono essere effettuate anche in forma anonima.

Subito dopo la segnalazione, la Guardia di Finanza è obbligata a recarsi presso l’azienda denunciata ed effettuare i relativi controlli di regolarità. Va sottolineato che la denuncia potrà essere effettuata da qualsiasi lavoratore, senza discriminazioni territoriali.

Quali sono le sanzioni per il lavoro in nero?

Un’altra soluzione per ridurre il lavoro in nero in Italia, è la sanzione amministrativa al datore di lavoro che assume personale in modo irregolare. Con l’introduzione del decreto attuativo del Jobs Act, le nuove sanzioni non saranno più legate alla singola giornata lavorativa in nero, ma la sanzione applicata è suddivisa in importi per fasce.

Importi delle sanzioni per lavoro in nero:

  • Da 1500 a 9000 euro per lavoro nero fino a 30 giorni;
  • 3000 a 18000 euro da 31 a 60 giorni di lavoro in nero;
  • Sanzione da 6000 a 36000 euro per Lavoro completamente sommerso oppure irregolare oltre 60 giorni.
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