Tribunale di Firenze: anche al papà spetta il congedo sin dai due mesi prima del parto

Storica sentenza del Tribunale civile, sezione lavoro di Firenze con la quale, il 18 novembre scorso ha riconosciuto il diritto del futuro papà a vedersi retribuito l'intero periodo di astensione dal lavoro - cinque mesi - previsto dalla legge 151 del 200, in caso di maternità della moglie.

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Storica sentenza del Tribunale civile, sezione lavoro di Firenze con la quale, il 18 novembre scorso ha riconosciuto il diritto del futuro papà a vedersi retribuito l’intero periodo di astensione dal lavoro – cinque mesi – previsto  dalla legge 151 del 200, in caso di maternità della moglie.

La sentenza, prima del genere in Italia, è destinata a fare giurisprudenza perchè, per la prima volta riconosce al padre il diritto ad ottenere l’intero periodo di astensione dal lavoro, compresi quindi il mese prima o i due precedenti la data presunta del parto sempre che, la moglie sia casalinga,  in malattia o libera professionista e non usufruisca del congedo di maternità.

Il caso ha riguardato un lavoratore dipendente che si era visto negare dall’Inps l’indennità di maternità per i due mesi antecedenti al parto perchè, a dire dell’Istituto, la moglie, in quel periodo non aveva versato i contributi in quanto libera professionista. Il giudice Muntoni, decidendo sul ricorso presentato contro l’Inps, ha condannato l’Istituto di previdenza a versa­re un’indennità di maternità pari all’80% della retri­buzione, calcolata sulla durata dei cin­que mesi di astensio­ne obbligatoria per maternità, previsti per la madre, oltre ai quindici giorni per la na­scita prematura della piccola.

Spiegano gli avvocati della coppia che “Il Testo unico delle disposizioni in materia di tutela e sostegno della maternità e paternità già riconosce il diritto del padre lavoratore ad astenersi dal suo impiego per tutta la durata del congedo di maternità. Di fatto però, tale diritto, ribadito anche in diverse circolari inps sul tema,  non è stato mai riconosciuto fino in fondo poichè non è stato mai espressamente specificato se al padre dovesse spettare l’intero periodo o solo il periodo post parto cioè tre mesi”.

Beh sicuramente una bella sentenza e molto innovativa; a parte il diritto alla salute del bambino e della madre, a avviso di chi vi scrive, è giustissimo che il marito segua la moglie anzi si sostituisca a lei, (tranne per il fatto di portare il pancione) negli ultimissimi mesi di gravidanza che per le future mamme, sono spesso i più faticosi in assoluto.

Fonte: quotidianonet.ilsole24ore.com

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente redattrice di Lavoro e Diritti e impiegata nella PA.

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