Mobbing nel pubblico impiego, può essere il mio caso?

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Mi viene riconosciuta competenza, professionalità e dedizione, ma le mie richieste sono inascoltate. Può essere considerato mobbing?

Preg.mo Avvocato, mi rivolgo a Lei per un qualificato parere in merito. Accade questo (cerco di essere sintetico):

lavoro da 8 anni nello stesso ufficio (in realtà sono due unificati) della P.A. e da ormai 7 sono l’unico del mio ruolo (gli altri due hanno mansioni e qualifiche diverse). A parole mi viene riconosciuta competenza, professionalità e dedizione. Nonostante reiterate richieste di ausilio ai vari Dirigenti per avere altro personale in affiancamento, a tutt’oggi nulla però è avvenuto.

Ho chiesto allora di essere trasferito ad altro incarico (qualsiasi) ma anche recentemente, a seguito di colloquio con il Capo, mi viene chiaramente detto che non sanno come (con chi) sostituirmi (cioè per la mia esperienza e dedizione sarei diventato di fatto “insostituibile”, sic) e comunque che non hanno personale da assegnare anche perchè è evidente che tale ufficio, pur essendo delicato e tale da non poter assegnare il c.d. “primo che capita”, non è evidentemente tra le priorità della mia Amministrazione che, per altri uffici, sebbene già numericamente più consistenti, le risorse invece le ha trovate in questi anni e le trova.

Faccio presente al Capo che così vengo penalizzato due volte:

  1. per il settore in cui opero, in quanto non di interesse così strategico o tale da meritare comunque l’assegnazione di altro personale;
  2. personalmente, in quanto mi viene negata la possibilità di crescere professionalmente in altri settori, lasciandomi a lavorare in condizioni esasperanti per carico di lavoro e stress vario.

L’unica alternativa sarebbe quella di chiedere il trasferimento in altra città con tutti i costi annessi e connessi. Tutto ciò può essere considerata una forma, magari subdola di mobbing? Che rimedi ho contro una simile presa di posizione?

La ringrazio sin da ora per il tempo che potrà dedicare a questa mia.

Roberto

Gentile Roberto,

il Suo caso, da quello che mi scrive, non può essere considerato “mobbing” e non vedo molte alternative alla Sua situazione.

Continui a fare richieste di personale ausiliario rilevando che altrimenti non potrà più evadere i servizi assegnati, se proprio la situazione dovesse rimanere stagnante, potrebbe considerare l’ipotesi della mobilità volontaria in altra amministrazione o ente, così rimanendo nella Sua città.

Saluti.
Avv. Pietro Cotellessa

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Sull'Autore

Si laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Bologna nel 2000. Dal 2005 è convenzionato con primaria Organizzazione Sindacale presso la quale svolge attività di consulenza. Nel 2007 consegue il Master di II° livello in « Diritto e Processo del Lavoro » presso l’Università La Sapienza di Roma. Convenzionato con l'avvocatura INPS e INAIL dal 2011 al 2013. Attento alla formazione ed all’aggiornamento professionale, ha frequentato diversi corsi di specializzazione soprattutto in ambito giuslavoristico. Svolge l’attività di avvocato su tutto il territorio nazionale.

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