Imposta di bollo da 2 euro su fattura elettronica: come e quando si paga

Bollo da due euro sulle fatture elettroniche: ecco regole, tempistiche e procedura da seguire per le partite IVA forfettarie.


Dal 1° luglio, i contribuenti in regime forfettario non possono più fatturare in formato cartaceo, tranne se nel periodo d’imposta precedente hanno fatturato meno di 25000 euro a ragguaglio. Dunque, predisposizione, emissione e invio della fattura, dovranno avvenire telematicamente in formato elettronico. La fattura deve transitare cioè dal Sistema di interscambio, Sdi con modalità e tempistiche previste dalla legge.

Al contempo diventano elettroniche anche: la conservazione delle fatture nonché l’apposizione dell’imposta di bollo da due euro ove necessaria. Proprio su tale ultimo aspetto ci soffermeremo oggi.

Fattura elettronica forfettari: cosa sapere

Ciò che è cambiato dal 1° luglio, con il passaggio dal cartaceo al formato elettronico, non è solo la predisposizione e l’invio della fattura.

Infatti, come anticipato in premessa, diventa elettronica anche:

  • la conservazione delle fatture attive e passive,
  • il pagamento dell’imposta di bollo.

Per il pagamento dell’imposta di bollo valgono le regole di seguito esposte.

Bollo da 2 euro su fattura: quando si applica

Ricordiamo comunque che l’imposta di bollo, con importo pari a 2 euro, si applica sulle fatture:

  1. aventi per oggetto le operazioni non soggette a IVA
  2. di importo superiore a 77,47 euro.

L’importo del bollo è generalmente a carico di colui che emette la fattura, salvo diversi accordi tra le parti; in ogni caso per la fattura elettronica sarà sempre colui che emette la fattura a versare materialmente tale importo (o la somma dei vari bolli sulle fatture emesse).

Come pagare il bollo da 2 euro sulle fatture elettroniche

Considerato che è materialmente impossibile applicare il talloncino cartaceo sulle fatture elettroniche, i forfettari per assolvere al pagamento dell’imposta di bollo, nella compilazione della fattura, devono procedere a spuntare la dicitura  “SI” del campo “Bollo Virtuale” (vedi tracciato record fattura elettronica).

Tutte le fatture per le quali è stata effettuata la spunta del pagamento dell’imposta di bollo, saranno conteggiate dall’Agenzia delle entrate.

Sul portale Fatture e corrispettivi dell’Agenzia delle entrate,  tramite l’apposita sezione dedicata al bollo sulle fatture elettroniche, il contribuente potrà effettuare il relativo pagamento.

In particolare, l’Agenzia delle entrate, circa 15 giorni prima della scadenza per il pagamento del bollo, metterà a disposizione del contribuente il conteggio definitivo dell’imposta di bollo da versare. Il conteggio tiene conto anche delle fatture segnalate dall’Agenzia delle entrate per le quali il contribuente, pur essendo tenuto, non ha indicato il pagamento dell’imposta di bollo (vedi cosiddetto elenco B). Se successivamente ha confermato la correzione del Fisco.

Quando si paga l’imposta di bollo sulla fattura elettronica

Detto ciò, il bollo sulle fatture elettroniche potrà essere pagato alle scadenze di seguito riportate:

  • bollo fatture 1° trimestre, da pagare entro il 31 maggio;
  • 2° trimestre da pagare entro il 30 settembre;
  • 3° trimestre, da pagare entro 30 novembre;
  • 4° trimestre, entro il 28 febbraio anno N+1.

Il pagamento potrà avvenire, indicando nella suddetta sezione del portale Fatture e corrispettivi il codice Iban del conto corrente di addebito delle somme dovute a titolo di imposta di bollo. E’ comunque possibile stampare l’F24 e procedere al pagamento tramite i canali tradizionali.

Pagamento del bollo in base alle nuove regole del decreto semplificazioni

Il Decreto numero 73 del 2022, nuovo decreto semplificazioni, ha rivisto le soglie entro le quali è possibile rimandare il pagamento del bollo al trimestre successivo.

In base alle previsioni di cui all’art.6 del D.M. 16 giugno 2014:

  • se l’imposta di bollo complessivamente dovuta sulle fatture elettroniche emesse nel primo trimestre non supera le 250 euro, il contribuente, in luogo della scadenza ordinaria, può procedere al pagamento entro il termine previsto per il versamento dell’imposta relativa al secondo trimestre solare dell’anno di riferimento (vedi paragrafo precedente);
  • qualora l’importo dell’imposta di bollo relativa fatture emesse nei primi due trimestri,  non supera complessivamente l’importo di 250 euro, il pagamento  può essere effettuato entro il termine previsto per il versamento dell’imposta relativa al terzo trimestre (vedi paragrafo precedente).

Con l’intervento del decreto semplificazioni, ogni riferimento all’importo di 250 euro, viene sostituito con la parola 5.000 euro. La soglia per rimandare il pagamento viene difatti innalzata da 250 euro a 5.000 euro.

Difatti, imprese e professionisti avranno più tempo per pagare l’imposta di bollo.

Attenzione, tale novità si applicherà alle fatture emesse dal 1° gennaio 2023 in avanti.

Per le fatture emesse fino al 31 dicembre 2022, varrà ancora il riferimento all’importo di 250 euro.

Cosa succede in caso di ritardato, omesso o insufficiente versamento

In caso di ritardato, omesso o insufficiente versamento, l’Agenzia delle entrate comunica al contribuente sul portale Fatture e corrispettivi:

  • l’ammontare dell’imposta,
  • della sanzione amministrativa del 30% (articolo 13, comma 1, del D.Lgs 471/1997), ridotta ad un terzo, nonche’
  • degli interessi dovuti fino all’ultimo giorno del mese antecedente a quello dell’elaborazione della comunicazione.

Attenzione: se il contribuente non paga gli importi sono iscritti a ruolo.

Come fare il ravvedimento operoso dell’imposta da bollo di 2 euro sulla e-fattura

Con lo stesso stesso servizio web è possibile ravvedere, ovvero procedere al ravvedimento operoso anche dell’omesso o carente versamento dell’imposta di bollo.

Ad ogni modo, il servizio web rilascia la prima ricevuta a conferma dell’inoltro della richiesta di addebito e la seconda ricevuta con l’esito del pagamento.

Il contribuente che non adempie al versamento dell’imposta, anche in ravvedimento, è attenzionato dal Fisco. Infatti, l’Agenzia delle entrate invia apposita comunicazione al proprio indirizzo PEC (presente in INIPEC) contenente:

  1. codice fiscale, denominazione, cognome e nome del cedente/prestatore;
  2. numero identificativo della comunicazione, anno d’imposta e trimestre di
    riferimento;
  3. codice atto, da riportare nel modello di pagamento F24, in caso di versamenti collegati all’anomalia segnalata;
  4. gli elementi informativi relativi all’ anomalia riscontrata;
  5. l’ammontare dell’imposta ,della sanzione (articolo 13, comma 1, del D.Lgs 471/1997 con riduzione ad 1/3) nonché degli interessi dovuti.

Entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione, il contribuente, anche per il tramite di un intermediario, può fornire chiarimenti in merito ai pagamenti dovuti.

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