Da part-time a tempo pieno senza consenso del lavoratore

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


Corte di Giustizia Europea, legittima la trasformazione del rapporto di lavoro da part-time a tempo pieno senza il consenso del lavoratore

Con sentenza n. C-221/13 del 15 ottobre 2014 la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato legittimo l’art. 16 della L. n. 183/2010 nella parte in cui prevede la possibilità, per le pubbliche amministrazioni, di trasformare unilateralmente il rapporto di lavoro da part-time a tempo pieno.

La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6 giugno 1997, che figura nell’allegato alla direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES (GU 1998, L 14, pag. 9)

Il caso ha riguardato una controversia tra una dipendente pubblica e il Ministero della Giustizia in merito a un provvedimento che ha disposto la trasformazione del suo contratto di lavoro a tempo parziale in uno a tempo pieno.

La ricorrente è un funzionario del Ministero della Giustizia, dove esercita le sue funzioni a tempo parziale. Lavora a metà tempo, con orario distribuito su tre giorni settimanali.

In seguito all’entrata in vigore della legge n. 183/2010, il Ministero della Giustizia le impone, unilateralmente, la trasformazione del rapporto di lavoro da part-time a tempo pieno con un’articolazione dell’orario di lavoro su sei giorni.

La ricorrente si è opposta alla trasformazione del rapporto ma il dirigente amministrativo del Tribunale ordinario di Trento le ha ordinato di assoggettarsi a tale nuovo regime.

La lavoratrice ha proposto ricorso dinanzi al giudice del rinvio, chiedendo l’annullamento delle predette decisioni del Ministero della Giustizia e del dirigente amministrativo. La ricorrente afferma che, grazie al regime di lavoro a tempo parziale, ha potuto destinare il proprio tempo libero alla sua famiglia e alla sua formazione professionale.

Sostiene inoltre che la direttiva 97/81 sancisce un principio secondo il quale il lavoratore non può vedere trasformato il suo contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno contro la propria volontà e che, di conseguenza, l’articolo 16 della legge n. 183/2010 confligge con detta direttiva.

Il Ministero della Giustizia sostiene, dal canto suo, sostiene il contrario, ossia che la legge n. 183/2010 non va in senso contrario alla direttiva 97/81.

Alla luce di tali circostanze, il Tribunale ordinario di Trento ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

  1. se la clausola n. 5, punto n. 2, dell’accordo [quadro]recepito dalla direttiva [97/81] (…) debba essere interpretata nel senso che non è permesso alle legislazioni nazionali degli Stati membri di prevedere la possibilità – per il datore di lavoro – di disporre la trasformazione del rapporto di lavoro da part-time a tempo pieno, anche contro la volontà del lavoratore.
  2. se la medesima direttiva [97/81] osti a che una norma nazionale (quale l’art. 16 della legge [n. 183/2010]) preveda la possibilità – per il datore di lavoro – di disporre la trasformazione del rapporto di lavoro da part-time a tempo pieno, anche contro la volontà del lavoratore».

Fatte le sue considerazioni la Corte di Giustizia Europea ritiene che:

L’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6 giugno 1997, che figura nell’allegato alla direttiva 97/81/CE del Consiglio, del 15 dicembre 1997, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES, ed in particolare la sua clausola 5, punto 2, deve essere interpretato nel senso che esso non osta, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, a una normativa nazionale in base alla quale il datore di lavoro può disporre la trasformazione di un contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore interessato.

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

Altri articoli interessanti