Il reddito universale europeo torna ufficialmente al centro del dibattito. La Commissione europea ha registrato una nuova Iniziativa dei cittadini europei che chiede di favorire l’introduzione di un reddito di base incondizionato negli Stati membri dell’Unione.
È una novità importante, ma occorre chiarire subito cosa significa davvero. Non è stato approvato un nuovo bonus europeo, non esiste ancora una somma mensile da richiedere e non è stata decisa alcuna data per i pagamenti.
La registrazione dell’iniziativa rappresenta invece il primo passaggio formale di un percorso che potrebbe portare la Commissione europea a esaminare la proposta. Perché questo accada sarà necessario raccogliere almeno un milione di firme valide nell’Unione europea, rispettando anche le soglie minime previste in almeno sette Stati membri.
Vediamo quindi cos’è il reddito di base universale, cosa ha deciso realmente la Commissione europea e quali saranno i prossimi passaggi.
Cos’è il reddito universale europeo di cui si torna a parlare
La proposta riguarda l’introduzione di un reddito di base universale e incondizionato, spesso indicato con la sigla inglese UBI, Universal Basic Income.
L’idea è molto diversa rispetto ai tradizionali strumenti di contrasto alla povertà, come l’Assegno di Inclusione italiano.
Le misure assistenziali attualmente esistenti sono generalmente legate al reddito familiare, al patrimonio, alla composizione del nucleo e, in alcuni casi, alla partecipazione a percorsi di inclusione sociale o lavorativa.
Il reddito di base proposto dall’iniziativa europea si basa invece su un principio differente: garantire un sostegno economico individuale e non subordinato alla condizione lavorativa della persona.
In linea generale, il modello di reddito di base promosso dai sostenitori dell’iniziativa dovrebbe avere alcune caratteristiche fondamentali:
- essere riconosciuto su base individuale e non familiare;
- non dipendere dal possesso o dalla ricerca di un lavoro;
- non essere subordinato allo svolgimento di attività lavorative o socialmente utili;
- avere un importo adeguato a contribuire a garantire condizioni di vita dignitose.
Al momento, però, è fondamentale sottolinearlo, non esiste ancora una disciplina europea che stabilisca beneficiari, importi, requisiti e modalità di finanziamento. Questi aspetti appartengono al dibattito sulla proposta e non a una misura già approvata.
Cosa ha deciso la Commissione europea il 7 luglio 2026
La novità è arrivata il 7 luglio 2026, quando la Commissione europea ha registrato formalmente l’Iniziativa dei cittadini europei dedicata all’introduzione di un reddito di base incondizionato nell’Unione.
La registrazione significa che la proposta ha superato il controllo preliminare di ammissibilità giuridica necessario per avviare il percorso previsto per le iniziative dei cittadini europei.
In altre parole, la Commissione ha riconosciuto che l’iniziativa può proseguire il proprio iter.
Questo passaggio, tuttavia, non equivale a un’approvazione del reddito universale europeo. In questa fase la Commissione non ha ancora valutato nel merito la proposta e non ha assunto alcun impegno ad approvare una legge o a finanziare la misura.
La vera partita comincerà con la raccolta delle firme.
Quando parte la raccolta firme per il reddito universale europeo
Dopo la registrazione, gli organizzatori hanno sei mesi di tempo per decidere quando iniziare la raccolta delle dichiarazioni di sostegno.
Dal momento dell’apertura della raccolta, ci saranno 12 mesi per raggiungere gli obiettivi previsti dalle regole europee.
Perché l’iniziativa arrivi alla fase successiva sarà necessario:
- raccogliere almeno un milione di firme valide di cittadini dell’Unione europea;
- raggiungere il numero minimo di sostenitori previsto in almeno sette Stati membri.
Non basta quindi concentrare tutte le adesioni in uno o due Paesi. L’iniziativa deve dimostrare di avere un sostegno sufficientemente ampio e distribuito a livello europeo.
La data esatta di apertura della raccolta non è stata ancora stabilita. Saranno gli organizzatori a scegliere quando avviarla, nel rispetto del termine massimo di sei mesi dalla registrazione.
Cosa succede se si raggiunge un milione di firme
Su questo punto è necessario fare chiarezza, perché il funzionamento dell’Iniziativa dei cittadini europei viene spesso semplificato eccessivamente.
Il raggiungimento di un milione di firme non fa scattare automaticamente l’introduzione del reddito universale.
