Scuola, 95.000 posti per docenti nel 2022/23, ma mancano gli aspiranti: il caso

Per il prossimo anno scolastico, mancano gli aspiranti nelle graduatorie e il rischio è di coprire solo la metà dei posti disponibili.


Il settore della scuola continua a rappresentare uno dei principali in chiave ricerca e conseguimento di un’occupazione. Tuttavia vi sono alcuni recenti dati che fanno riflettere: infatti, se è vero che il Ministero dell’Istruzione ha autorizzato l’assunzione di più di 94mila docenti per l’anno scolastico 2022-2023, è altrettanto vero che il problema è costituito dall’assenza di aspiranti all’interno delle graduatorie.

Di quanto appena riportato si trova traccia nel comunicato stampa del Ministero dell’Istruzione, datato 21 luglio 2022. La questione è concreta: infatti, considerato che la suddivisione delle assunzioni docenti è compiuta su base regionale, i sindacati hanno espresso la loro preoccupazione e lanciato un allarme a rimarcare che la metà dei posti corre il pericolo di rimanere scoperta. Con tutte le conseguenze del caso in tema di qualità dell’offerta formativa e buon funzionamento delle strutture scolastiche. Vediamo qualche ulteriore dettaglio.

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Assunzioni docenti anno scolastico 2022/2023

Lo scenario sopra accennato è un dato di fatto, a seguito del decreto del 19 luglio con cui il Ministero dell’Istruzione ha chiarito che il Ministero delle Economia si è espresso favorevolmente, autorizzando l’assunzione a tempo indeterminato di 94.130 docenti per tutti i gradi – in vista del prossimo anno scolastico. Dunque ci riferiamo al personale docente per la scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di primo e secondo grado.

Inoltre il MIUR  precisa che ai più di 94mila posti si somma l’ok all’assunzione di 317 dirigenti scolastici e al trattenimento in servizio di 44 dirigenti scolastici, per 361 unità totali a valere sui posti vacanti e disponibili.

Più nel dettaglio, in tema di assunzioni docenti il numero dei posti in gioco su cui possono essere disposte le assunzioni a tempo indeterminato è collegato alle seguenti percentuali:

  • il 50% posti è assegnato alle graduatorie dei concorsi per titoli ed esami al momento vigenti (cd. graduatorie di merito);
  • l’altro 50% alle graduatorie ad esaurimento, così come stabilito dalla legge.

Finalità dell’iniziativa dei Ministeri è ovviamente assicurare le assunzioni in tempo utile per il corretto avvio dell’anno scolastico.

Problema cattedre scoperte: l’allerta dei sindacati

Abbiamo detto che sono quasi 100.000 i posti a disposizione per l’assunzione docenti in vista dell’anno scolastico 2022/23, ma come sono suddivisi tra docenti comuni e sostegno? Ecco di seguito i numeri di riferimento:

  • n. 63.781 posti per i docenti comuni;
  • n. 30.349 posti per il sostegno.

Rimarchiamo che la ripartizione delle assunzioni docenti è compiuta su base regionale, secondo le indicazioni ministeriali. Nonostante la tempestiva iniziativa delle istituzioni, i sindacati – CISL, UIL e SNALS Scuola – hanno però lanciato l’allarme e hanno avvertito del fatto che la metà delle cattedre disponibili rischia di restare scoperta – e ciò per mancanza di aspiranti nelle graduatorie.

Ebbene sì, potrà sembrare in qualche modo paradossale ma è così. Nonostante il settore scolastico abbia sempre rappresentato un contesto molto ricco di opportunità di lavoro e di inserimento, in tema di assunzioni docenti mancano le figure che servirebbero. Secondo quanto stimato dai sindacati le cattedre vacanti saranno coperte soltanto per circa la metà dei posti disponibili.

Il problema è concreto: le graduatorie dalle quali si dovrebbe pescare per le nomine, infatti, non hanno sufficienti candidati idonei – e ciò in particolare nelle regioni in cui sono più necessari e richiesti.

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Quale sarà lo scenario per l’anno scolastico 2022-23?

Così stando le cose, non ci si stupisce se la segretaria generale CISL Scuola ha recentemente rimarcato che, come già per gli anni passati, la conseguenza di questa situazione sarà il ricorso ai supplenti per permettere agli istituti scolastici il buon funzionamento delle strutture formative, limitando sospensioni e casi di discontinuità ai danni di studenti e genitori. Ciò però porterà inevitabilmente a tantissimi contratti precari, che non saranno graditi né ai lavoratori né ai sindacati.

Anzi, secondo questi ultimi il fulcro del problema della mancanza di ‘coperture’ sta nel meccanismo attuale dei concorsi pubblici, i quali sarebbero ancora troppo lenti, farraginosi, complessi e non collegati tra loro. Secondo i sindacati una via d’uscita sarebbe rappresentata dall’affiancare alle assunzioni docenti con concorso, quelle derivanti dall’immissione in ruolo di precari con esperienza di più anni, favorendo così il lavoro stabile e un personale scolastico più folto.

Ricordiamo infine che nelle circostanze di disponibilità rimanenti di posti, i docenti inclusi nelle graduatorie utili possono fare richiesta per un’altra Regione. Si tratta della cosiddetta procedura di chiamata o call veloce: introdotta da pochi anni essa attiene ai posti che appunto restano vacanti e accessibili in ciascun anno scolastico, dopo le operazioni di assunzione a tempo indeterminato. Detta procedura mira chiaramente a rendere più rapidi i tempi di immissione in ruolo per gli insegnanti e a coprire celermente le cattedre vacanti che, in caso contrario, rimarrebbero vuote e sarebbero date al personale supplente a tempo determinato.

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