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Lavoro e Diritti » Lavoro, concorsi e carriera » Lavoro e Intelligenza Artificiale: analisi e strategie nel nuovo documento del Ministero

Lavoro e Intelligenza Artificiale: analisi e strategie nel nuovo documento del Ministero

Osservatorio nazionale sull’intelligenza artificiale nel lavoro
Antonio Maroscia23 Febbraio 20265 Mins Read
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IA e lavoro: pubblicato il primo documento per l’Osservatorio. Focus su competenze, sicurezza e impatto sui lavoratori.

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Intelligenza artificiale nel mondo del lavoro con logo del Ministero del Lavoro e grafica digitale su Osservatorio IA
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Con la pubblicazione del testo “Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro”, il Ministero del Lavoro compie il primo passo formale verso la creazione di uno strumento stabile di analisi e monitoraggio dell’impatto dell’IA su lavoro, occupazione e diritti dei lavoratori.

Il documento raccoglie analisi, dati, studi e punti di vista provenienti da una pluralità di soggetti pubblici e privati — amministrazioni, istituzioni, enti di ricerca, associazioni e stakeholder tecnologici — con l’obiettivo di fornire una base conoscitiva ampia e articolata per l’avvio dei lavori dell’Osservatorio.

Indice:
  • Perché nasce l’Osservatorio sull’IA nel lavoro
  • Il quadro europeo: AI Act e regole per proteggere i diritti
  • Strategia italiana e nodo competenze: il rischio mismatch
  • Professioni esposte all’IA: quali lavori cambieranno di più?
  • IA e salute e sicurezza sul lavoro
  • IA nelle imprese: il ritardo delle PMI
  • Politiche attive e IA: il caso SIISL e AppLI
  • Una transizione da governare, non da subire

Perché nasce l’Osservatorio sull’IA nel lavoro

Il presupposto è chiaro: l’intelligenza artificiale sta incidendo su:

  • organizzazione del lavoro;
  • competenze richieste;
  • salute e sicurezza;
  • produttività delle imprese;
  • distribuzione del valore tra capitale e lavoro.

L’Osservatorio nasce con l’obiettivo di offrire strumenti di analisi e orientamento per accompagnare questa trasformazione, evitando che l’innovazione si traduca in perdita di tutele o in nuove disuguaglianze.

Al centro non c’è solo la tecnologia, ma il lavoro e i lavoratori.

Il quadro europeo: AI Act e regole per proteggere i diritti

Il documento dedica ampio spazio al contesto europeo, con riferimento all’AI Act, il regolamento dell’Unione europea che disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale secondo un approccio basato sul rischio.

Per il mondo del lavoro questo significa, ad esempio:

  • maggiore attenzione ai sistemi di IA utilizzati nei processi di selezione del personale;
  • obblighi di trasparenza sugli algoritmi che incidono su valutazioni e promozioni;
  • regole più stringenti per i sistemi classificati ad “alto rischio”.

Il messaggio è chiaro: l’innovazione deve essere compatibile con i diritti fondamentali e con i principi di non discriminazione.

Strategia italiana e nodo competenze: il rischio mismatch

Una parte centrale del documento riguarda la strategia nazionale sull’intelligenza artificiale e il tema delle competenze.

Emergono due elementi chiave:

  1. Cresce la domanda di competenze digitali e STEM.
  2. Molte imprese segnalano difficoltà nel reperire profili adeguati.

Il rischio è quello di uno skill mismatch strutturale, in cui le imprese investono in tecnologia ma il mercato del lavoro non dispone delle competenze necessarie.

Per questo il documento richiama l’importanza di:

  • formazione continua;
  • reskilling e upskilling dei lavoratori;
  • politiche attive personalizzate;
  • rafforzamento degli ITS e dell’alta formazione tecnica.

La transizione digitale non può essere lasciata solo al mercato: servono strumenti pubblici di accompagnamento.

Professioni esposte all’IA: quali lavori cambieranno di più?

Il rapporto analizza anche l’esposizione delle professioni all’intelligenza artificiale, evidenziando che l’impatto non riguarda solo mansioni ripetitive o a bassa qualificazione.

L’IA generativa incide anche su:

  • attività cognitive;
  • professioni tecniche;
  • funzioni amministrative;
  • settori ad alta specializzazione.

