CIGS per imprese sequestrate o confiscate: chiarimenti INPS

imprese sequestrate o confiscate: tutelati i lavoratori dipendenti di imprese sottoposte ad amministrazione giudiziaria.

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Spetta la CIGS ai lavoratori impiegati in imprese sequestrate o confiscate sottoposte ad amministrazione giudiziaria. In tali casi, infatti, è lo stesso amministratore giudiziario che può chiedere, entro un congruo termine, l’intervento di integrazione salariale straordinario al Ministero del Lavoro. L’adempimento può essere effettuato attraverso il portale “cigsonline”. All’istanza deve essere allegato l’elenco nominativo dei lavoratori interessati, con indicazione di nome, cognome e codice fiscale. L’erogazione del trattamento è affidata all’INPS.

A darne notizia è l’INPS con il Messaggio n. 2679 del 12 luglio 2019, che recepisce le novità legislative del D.Lgs. n. 72/2018, entrato in vigore il 6 luglio 2019. Il predetto decreto è attuativo della previsione contenuta nell’art. 34 della L. n. 161/2017, con la quale il legislatore ha delegato il Governo ad adottare disposizioni in favore delle imprese sequestrate e confiscate, sottoposte ad amministrazione giudiziaria fino alla loro assegnazione. L’obiettivo è quello di favorire:

  • l’emersione del lavoro irregolare;
  • il contrasto dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento del lavoro;
  • l’accesso all’integrazione salariale e agli ammortizzatori sociali.

imprese sequestrate o confiscate: sostegno al reddito per i lavoratori

La norma che disciplina la “Tutela del lavoro nell’ambito delle imprese sequestrate e confiscate in attuazione dell’articolo 34 della legge 17 ottobre 2017, n. 161” è contenuta nel D.Lgs. n. 72/2018. In particolare, all’art. 1 è previsto un trattamento di sostegno al reddito, pari al trattamento straordinario di integrazione salariale (CIGS), a favore dei lavoratori sospesi dal lavoro o impiegati ad orario ridotto, dipendenti da aziende sequestrate e confiscate, sottoposte ad amministrazione giudiziaria, per le quali è stato approvato il programma di prosecuzione o di ripresa dell’attività di cui all’art. 41, del D.Lgs. n. 159/2011, e fino alla loro assegnazione o destinazione.

Le risorse finanziarie sono state ripartite con Decreto Interministeriale n. 2 del 29.03.2019. A tal fine, il legislatore ha previsto un importo di:

  • 7 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019;
  • 6 milioni di euro per l’anno 2020.

CIGS per imprese sequestrate o confiscate: campo di applicazione

La tutela appena descritta si applica alle aziende che risultano esclusi dal campo di applicazione della CIGO e CIGS, oppure, avendo beneficiato di precedenti trattamenti di CIGO o CIGS, abbiano raggiunto il limite temporale consentito nel quinquennio mobile.

L’ammortizzatore sociale è concesso anche ai lavoratori dipendenti per i quali il datore di lavoro non ha adempiuto in tutto o in parte agli obblighi in materia di lavoro e legislazione sociale.

Durata e lavoratori esclusi

In merito alla durata del sostegno al reddito, il Ministero del Lavoro precisa che esso può essere concesso per un arco temporale massimo di 12 mesi nel triennio “2018-2019-2020”. L’ammortizzatore sociale, inoltre, garantisce il riconoscimento della contribuzione figurativa ai sensi dell’art. 6, del D.Lgs. n. 148/2015.

La tutela, però, non opera indistintamente per tutti i lavoratori, poiché la norma ammette dei casi di esclusione. In particolare, il trattamento non può essere richiesto per:

  • i lavoratori indagati, imputati o condannati per il reato di associazione mafiosa, per i reati aggravati ai sensi dell’art. 416-bis.1, primo comma, del codice penale o per reati ad essi connessi;
  • il proposto, il coniuge del proposto o la parte dell’unione civile, i parenti, gli affini e le persone con essi conviventi ove risulti che il rapporto di lavoro sia fittizio o che gli stessi si siano concretamente ingeriti nella gestione dell’azienda;
  • i lavoratori che abbiano concretamente partecipato alla gestione dell’azienda prima del sequestro e fino all’esecuzione di esso.

Quindi, laddove si realizzasse una delle suddette condizioni, il trattamento cessa di essere liquidato. Mentre scatta la revoca, con effetto retroattivo, quando tali condizioni sono accertate successivamente.

Domanda

Il trattamento di integrazione salariale deve essere richiesto dall’amministratore giudiziario, entro un congruo termine, tramite il portale “cigsonline”. Acquisita l’istanza, la Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione ne dà tempestiva comunicazione al Prefetto competente per territorio, per l’attivazione del confronto sindacale, e all’INPS.

L’accordo sottoscritto all’esito del confronto sindacale deve contenere la quantificazione dell’onere di spesa, sulla base del massimale CIGS previsto per l’annualità di riferimento. Inoltre, deve essere trasmesso dal Prefetto competente per territorio al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione, tramite Pec all’indirizzo dgammortizzatorisociali.div3@pec.lavoro.gov.it.


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