Il tema della casa per chi lavora nel turismo torna al centro delle politiche pubbliche. In molte località, soprattutto stagionali, trovare un alloggio a prezzi accessibili è diventato sempre più difficile, con effetti concreti anche sulla possibilità per le imprese di assumere personale.
Proprio per rispondere a questa criticità, il Ministero del Turismo ha definito una nuova misura che punta a sostenere le aziende del settore nella creazione di alloggi per i propri dipendenti. Si tratta del cosiddetto “staff housing turismo”, un incentivo a fondo perduto che copre parte degli investimenti per riqualificare immobili da destinare ai lavoratori.
Cos’è la staff house turismo e come funziona
La misura si basa su un meccanismo semplice ma efficace: lo Stato finanzia l’impresa, che a sua volta mette a disposizione dei lavoratori alloggi a condizioni agevolate.
In pratica:
- l’azienda presenta un progetto di investimento per ristrutturare o realizzare immobili;
- se il progetto viene approvato, ottiene un contributo a fondo perduto;
- in cambio, deve destinare gli alloggi ai dipendenti con un affitto calmierato, almeno il 30% più basso rispetto ai prezzi di mercato.
Il contributo copre in media circa il 30% delle spese, ma può salire fino al 45-50% in presenza di determinate condizioni, ad esempio per le piccole imprese o per interventi con elevata efficienza energetica.
Attenzione: il vincolo non è temporaneo. Gli immobili devono restare destinati ai lavoratori per diversi anni. In caso contrario, scatta la revoca dell’agevolazione con obbligo di restituzione delle somme.
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Chi può richiedere il contributo
Possono accedere alla misura le imprese del settore turistico, senza limiti dimensionali. Non conta quindi solo la dimensione aziendale, ma il tipo di attività svolta.
Rientrano tra i beneficiari:
- strutture ricettive come hotel, villaggi, campeggi, residence e B&B gestiti in forma imprenditoriale;
- attività di ristorazione, come bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie;
- altri servizi collegati al turismo, come stabilimenti termali.
È necessario che l’impresa:
- sia iscritta al Registro delle imprese;
- abbia un codice ATECO coerente con il settore turismo;
- disponga dell’immobile oggetto dell’intervento (in proprietà o con contratto di locazione o comodato con consenso del proprietario).
Possono partecipare anche imprese non ancora attive, purché dimostrino l’avvio dei lavori dopo la domanda e prima della concessione del contributo.
Un aspetto importante riguarda i lavoratori: non sono loro a fare domanda, ma il datore di lavoro. Il beneficio arriva in modo indiretto, attraverso l’alloggio a canone ridotto.
Quali interventi sono ammessi
Il contributo è pensato per interventi strutturali e non per piccole manutenzioni. I progetti devono avere una certa consistenza economica e tecnica.
In particolare, sono ammissibili interventi di:
- riqualificazione e ristrutturazione degli immobili;
- ammodernamento e completamento degli spazi abitativi;
- efficientamento energetico e sostenibilità ambientale.
Per essere finanziabile, il progetto deve rispettare alcuni requisiti chiave:
- investimento compreso tra 500.000 euro e 5 milioni di euro;
- disponibilità di almeno 10 posti letto destinati ai dipendenti;
- miglioramento delle prestazioni energetiche dell’edificio;
- avvio dei lavori solo dopo la presentazione della domanda;
- conclusione entro 24 mesi dalla concessione del contributo.
Tra le spese ammissibili rientrano:
- opere edilizie e impiantistiche;
- interventi per il risparmio energetico (ad esempio isolamento, climatizzazione, fotovoltaico);
- arredi e attrezzature nuovi;
- consulenze tecniche (entro determinati limiti).
Tutti gli interventi devono rispettare anche il principio europeo DNSH, cioè non arrecare danni significativi all’ambiente.
Il vincolo dell’affitto calmierato
Uno dei punti centrali della misura riguarda il costo dell’alloggio per i lavoratori.
L’impresa è obbligata a:
- applicare un affitto ridotto di almeno il 30% rispetto ai valori di mercato;
- destinare gli immobili esclusivamente ai dipendenti.
Se queste condizioni non vengono rispettate, ad esempio affittando a turisti o aumentando i canoni, si perde il beneficio e si deve restituire il contributo con interessi.
Quando e come fare domanda
Le domande possono essere presentate a partire dalle ore 12.00 del 2 aprile 2026 e fino alle ore 17.00 del 5 maggio 2026.
La procedura è interamente online e gestita da Invitalia.
C’è però un passaggio preliminare importante: dal 24 marzo 2026 le imprese possono accedere alla piattaforma per:
- registrarsi;
- verificare i dati;
- caricare la documentazione.
Questo consente di arrivare pronti al momento dell’invio.
Come presentare la domanda (passaggi principali)
- Accesso alla piattaforma con SPID, CNS o CIE
- Compilazione dei dati dell’impresa
- Inserimento del progetto e dei costi
- Caricamento della documentazione richiesta
- Firma digitale e invio della domanda
La domanda è valida solo dopo il rilascio della ricevuta ufficiale in formato PDF.
Un elemento da non sottovalutare è che il contributo viene assegnato a sportello, cioè in base all’ordine di arrivo delle domande. Questo rende fondamentale prepararsi in anticipo.
Perché questa misura può fare la differenza
Il problema della casa per i lavoratori del turismo è ormai strutturale, soprattutto nelle località ad alta stagionalità. La difficoltà di trovare alloggi a prezzi sostenibili incide direttamente sulla disponibilità di personale.
Con questa misura si prova a intervenire su due fronti:
- aiutare le imprese a investire in immobili;
- garantire ai lavoratori condizioni abitative più accessibili.
Non si tratta quindi solo di un incentivo economico, ma di uno strumento che può incidere sull’organizzazione del lavoro nel settore turistico.
Per le aziende interessate, il consiglio è di muoversi per tempo: la finestra è limitata e la preparazione della domanda richiede attenzione, sia sul piano tecnico che documentale.
