Guida al CCNL commercio e terziario: la malattia

Guida al contratto del commercio C.C.N.L. per i dipendenti da aziende del teriziario, della distribuzione e dei servizi a cura della dott.ssa Monica Romano.

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Negli articoli che seguiranno andremo ad analizzare uno dei C.C.N.L. (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) più importanti nel panorama italiano, quello del commercio.

Tratteremo gli argomenti che più frequentemente suscitano domande fra i lavoratori partendo dalla malattia, tema piuttosto controverso dopo il rinnovo del contratto nazionale siglato a febbraio del 2011, che ha stabilito un “tetto massimo” di malattie indennizzabili dal datore di lavoro nell’anno solare.

Nei prossimi articoli affronteremo temi come la maternità, l’infortunio, le ferie e i permessi, le festività. Non mirando certamente all’esaustività rispetto a questi argomenti, vista la loro complessità, ci proponiamo di fornire ai lavoratori alcune informazioni di base utili alla comprensione del contratto.

La malattia nel contratto del commercio

Gli obblighi del lavoratore

  • Il lavoratore ha l’obbligo di comunicare tempestivamente la malattia al datore di lavoro. Trascorso un giorno dall’inizio dell’assenza senza alcuna comunicazione, l’assenza stessa potrà essere considerata ingiustificata.
  • Il lavoratore dovrà comunicare al datore di lavoro, entro due giorni dal rilascio, il numero di protocollo del certificato di malattia rilasciato dal medico curante o dall’ospedale in caso di ricovero ospedaliero o day hospital. Il numero di protocollo consente infatti al datore di lavoro di visualizzare il certificato on-line, tramite il sito dell’Inps.
  • Il lavoratore non è più tenuto ad inviare una copia del certificato medico all’Inps; è lo stesso medico curante a provvedere all’invio telematico del certificato all’Istituto. Il certificato medico deve essere prodotto entro il giorno successivo all’inizio dell’assenza. A questo proposito ricordiamo che il certificato medico non giustifica le giornate di assenza antecedenti il giorno precedente la data del rilascio.

Un esempio: il lavoratore è assente dal 18 al 22 giugno. Il certificato medico dovrà riportare come data di rilascio il 18 o al massimo il 19. E se la data di rilascio fosse tardiva, ad esempio il 20? La malattia sarebbe giusttificata (e pagata) a partire dal 20; i giorni 18 e 19 sarebbero considerati assenze ingiustificate e pertanto non verrebero retribuiti né dall’azienda, né dall’Inps.

  • Il lavoratore deve essere reperibile al domicilio indicato sul certificato medico di malattia dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 17.00 alle ore 19.00 per l’effetuazione di eventuali visite fiscali richieste dal datore di lavoro o dall’Inps.

Il pagamento della malattia

  • Per i primi tre giorni di malattia (la cosìdetta “carenza”) il lavoratore ha diritto al 100% della retribuzione, che sarà a totale carico del datore di lavoro (l’Inps non integra), ma solo per i primi due eventi nell’anno solare. Il terzo evento è infatti indennizzato solo al 66% (due terzi della retribuzione lorda giornaliera), il quarto al 50%. I periodi di carenza del quinto evento e dei successivi eventi nell’anno solare non sono indennizzati dal datore di lavoro. Questo significa che dal quinto evento in poi, al lavoratore verranno potranno essere trattenute in busta paga fino a tre giornate di lavoro, pari a 3/26 della retribuzione lorda mensile.
  • Per i giorni dal 4° al 20°, il lavoratore ha diritto al 100% della retribuzione, indipendentemente dal numero di eventi nell’anno solare. L’indennità di malattia è al 50% a carico dell’Inps e viene integrata dal datore di lavoro fino al raggiungimento del 100%.
  • Dal 21° fino al 180° giorno, il lavoratore ha diritto al 100% della retribuzione, anche in questo caso indipendentemente dal numero di eventi nell’anno solare. L’indennità di malattia è per il 66,66 % a carico dell’Inps e viene integrata dal datore di lavoro fino al raggiugnimento del 100%.

In quali casi il datore di lavoro è tenuto al pagamento dei giorni carenza indipendentemente dal numero di eventi

  • Per malattie con prognosi iniziale non inferiore a 12 giorni (considerando quindi i giorni di calendario intercorrenti fra la data in cui il lavoratore dichiara di essere ammalato e quella di prognosi riportate sul primo certificato rilasciato dal medico curante).
  • Per tutte le malattie successive all’accertamento dello stato di gravidanza della lavoratrice (certificato del ginecologo attestante la data presunta del parto).
  • Per ricovero day hospital o ricoveri ospedalieri.
  • Per sclerosi multipla progressiva o qualsiasi patologia grave che comporti tarapie salvavita.

Che cos’è il periodo di comporto

Il periodo di comporto è il periodo nel quale il lavoratore in malattia conserva il diritto alla conservazione del posto, trascorso il quale, il datore di lavoro potrà procedere al licenziamento.

Nel contratto del Commercio detto periodo non può superare i 180 giorni nell’anno solare.

La malattia in busta paga

La busta paga dovrà indicare:

  • L’importo della carenza;
  • L’indennità a carico dell’Inps (se la malattia supera i 3 giorni);
  • L’integrazione dell’indennità a carico del datore di lavoro.
  • Eventuali giornate di assenza per malattia non giustificate.

Oggi vi presento una nuova autrice di Lavoro e Diritti, si tratta della Dott.ssa Monica Romano, addetta paghe e contributi con diversi anni di esperienza alle spalle, praticante Consulente del Lavoro e appassionata della materia. Si prenderà la briga di spiegare in modo sintetico e accessibile a tutti alcuni fra i CCNL più rappresentativi del complesso mercato del lavoro. Una materia molto ostica come ben sappiamo. Buona lettura! Antonio Maroscia

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