Il contratto a tempo determinato dopo la riforma del lavoro

Vediamo nel dettaglio come muta la disciplina del contratto a tempo determinato a seguito della Riforma Fornero del Mercato del Lavoro

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La Riforma del Lavoro, approvata in via definitiva il 28 giugno e pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 153 del 3 luglio 2012, ha introdotto come ormai noto numerose modifiche al contratto a tempo determinato originariamente disciplinato dal D. Lgs 368/2001.

Le principali novità riguardano l’indicazione della causale, il tempo che deve necessariamente intercorrere tra un contratto a termine e il successivo, l’impugnazione del contratto da parte del lavoratore e infine gli oneri contributivi a carico del datore di lavoro.

Vediamo analiticamente cosa cambia nel contratto a tempo determinato a seguito della Riforma del mercato del Lavoro.

Condizioni per la stipula del contratto

La disciplina originaria contenuta nel D. Lgs 368/2001 prevedeva che: “Il contratto di lavoro a termine può essere stipulato quando vi siano ragioni di ordine tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro.”

In base all‘articolo 9 della Riforma del Lavoro se il contratto a termine dura fino a un anno non è necessario indicare queste ragioni. Nel testo originario della Riforma Fornero questo limite era fissato in 6 mesi, mentre con l’approvazione definitiva è stato elevato ad 1 anno. In ogni caso il contratto stipulato senza la previsione della clausola delle ragioni di ordine tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, il contratto a termine non può essere prorogato.

Proroghe e rinnovi

La vecchia disciplina prevedeva che il contratto a termine potesse essere rinnovato un numero indefinito di volte, nel limite di un arco temporale di 36 mesi, unico obbligo riguardava l’intervallo fra un contratto a termine e il successivo, per poter ricorrere al rinnovo era necessario che tra la scadenza di un contratto a tempo determinato ed il successivo fosse rigorosamente rispettato un intervallo di tempo di 10 giorni se il contratto precedente aveva durata inferiore ai 6 mesi, di 20 giorni se superiore ai 6 mesi.

Queste pause obbligatorie fra un contratto e l’altro sono state modificate in questo modo dalla Riforma Fornero:

  • 60 giorni per i contratti fino a sei mesi (prima erano 10 giorni)
  • 90 giorni per i contratti più lunghi (prima erano 20 giorni)

Ulteriore modifica rigurda le cosiddette “proroghe di fatto”, cioè i prolungamenti dei termini originariamente fissati nei contratti, senza alcuna comunicazione obbligatoria (COL). Infatti ora il contratto diventa a tempo indeterminato se:

  • nei contratti fino a 6 mesi il rapporto dura oltre il 30esimo giorno dalla scadenza (mentre prima erano 20 giorni);
  • nei contratti oltre i 6 mesi il rapporto dura oltre il 50esimo giorno (prima erano 30 giorni).

Infine, come nella precedente disciplina il contratto a termine si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato, se la successione dei contratti a termine supera l’arco temporale dei 36 mesi, comprese proroghe e rinnovi e, dopo la riforma, in questo computo si calcolano anche i periodi in somministrazione.

Impugnazione e ricorsi nei contratti a termine

L’art. 11 della Riforma del mercato del lavoro prevede che dal 1 gennaio 2013 cambieranno i termini di impugnazione e ricorso nei contratti a termine:

  • l’impugnazione, anche extragiudiziale potrà avvenire entro 120 giorni, mentre prima erano 60 giorni;
  • il ricorso invece dovrà essere presentato entro 180 giorni, mentre in precdenza questo termine era fissato in 270 giorni.

Contribuzione

In ultimo, ma non con meno importanza, la Riforma ha stabilito una maggiorazione della contribuzione fissata nel 1.4% calcolata sulla retribuzione imponibile, per i contratti a tempo determinato, per finanziare l’Aspi.

Il suddetto contributo addizionale non si applica ai lavoratori assunti a termine in sostituzione di lavoratori assenti e ai lavoratori assunti a termine per lo svolgimento di attività stagionali, agli apprendisti e ai lavoratori dipendenti delle P.A.

Nel caso di trasformazione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato, è prevista la restituzione al datore di lavoro del contributo aggiuntivo versato, ma solamente nel limite delle ultime sei mensilità, successivamente al decorso del periodo di prova.

La restituzione del contributi addizionale avviene anche nel caso in cui il datore di lavoro assuma a tempo indeterminato entro il termine di 6 mesi dalla cessazione del precedente contratto a termine.

Contrattazione collettiva

La contrattazione collettiva avrà ampi margini di modifica delle suddette norme, in particolare ad esempio potrà modificare i tempi di proroghe e rinnovi a causa di particolari esigenze produttive; si potrà inoltre intervenire nell’apposizione della clausola riguardante le “ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo”.

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo.

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