Cassazione: minacciare una sanzione al dipendente costituisce reato

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Il superiore gerarchico che minaccia il dipendente di infliggergli una sanzione disciplinare rischia di incorrere nel reato previsto dall’art. 612 comma 2 c.p (minaccia aggravata).

La Cassazione V sezione penale, con sentenza nr. 19021 del maggio scorso, ha stabilito che il superiore gerarchico che minaccia il dipendente di infliggergli una sanzione disciplinare rischia di incorrere nel reato previsto dall’art. 612 comma 2 c.p (minaccia aggravata).

Con tale sentenza la Suprema Corte mette l’ennesimo paletto allo strapotere che alcuni datori di lavoro credono di avere sul proprio dipendente.

Il caso ha riguardato un vigile urbano, dipendente comunale, che durante il suo lavoro, mentre stava vietando al sindaco, alla guida della sua autovettura, il transito in una zona interdetta (tra l’altro con ordinanza del sindaco stesso), si sentiva proferire delle frasi intimidatorie, facendo intravedere la possibilità di azioni disciplinari.

Il sindaco vedendosi applicare il divieto di transitare nella zona, rispondeva dicendo: “io sono il tuo capo, tu devi obbedire ai miei ordini, domani ti voglio nel mio ufficio a rapporto”, proseguendo nonostante il divieto di circolazione.

I Giudici hanno evidenziato come il Sindaco, così facendo, non avesse chiesto una semplice relazione di servizio sui fatti, che peraltro erano a conoscenza dello stesso, ma avesse voluto intimidire, facendo intravedere la possibilità di azioni disciplinari, il vigile urbano, per “non avere ubbidito ai suoi ordini”.

Nulla è valso il tentativo di difesa del sindaco nel dimostrare che il potere disciplinare spettava non a lui ma al segretario comunale, in quanto, secondo la Corte, ciò non poteva escludere l’intento minaccioso, tenuto conto che l’imputato comunque era sempre il capo dell’amministrazione comunale e si trovava in una situazione di superiorità gerarchica rispetto alla parte offesa.

Proprio in considerazione della subordinazione gerarchica del dipendente nei confronti del primo cittadino la minaccia deve considerarsi grave. Dal processo, peraltro veniva fuori come il sindaco avesse poi chiamato davanti a se sia il Vigile urbano che il Comandante per verificare la possibilità di azioni disciplinari.

Che dire: I fatti contenuti in questa sentenza mi evocano alla mente una frase che ha detto qualcuno di molto famoso e molto potente: “ il potere logora chi ce l’ha”!

Le leggi (e in questo caso le ordinanze) vanno rispettate da tutti e soprattutto da chi le fa! Questa sentenza ne è la dimostrazione. Avere più potere o più voce in capitolo di qualche altro, soprattutto se alle nostre dipendenze, non ci legittima a crederci onnipotenti, a maggior ragione se quel qualcuno sta semplicemente facendo il suo dovere.

La libertà di ciascuno di noi finisce lì dove comincia la libertà altrui. Questo è sacrosanto!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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