Non si tratta quindi solo di sostituzione, ma di trasformazione delle mansioni.

Il documento sottolinea che gli effetti occupazionali dipenderanno da come l’IA verrà utilizzata: come strumento complementare al lavoro umano o come leva di pura automazione.

IA e salute e sicurezza sul lavoro

Un capitolo specifico è dedicato all’impatto dell’intelligenza artificiale sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Da un lato, l’IA può:

  • migliorare la prevenzione;
  • monitorare situazioni di rischio;
  • ridurre attività gravose o pericolose.

Dall’altro, introduce nuove criticità, tra cui:

  • rischi legati al controllo dei lavoratori;
  • utilizzo di sistemi di monitoraggio algoritmico;
  • possibili tensioni con l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori.

Anche qui il punto centrale è l’equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti.

IA nelle imprese: il ritardo delle PMI

Il documento evidenzia che l’adozione dell’IA in Italia è cresciuta in modo significativo, ma resta un divario tra grandi imprese e piccole e medie imprese.

Le PMI:

  • mostrano interesse per le tecnologie di IA;
  • ma avviano pochi progetti concreti;
  • scontano limiti di competenze e risorse.

Questo può ampliare le disuguaglianze territoriali e dimensionali nel sistema produttivo, con riflessi anche sull’occupazione locale.

Politiche attive e IA: il caso SIISL e AppLI

Tra le applicazioni concrete citate figura l’uso dell’IA nelle politiche attive del lavoro.

La piattaforma SIISL (Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa) integra strumenti di matching tra domanda e offerta di lavoro, con l’obiettivo di:

  • ridurre il mismatch;
  • personalizzare i percorsi;
  • orientare i beneficiari di ADI e SFL.

Il Ministero richiama anche AppLI, web coach basato su IA generativa per l’orientamento dei giovani e dei NEET.

L’idea è utilizzare l’intelligenza artificiale non per sostituire operatori e centri per l’impiego, ma per potenziarne l’efficacia.

Sintesi dell’allegato: cosa contiene il documento “Verso l’Osservatorio”

Il documento allegato, lungo oltre 250 pagine, è organizzato in sei grandi aree tematiche:

  1. Quadro europeo e internazionale
    Analisi dell’AI Act, confronto tra modelli di governance UE, USA e Cina, effetti macroeconomici su produttività e occupazione.
  2. Strategia nazionale e sistema della ricerca
    Recepimento dell’AI Act, Strategia italiana 2024–2026, ruolo di AgID, università, PNRR e politiche per le competenze.
  3. Esposizione delle professioni e impatto su salute e sicurezza
    Metodi di misurazione dell’esposizione delle occupazioni all’IA, analisi territoriale, effetti su mobilità professionale e sicurezza sul lavoro.
  4. Utilizzo dell’IA nelle imprese e nella PA
    Dati sull’adozione nelle imprese italiane, focus su piattaforme digitali e competenze nella pubblica amministrazione.
  5. Casi studio e contrattazione collettiva
    Approfondimenti su regolamentazione, iniziative parlamentari, cybersicurezza, contratti collettivi che già disciplinano l’uso dell’IA.
  6. Contributi di stakeholder pubblici e privati
    Proposte e analisi di associazioni datoriali, organizzazioni professionali, imprese tecnologiche e centri di ricerca.

Il testo non esprime una posizione unica, ma raccoglie punti di vista diversi per alimentare il confronto.

  Adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro - Raccolta di contributi a supporto dell’avvio dei lavori dell’Osservatorio (5,7 MiB, 0 hits)

Una transizione da governare, non da subire

Il messaggio che emerge è chiaro: l’intelligenza artificiale può aumentare produttività e competitività, ma senza politiche adeguate rischia di:

  • ampliare divari salariali;
  • spostare valore dal lavoro al capitale;
  • accentuare disuguaglianze territoriali e generazionali.

Per questo l’Osservatorio rappresenta un passaggio strategico: monitorare, analizzare e orientare l’adozione dell’IA affinché produca lavoro di qualità, nuove competenze e maggiore sicurezza.

La sfida non è fermare la tecnologia, ma metterla al servizio dei lavoratori e di uno sviluppo equo e sostenibile.

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