Se saranno rispettate tutte le condizioni previste, la Commissione europea sarà tenuta a esaminare l’iniziativa e a fornire una risposta motivata, spiegando quali eventuali azioni intende intraprendere.
La Commissione potrebbe quindi decidere di avviare un percorso normativo, promuovere ulteriori approfondimenti, valutare altre iniziative nell’ambito delle proprie competenze oppure non dare seguito alla richiesta, motivando la propria scelta.
Le firme, quindi, servono ad aprire formalmente il confronto istituzionale sulla proposta, ma non rappresentano un referendum vincolante.
Perché si parla di reddito universale nell’era dell’intelligenza artificiale
Uno degli elementi centrali della nuova iniziativa riguarda il rapporto tra reddito, lavoro e trasformazione tecnologica.
Secondo i promotori, la rapida diffusione dell’intelligenza artificiale e della robotica potrebbe modificare profondamente il mercato del lavoro, riducendo la necessità di alcune attività umane e trasformando numerose professioni.
Il tema non riguarda soltanto l’eventuale scomparsa di alcuni lavori. La questione più ampia è capire se, in un’economia sempre più automatizzata, il reddito delle persone possa continuare a dipendere esclusivamente dalla possibilità di vendere la propria prestazione lavorativa.
È proprio su questo punto che il reddito di base universale torna periodicamente nel dibattito economico e politico: non soltanto come strumento contro la povertà, ma anche come possibile risposta ai cambiamenti strutturali del mercato del lavoro.
Naturalmente restano aperte questioni enormi, a partire dai costi della misura, dalle modalità di finanziamento, dal rapporto con il welfare già esistente e dalle differenze economiche tra i diversi Paesi europei.
Quanto potrebbe essere il reddito universale europeo
Al momento non è stato stabilito alcun importo.
Non esiste quindi una cifra ufficiale valida per l’Italia o per gli altri Paesi europei e sarebbe prematuro parlare di un assegno mensile già quantificato.
Nel dibattito sul reddito di base, l’adeguatezza della somma viene generalmente collegata alla capacità di garantire condizioni di vita dignitose e di proteggere le persone dal rischio di povertà.
Un’eventuale futura misura dovrebbe però affrontare il problema delle forti differenze nel costo della vita e nei livelli di reddito tra gli Stati membri.
Proprio per questo, anche nel caso in cui il percorso politico dovesse proseguire, la definizione concreta degli importi sarebbe uno dei passaggi più complessi.
C’era già stato un tentativo nel 2020
Non è la prima volta che il reddito di base incondizionato arriva all’attenzione delle istituzioni europee attraverso una mobilitazione dei cittadini.
Un precedente tentativo non riuscì a raggiungere il numero di adesioni necessario per portare l’iniziativa alla fase successiva.
La nuova registrazione del 2026 riapre quindi il percorso, ma il risultato dipenderà innanzitutto dalla capacità degli organizzatori di raccogliere un sostegno sufficientemente ampio nei diversi Paesi dell’Unione.
Cosa devono fare adesso i cittadini interessati
Per il momento non è ancora possibile confondere questa iniziativa con una domanda per ottenere un contributo economico.
Non ci sono moduli per richiedere il reddito universale, non esistono graduatorie e non è previsto alcun pagamento.
Il primo appuntamento concreto sarà l’apertura della raccolta ufficiale delle firme. Da quel momento i cittadini europei interessati potranno sostenere l’iniziativa attraverso i canali previsti per le Iniziative dei cittadini europei.
Sarà quindi importante verificare la data effettiva di avvio della raccolta e utilizzare esclusivamente le procedure ufficiali.
Quando potrebbe arrivare il reddito universale europeo?
La registrazione dell’iniziativa è un passaggio concreto, ma il percorso resta lungo e dall’esito incerto.
Per arrivare a una vera misura europea bisognerebbe superare diversi ostacoli: raccogliere un milione di firme valide, garantire una partecipazione sufficiente in almeno sette Stati membri, ottenere una valutazione favorevole della Commissione e, successivamente, affrontare il complesso percorso politico e normativo necessario per trasformare l’idea in uno strumento concreto.
La novità del 7 luglio 2026, quindi, non è la nascita del reddito universale europeo, ma l’apertura ufficiale di un nuovo percorso di partecipazione popolare.
Il primo vero banco di prova sarà la raccolta delle firme. Soltanto dopo si potrà capire se la proposta resterà un tema di dibattito o se riuscirà davvero a entrare nell’agenda politica europea.
