Il congedo di maternità e di paternità

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Continuando la trattazione della normativa sulla maternità, approfondiremo la materia del congedo di maternità e paternità.

Continuando la trattazione della normativa sulla maternità, approfondiremo la materia del congedo di maternità e paternità.

Una premessa è d’obbligo: a parte il periodo di astensione obbligatoria prevista dalla legge, ricordiamoci che le lavoratrici gestanti hanno il diritto ad usufruire di permessi retribuiti per effettuare esami prenatali, accertamenti clinici e visite mediche specialistiche, qualora questi dovessero essere eseguiti durante l’orario di lavoro.

Per poter usufruire di tali permessi è sufficente richiederli all’azienda (per iscritto o verbalmente) secondo le modalità previste dalla ditta e, successivamente alla visita, la “futura madre” dovrà presentare la documentazione giustificativa attestante la data e l’orario di effettuazione degli esami.

La legge prevede un periodo di astensione obbligatoria (cd. Congedo di maternità) in cui è assolutamente vietato adibire le donne al lavoro. Tale periodo decorre dai due mesi antecedenti la data presunta del parto fino ai tre mesi successivi al parto.

Il congedo per la maternità può essere anticipato rispetto al minimo obbligatorio previsto (5 mesi):

  • a tre mesi dalla data presunta del parto, quando la lavoratrice è occupata in lavori che per l’avanzato stato di gravidanza devono ritenersi pregiudizievoli o gravosi ;

Una ulteriore anticipazione del congedo è concessa quando:

  • vi sono gravi complicanze della gravidanza o preesistenti forme morbose che potrebbero essere aggravate dalla gravidanza, rilevate a seguito di apposito accertamento medico richiesto dalla lavoratrice;
  • le condizioni di lavoro e ambientali sono ritenute pregiudizievoli alla madre e al bimbo;
  • la lavoratrice non può essere spostata ad altre mansioni.

L’ interdizione anticipata, in quest’ultimo caso è esclusa se è possibile spostare la lavoratrice anche fuori dalla unità produttiva in cui è inserita. E’ necessario comunque il consenso della stessa e che, nella nuova sede vi siano condizioni ambientali compatibili con la gravidanza.

L’astensione obbligatoria può essere prorogata fino a sette mesi dopo il parto, quando le condizioni di lavoro siano pregiudizievolo per la sicurezza e la salute della lavoratrice.

L’anticipazione del congedo deve essere autorizzata dalla Direzione Provinciale del Lavoro. Il provvedimento autorizzatorio deve essere emanato – in duplice copia – entro 7 giorni dalla ricezione della documentazione completa e dovrà essere trasmesso a cura della lavoratrice al datore di lavoro.

L’astensione obbligatoria comprende:

  • il periodo intercorrente tra la data presunta del parto e la data effettiva, ove quest’ultimo avvenga dopo la data presunta;
  • i giorni non goduti prima del parto se questo avviene in data anticipata rispetto a quella presunta; questi giorni sono aggiunti al periodo di congedo di maternità dopo il parto.

La lavoratrice può optare per una distribuzione “flessibile” del congedo, assentandosi dal lavoro un mese prima della data presunta del parto e 4 mesi dopo il parto stesso, purché un ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato, attesti che tale modalità di fruizione dell’astensione non sia pregiudizievole per la salute della gestante o del nascituro.

Eventuali problematiche sulla gestazione devono essere evidenziate dallo specialista che potrà intervenire vietando lo slittamento del periodo di congedo obbligatorio, in considerazione del tipo di attività svolta dalla lavoratrice e di eventuali pregiudizi alle condizioni di salute del nascituro.

Chi fruisce della flessibilità del congedo di maternità deve richiedere preventivamente l’autorizzazione a proseguire  l’attività lavorativa nell’ottavo  mese di gravidanza, cioè nel periodo in cui normalmente sarebbe iniziata l’astensione obbligatoria; ciò comporterà il respingimento delle domande di flessibilità cui siano allegate certificazioni sanitarie con data posteriore il 7° mese di gravidanza.

Prima dell’inizio del periodo di astensione per maternità – due o un mese prima del parto, a seconda del fatto che si sia usufruito della flessibilità – la lavoratrice deve consegnare al datore di lavoro e all’Istituto Assicuratore (es. Inps) la domanda di congedo per maternità redatta su appositi moduli, unitamente al certificato medico indicante la data presunta del parto.

La mancata presentazione del certificato di gravidanza contenente la data presunta del parto, non determina la decadenza dal diritto all’indennità, purché sia dimostrato che la gestante abbia in atto un regolare rapporto di lavoro all’inizio del periodo di interdizione e non abbia effettuato prestazioni retribuite nell’arco dell’interdizione medesima.

Anche al padre spetta il congedo di paternità, ossia il diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o grave infermità della madre o di abbandono o affidamento esclusivo del bambino al padre.

Infine, l’astensione obbligatoria spetta anche alle lavoratrici a progetto (e in via generale alle lavoratrici parasubordinate)che possono fruire dell’astensione obbligatoria per la durata di due mesi prima della data presunta del parto e tre mesi dopo la nascita del bimbo.

Nella prossima puntata anallizzeremo gli altri tipi di congedo legati alla maternità e le relative indennità

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • gianni

    A proposito di permessi per esami per le gestanti, credo che la completezza dell’informazione avverrebbe nel momento in cui si cita anche la fonte del diritto, nonchè l’articolo o comma della legge in questione