L’INPS rafforza i controlli sulle assenze per malattia e i numeri confermano un’intensificazione dell’attività ispettiva. Negli ultimi mesi l’Istituto ha disposto centinaia di migliaia di visite domiciliari, con un incremento rispetto all’anno precedente. L’obiettivo dichiarato è contrastare eventuali abusi, ma per i lavoratori in regolare malattia è fondamentale conoscere con precisione regole, orari di reperibilità e conseguenze in caso di assenza al momento del controllo.
Secondo i dati più recenti diffusi dall’Osservatorio sul Polo unico per la tutela della malattia, nella seconda parte del 2025 sono stati trasmessi circa 14 milioni di certificati medici, in lieve aumento rispetto allo stesso periodo del 2024. In parallelo sono cresciute anche le visite fiscali disposte dall’INPS, con un incremento percentuale su base annua che segnala una vigilanza più serrata.
Come funzionano le visite fiscali INPS
Le visite fiscali rientrano nel sistema del cosiddetto “Polo unico”, che centralizza in capo all’INPS i controlli sia per i lavoratori del settore privato sia per quelli del pubblico impiego.
Durante il periodo di malattia indicato nel certificato medico, il lavoratore ha l’obbligo di essere reperibile al domicilio comunicato. Questo obbligo vale per tutta la durata della prognosi e non solo nei primi giorni di assenza.
Le fasce di reperibilità sono attualmente uguali per tutti:
- dalle 10:00 alle 12:00
- dalle 17:00 alle 19:00
Le visite possono essere effettuate in qualsiasi giorno della settimana, compresi sabati, domeniche e festivi. Non esistono, quindi, “giorni franchi” in cui il controllo sia escluso.
È importante ricordare che l’obbligo riguarda la permanenza all’indirizzo indicato nel certificato. Se il lavoratore deve spostarsi temporaneamente (ad esempio per sottoporsi a una visita specialistica o per gravi necessità), è tenuto a comunicare tempestivamente la variazione del domicilio per evitare di risultare assente al controllo.
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Cosa succede se il medico fiscale non trova il lavoratore
L’assenza al momento della visita non comporta automaticamente una sanzione, ma apre una procedura di verifica. Il lavoratore dovrà giustificare l’irreperibilità dimostrando che l’assenza era dovuta a un motivo valido e documentabile (ad esempio un accertamento sanitario urgente).
Se la giustificazione non viene ritenuta idonea, scattano conseguenze economiche precise e progressive.
Le sanzioni previste
In caso di assenza ingiustificata alla visita fiscale:
- alla prima assenza si perde l’indennità di malattia per i primi dieci giorni;
- alla seconda assenza l’indennità viene ridotta del 50% per il restante periodo;
- alla terza assenza si perde completamente il diritto al trattamento economico per il tempo residuo di malattia.
Oltre alla decurtazione o alla perdita dell’indennità, nei casi più gravi il datore di lavoro può attivare un procedimento disciplinare interno. Le conseguenze possono arrivare fino al licenziamento se l’assenza viene considerata sintomo di comportamento fraudolento o gravemente scorretto.
Va inoltre considerato che, in presenza di incongruenze tra quanto dichiarato nel certificato e quanto rilevato dal medico fiscale, l’INPS può sospendere o ridurre il trattamento economico relativo ai giorni contestati.
Più controlli nel pubblico rispetto al privato
Dall’analisi dei dati emerge una differenza significativa tra settore pubblico e privato. Il numero di visite in rapporto ai certificati è mediamente più elevato per i dipendenti pubblici.
In alcuni trimestri del 2025, nel pubblico si è registrato un numero di controlli per mille certificati più che doppio rispetto al privato. Questo significa che la probabilità di ricevere una visita fiscale è, statisticamente, più alta per chi lavora nella pubblica amministrazione.
Nel quarto trimestre dell’anno si è osservata una lieve frenata nel settore privato, mentre nel pubblico i controlli hanno continuato a crescere in modo marcato.
Malattia e smart working: cosa cambia
Un tema destinato a incidere sulle visite fiscali riguarda lo smart working. Con i rinnovi contrattuali nella pubblica amministrazione, aumentano le possibilità di lavoro da remoto, soprattutto per lavoratori con particolari esigenze, come caregiver o dipendenti con condizioni di fragilità.
Anche in caso di smart working, però, la disciplina della malattia non cambia: se il lavoratore è assente per malattia, resta soggetto alle fasce di reperibilità e alle eventuali visite fiscali.
Il fatto di lavorare abitualmente da casa non elimina l’obbligo di essere presenti durante le finestre orarie previste quando si è in malattia. Anzi, l’estensione del lavoro agile potrebbe in futuro portare a un’attenzione crescente proprio su questa platea di lavoratori.
Cosa deve fare il lavoratore per evitare problemi
Per evitare contestazioni è fondamentale:
- verificare che l’indirizzo indicato nel certificato medico sia corretto;
- restare al domicilio nelle fasce 10-12 e 17-19;
- comunicare tempestivamente eventuali variazioni di domicilio;
- conservare documentazione che giustifichi eventuali assenze durante le fasce di reperibilità.
La crescita dei controlli non deve creare allarmismi, ma impone maggiore attenzione. Chi è realmente malato e rispetta le regole non ha nulla da temere. Chi invece si assenta senza giustificazione rischia conseguenze economiche immediate e, nei casi più gravi, ripercussioni sul rapporto di lavoro.
Con l’intensificarsi dell’attività ispettiva dell’INPS, conoscere bene diritti e doveri in caso di malattia diventa oggi più che mai una necessità per tutti i lavoratori, pubblici e privati.
