Dal 1° gennaio 2026 il lavoro “nero” pesa molto di più sulla patente a crediti delle imprese. Non è uno slogan, ma l’effetto concreto delle nuove regole chiarite dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la nota n. 609 del 22 gennaio 2026, che traduce in istruzioni operative le modifiche introdotte dal Decreto Sicurezza Lavoro 2025, convertito dalla legge n. 198/2025.
Il messaggio è netto: chi impiega lavoratori irregolari non rischia più solo sanzioni economiche, ma vede intaccarsi subito il “patrimonio” di crediti necessario per operare.
Cosa cambia davvero: meno attese, più impatto
La novità più rilevante riguarda il momento in cui scatta la decurtazione. Per le violazioni più gravi in materia di lavoro sommerso, non sarà più necessario attendere l’ordinanza-ingiunzione definitiva.
Dal 2026, basta la notifica del verbale di accertamento: ai fini della patente a crediti, quel verbale vale già come accertamento definitivo.
In altre parole, la sanzione “reputazionale” arriva subito, senza i tempi lunghi del contenzioso amministrativo.
Cinque punti in meno, per ogni lavoratore “in nero”
Il legislatore ha anche semplificato – e irrigidito – il quadro delle violazioni. Le vecchie fattispecie (punti 21, 22 e 23 dell’Allegato I-bis al D.Lgs. 81/2008) sono state accorpate in un’unica previsione:
- –5 crediti per ciascun lavoratore irregolare,
- a prescindere dal numero di giornate lavorate “in nero”.
Se poi emergono aggravanti particolarmente sensibili – come l’impiego di lavoratori stranieri irregolari, minori non occupabili o percettori di misure di sostegno al reddito – scatta un’ulteriore decurtazione di 1 punto per lavoratore.
Risultato pratico: due lavoratori in nero possono costare dieci crediti in un colpo solo. Tre, quindici. Senza tetti massimi “di salvaguardia”.
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Niente più limite al doppio della violazione più grave
Un altro passaggio chiave riguarda una tutela che, per il lavoro nero, non si applica più.
La regola generale che impedisce di superare il doppio della decurtazione prevista per la violazione più grave non vale quando si parla di lavoro irregolare.
Il motivo è scritto nero su bianco nella norma: la decurtazione è “per ciascun lavoratore”. Una scelta esplicita, pensata per rafforzare l’effetto deterrente e colpire in modo proporzionale chi fa del lavoro sommerso una pratica sistematica.
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Attenzione alle date: prima e dopo il 1° gennaio 2026
Le nuove regole non sono retroattive.
- Per gli illeciti commessi dal 1° gennaio 2026, valgono le decurtazioni immediate appena descritte.
- Per quelli commessi tra il 1° ottobre 2024 e il 31 dicembre 2025, resta invece il vecchio meccanismo: la perdita dei crediti scatta solo dopo un’ordinanza-ingiunzione divenuta definitiva.
Una distinzione temporale che obbliga ispettori e aziende a prestare massima attenzione alle date riportate nei verbali.
Verbali più “parlanti” e sistema PAC
La nota dell’INL entra anche nel dettaglio operativo:
nei verbali di accertamento, in quelli di prescrizione e nelle ordinanze-ingiunzione, gli ispettori dovranno indicare espressamente che le violazioni comportano decurtazioni della patente a crediti, specificandone l’entità.
La registrazione delle decurtazioni avverrà tramite il portale, a cura dei cosiddetti referenti PAC, sotto la supervisione dei dirigenti, che potranno anche annullare eventuali inserimenti errati.
Una stretta che cambia gli equilibri
Il segnale politico e amministrativo è chiaro: il lavoro nero non è più solo una violazione “da sanzione”, ma un fattore che può compromettere la continuità operativa dell’impresa.
La patente a crediti diventa così uno strumento di pressione immediata, capace di incidere sulle scelte organizzative prima ancora che sui conti.
Per le aziende, il 2026 segna un cambio di paradigma: la regolarità del lavoro non è più negoziabile, nemmeno sul piano dei tempi.
Alleghiamo il testo del documento di prassi dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, la nota n. 609 del 22 gennaio 2026, per la sua completa lettura ed analisi.
INL, nota n. 609 del 22 gennaio 2026 (335,7 KiB, 0 hits)
