Pensioni 2021: novità Ape sociale, opzione donna, part-time verticale e caregiver

La Legge di Bilancio 2021 sta continuando il suo iter legislativo in Parlamento. Importanti novità sul fronte pensioni. Le misure previste.


Pensioni 2021: novità in arrivo con la prossima Legge di Bilancio; nonostante le attenzioni della maggioranza è concentrata sul contrasto della pandemia da Coronavirus, il Governo continua i lavori sulla prossima Manovra. Il Disegno di Legge di Bilancio, che sta proseguendo il suo iter in Parlamento, tra le tante misure in ambito fiscale e lavoro contiene anche alcune novità sul fronte pensioni. Infatti, il testo varato dal Governo contiene un vero e proprio pacchetto pensioni che verrà via via perfezionato e integrato. Ad oggi sono presenti misure come, ad esempio, la proroga dell’Ape sociale e dell’opzione donna, che permettono ad alcuni lavoratori di pensionarsi in via alternativa alla pensione ordinaria (pensione di vecchiaia o pensione anticipata).

Novità anche sul calcolo dei requisiti di anzianità ai fini pensionistici nel part time verticale ciclico e per i caregivers. Ma andiamo in ordine e vediamo quali sono le novità inserite dal Governo durante l’iter legislativo della Manovra 2021.

Pensioni 2021: ape sociale

L’art. 61 della bozza della Legge di Bilancio 2021 contiene la proroga dell’Ape sociale fino al 31 dicembre 2021. Si ricorda, al riguardo, che misura sarebbe terminata a fine anno. Dunque, grazie al differimento dei termini si ha a disposizione un altro anno in più.

Rispetto alla versione originaria del testo, il Governo ha eliminato la norma contenuta nelle prime bozze con la quale, già nel 2021, la platea dei beneficiari dell’Ape avrebbe compreso una nuova categoria di disoccupati.

Si pensava che la Manovra Finanziaria 2021 avrebbe però esteso anche ai disoccupati senza NASpI la possibilità di accedere all’Ape Sociale. Tuttavia, sono cambiate le carte sul tavolo e, ad oggi, possono accedere all’Ape solamente i disoccupati che da almeno tre mesi hanno smesso di percepire la NASpI.

Si ricorda, che l’anticipo pensionistico sociale può essere richiesto a condizione di aver raggiunto 63 anni di età. Inoltre, il richiedente deve:

  • aver maturato entro il 31 dicembre 2020 almeno 30 anni (o 36 anni di contributi per i lavori gravosi), a seconda della categoria di appartenenza, con un massimo di 2 anni di sconto per le donne;
  • aver cessato l’attività lavorativa;
  • essere residenti in Italia;
  • essere privo di una pensione diretta in Italia o all’estero;
  • maturare una pensione di vecchiaia di importo non inferiore a 1,4 volte l’importo della pensione minima dell’INPS (718,20 euro circa).

L’Ape sociale è riservato esclusivamente ai lavoratori che versano in condizione di difficoltà, ed in particolare a quattro profili di tutela:

  • disoccupati;
  • invalidi (superiore o uguale al 74%);
  • caregivers;
  • addetti a mansioni cd. gravose (contenuti nel Decreto 18 aprile 2018).

Proroga opzione donna 2021

La Legge di Bilancio 2021 all’art. 60 prevede di estendere la possibilità di pensionarsi con l’opzione donna anche per il 2021. Si tratta di un metodo di pensionamento, riservato unicamente alle quote rosa, che consente alle lavoratrici – sia autonome che subordinate – di andare in pensione in maniera anticipata rispetto ai trattamenti previdenziali ordinari, ossia la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata.

L’opzione donna, invece, è concessa al raggiungimento di:

  • almeno 35 anni di contributi;
  • 58 anni per le lavoratrici dipendenti (59 per le lavoratrici autonome);

entro il 31 dicembre 2020.

Si ricorda, però, che la decorrenza della pensione è soggetta alla finestra mobile. Tale meccanismo prevede l’erogazione del primo assegno pensionistico dopo:

  • 12 mesi dalla maturazione dei predetti requisiti per le dipendenti;
  • 18 mesi per le autonome.

Anzianità contributiva nel part time verticale ciclico

Altra modifica concerne il calcolo dei requisiti di anzianità ai fini pensionistici nel part time verticale ciclico. Sul punto, l’art. 62 stabilisce che il periodo prestato con contratto di lavoro a tempo parziale sia da considerare per intero utile ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione. Ciò nei limiti previsti dall’applicazione del minimale retributivo disciplinato all’art. 7, co. 1 del D.L. n. 463/1983.

In particolare, la norma dispone che il numero di settimane da assumere ai fini pensionistici si determina rapportando il totale della contribuzione annuale al minimale contributivo.

Si evidenzia, inoltre, che per i dipendenti pubblici è già previsto che ai fini dell’acquisizione del diritto alla pensione, gli anni di servizio ad orario ridotto sono da considerarsi utili per intero.

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