Il 1° maggio 2021 in busta paga: quanto spetta e cosa c’è da sapere

Sabato 1° maggio è stata la festa dei lavoratori o del lavoro: quanto spetta in busta paga? Ecco cosa prevede la legge su questa festività.


Come è indicata la festività di sabato 1° maggio 2021 in busta paga? Il primo maggio è la festa del lavoro o festa dei lavoratori che dir si voglia ed è una festività nazionale di tipo civile. Per questa ragione, così come accade per le altre festività civili, i lavoratori dipendenti  troveranno questa giornata indicata nel cedolino paga con una retribuzione particolare rispetto alle altre, a seconda del giorno della settimana in cui si trova.

Vediamo quindi come viene computato il 1° maggio 2021 nello stipendio, ma prima riepiloghiamo quali sono le festività civili e religiose valide su tutto il territorio nazionale e cosa prevede in generale la normativa sulle festività cadenti di sabato.

Festività civili e religiose in Italia

La legge, oltre che la contrattazione collettiva di primo e di secondo livello, prevede il diritto del lavoratore ad assentarsi dal lavoro nei giorni festivi previsti dalla normativa vigente, ovvero nei giorni di festività civili e religiose.

Le festività comuni a tutti i lavoratori sono:

  • 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno che sono festività civili nazionali;
  • 1 gennaio, 6 gennaio, lunedì di Pasqua, 15 agosto, 1 Novembre, 8 dicembre, 25 dicembre, 26 dicembre che sono festività religiose nazionali;
  • vi è infine una data variabile per il Santo Patrono del comune in cui è ubicata l’unità produttiva dell’azienda e che normalmente è indicata nella contrattazione collettiva o di secondo livello.

Festività cadenti di sabato

Nel caso in cui la festività cada di sabato bisogna fare un discorso abbastanza complesso.

Per prima cosa la disciplina tratta in modo differente:

  • chi non lavora normalmente di sabato, in quanto l’azienda o il suo contratto individuale, prevedono la settimana corta, cioè la prestazione lavorativa si svolge dal lunedì al venerdì.
  • chi presta servizio ordinariamente nella giornata di sabato in quanto l’azienda, o il suo contratto individuale, prevede la normale settimana lavorativa dal lunedì al sabato.

Festività cadente di sabato in busta paga per chi lavora 6 giorni a settimana

In questo caso il dipendente che lavora 6 giorni su 7 e non lavora durante il 1° maggio (cadente di sabato), non beneficia di alcuna maggiorazione dello stipendio; questo perchè la festività risulta fruita e non può essere considerata non goduta. Cioè troverà una giornata retribuita in busta paga corrispondente al giorno di festa, nonostante non abbia lavorato.

Se il dipendente, di comune accordo con il datore di lavoro, decide di lavorare nel sabato festivo non potrà godere del riposo dovuto alla festività e ha diritto ad una retribuzione maggiorata sulla base di quanto stabilito dal CCNL applicato dall’azienda.

Festività cadente di sabato per chi ha la settimana corta

Nel caso di lavoratore con settimana corta, che lavora cioè 5 giorni su 7 dal lunedì al venerdì, e quindi non presta mai servizio di sabato la festività ecco come si considera la festività.

La stessa può essere considerata o meno festività non goduta a seconda di cosa stabilisce il CCNL applicato dall’azienda.

Generalmente per le festività cadenti nel giorno di riposo non domenicale ai lavoratori non spetta alcun compenso aggiuntivo in busta paga per il giorno festivo non goduto. La legge infatti stabilisce che le festività non godute sono retribuite solo se cadenti di domenica, sia in caso di paga mensilizzata che oraria.

Però il CCNL applicato dall’azienda può prevedere una disciplina di maggior favore in questi casi, e quindi prevedere che la festività cadente di sabato sia comunque considerata come festività non goduta e retribuita in busta paga. La stessa previsione può essere inerita nella contrattazione aziendale di secondo livello, o anche nel contratto individuale di lavoro.

In conclusione la festività cadente di sabato per chi lavora 5 giorni su 7 e per cui non vi è alcuna previsione migliorativa nel contratto, viene considerata come festività non goduta in busta paga e la stessa viene computata come riposo compensativo.

Sabato 1° maggio 2021 in busta paga

Tuttavia il discorso della festività non goduta non vale per il 1° maggio.

Infatti le festività civili nazionali del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno, sono sempre pagate; indipendentemente dalle previsioni del contratto collettivo applicato e dal giorno della settimana in cui cade (quindi anche di sabato).

Ciò appena enunciato non vale invece per le festività nazionali religiose per le quali bisognerà fare la distinzione per il sabato come descritto sopra.

Lavoro festivo il 1° maggio

Il lavoratore può essere chiamato a lavorare anche nel giorno di festività e quindi anche il primo maggio. Esempi classici sono i lavoratori del commercio e del turismo, della pubblica sicurezza o della Sanità.

In questi casi la legge prevede che nel caso di lavoro festivo il lavoratore ha diritto, oltre alla normale retribuzione della giornata lavorativa, anche ad una retribuzione maggiorata prevista dal contratto collettivo e in più ci verrà pagata la giornata di “Festività retribuita”.

Per approfondimenti vi rimandiamo alla lettura della nostra guida sul Lavoro festivo.

E’ obbligatorio lavorare nei festivi?

Ma è obbligatorio lavorare nei giorni di festività, ovvero nei giorni di calendario segnati di rosso. A differenza di altri diritti dei lavoratori, pensiamo ad esempio alle ferie (art. 36 della Costituzione) il diritto al riposo nei giorni festivi non è un diritto assoluto. Questo diritto non è cioè sancito dalla Costituzione, né regolato da una legge; per tale ragione vale ciò che prevedono i CCNL, gli accordi aziendali o di secondo livello, i contratti individuali, la giurisprudenza e la prassi in materia.

L’orientamento comune della Cassazione è concorde sul fatto che questo obbligo non può essere previsto nei CCNL, ma può essere previsto nel contratto individuale di lavoro.

In linea di massima quindi il lavoratore può rifiutarsi di lavorare nei giorni festivi, senza perdere il diritto alla normale retribuzione; tranne che l’obbligo non sia previsto da apposita clausola inserita nel contratto individuale di lavoro.

⭐️ Segui Lavoro e Diritti su Google News: clicca sulla stellina per inserirci nei preferiti.