Il 1° maggio in busta paga: quanto spetta e cosa c’è da sapere

Il 1° maggio è stata la festa dei lavoratori: quanto spetta in busta paga? Ecco cosa prevede la legge su questa festività detta anche "bonus".


Come è indicata la festività di domenica 1° maggio 2022 in busta paga? Il primo maggio è la festa dei lavoratori ed è una festività nazionale di tipo civile. Per questa ragione, così come accade per le altre festività civili, i lavoratori dipendenti troveranno questa giornata indicata nel cedolino paga con una retribuzione particolare rispetto alle altre, a seconda del giorno della settimana in cui si trova. Per quest’anno il giorno festivo era domenica, pertanto si tratterà di festività non goduta e la maggior parte dei lavoratori troveranno una sorta di bonus 1° maggio in busta paga come vedremo in seguito.

Vediamo quindi come viene computato il primo maggio 2022 nello stipendio, ma prima riepiloghiamo quali sono le festività civili e religiose valide su tutto il territorio nazionale e cosa prevede in generale la normativa sulle festività cadenti di domenica.

Quali sono le Festività civili e religiose in Italia

La legge, oltre che la contrattazione collettiva di primo e di secondo livello, prevede il diritto del lavoratore ad assentarsi dal lavoro nei giorni festivi previsti dalla normativa vigente, ovvero nei giorni di festività civili e religiose.

Le festività comuni a tutti i lavoratori sono:

  • 25 aprile, 1 maggio, 2 giugno che sono festività civili nazionali;
  • 1 gennaio, 6 gennaio, lunedì di Pasqua, 15 agosto, 1 Novembre, 8 dicembre, 25 dicembre, 26 dicembre che sono festività religiose nazionali;
  • vi è infine una data variabile per il Santo Patrono del comune in cui è ubicata l’unità produttiva dell’azienda e che normalmente è indicata nella contrattazione collettiva o di secondo livello.

Cosa accade con le festività cadenti di domenica

Nei casi in cui l’8 dicembre cade di domenica, non si ha la possibilità di godere di una giornata di riposo aggiuntiva. Questo è quindi il classico caso di festività non goduta. Lo stesso vale se cade di sabato per i lavoratori con calendario settimanale di 5 giorni su 7, ovvero che non lavorano il sabato.

L’articolo 5, comma 3 della Legge 260/1949 prevede testualmente:

Qualora la festività ricorra nel giorno di domenica, spetterà ai lavoratori stessi, oltre la normale retribuzione globale di fatto giornaliera, compreso ogni elemento accessorio, anche una ulteriore retribuzione corrispondente all’aliquota giornaliera.

Tradotto in parole più semplici ogni lavoratore in questa situazione percepisce una giornata aggiuntiva di retribuzione.

Domenica 1° maggio 2022 in busta paga: vale la festività non goduta?

Il discorso della festività non goduta non vale per il 1° maggio. Infatti le festività civili nazionali del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno, sono sempre pagate.

Indipendentemente dalle previsioni del CCNL (contratto collettivo) applicato e dal giorno della settimana in cui cade (quindi anche di sabato e negli altri feriali). Ecco perchè si può anche chiamare bonus 1° maggio in busta paga. Quindi che sia una festività goduta o meno per il primo maggio troveremo sempre una giornata retribuita in più in busta paga.

Ciò appena enunciato non vale invece per le festività nazionali religiose per le quali bisognerà fare la distinzione per i giorni feriali, il sabato e la domenica.

Lavoro festivo il 1° maggio

Il lavoratore può essere chiamato a lavorare anche nel giorno di festività e quindi anche il primo maggio. Esempi classici sono i lavoratori del commercio e del turismo, della pubblica sicurezza o della Sanità.

In questi casi la legge prevede che nel caso di lavoro festivo il lavoratore ha diritto, oltre alla normale retribuzione della giornata lavorativa, anche ad una retribuzione maggiorata prevista dal contratto collettivo e in più ci verrà pagata la giornata di “Festività retribuita”.

Per approfondimenti vi rimandiamo alla lettura della nostra guida sul Lavoro festivo.

E’ obbligatorio lavorare nei festivi?

Ma è obbligatorio lavorare nei giorni di festività, ovvero nei giorni di calendario segnati di rosso. A differenza di altri diritti dei lavoratori, pensiamo ad esempio alle ferie (art. 36 della Costituzione) il diritto al riposo nei giorni festivi non è un diritto assoluto. Questo diritto non è cioè sancito dalla Costituzione, né regolato da una legge; per tale ragione vale ciò che prevedono i CCNL, gli accordi aziendali o di secondo livello, i contratti individuali, la giurisprudenza e la prassi in materia.

L’orientamento comune della Cassazione è concorde sul fatto che questo obbligo non può essere previsto nei CCNL, ma può essere previsto nel contratto individuale di lavoro.

In linea di massima quindi il lavoratore può rifiutarsi di lavorare nei giorni festivi, senza perdere il diritto alla normale retribuzione; tranne che l’obbligo non sia previsto da apposita clausola inserita nel contratto individuale di lavoro.

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