Contro la fuga di cervelli lo Stato corre ai ripari con gli incentivi fiscali

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In discussione alla Camera la proposta di legge per favorire il rientro dei lavoratori in Italia, attraverso incentivi fiscali per lavoro dipendente e autonomo

Nel nostro bel paese, dove ai veri talenti si preferiscono “i raccomandati”,  i leccapiedi e i figli di; dove alla ricerca vengono continuamente troncate le gambe e dove, il lavoro di ricercatori è pagato una miseria, non meraviglia più nessuno se, c’è una costante e continua “fuga di cervelli” verso altri paesi Europei, dove più “lodato” è il proprio lavoro.

Di questo se n’è accorto (e direi finalmente!) anche il nostro governo che ora, sta cercando di metterci una pezza. Sono infatti in arrivo incentivi fiscali per i “cervelli in fuga” che decidono di tornare in Italia. 

La proposta di legge,in discussione alla Camera “ Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia” presentata da Enrico Letta (Pd) e Stefano Saglia (Pdl)  utilizza la leva fiscale – per un ammontare complessivo di  200.000 euro – sotto forma di minore imponibilità del reddito, per incentivare i cittadini comunitari under 40, con residenza all’estero da almeno 2 anni, a tornare in Italia per intraprendere un’attività d’impresa o di lavoro autonomo o per essere assunti come dipendenti.

In pratica, i redditi dal lavoro dipendente o di impresa e i redditi di lavoro autonomo percepiti ” dai lavoratori che fanno rientro, ai ”fini delle imposte sui redditi concorrono alla formazione dell’imponibile in misura ridotta’‘, cioè “pari al 20% per le lavoratrici dipendenti impiegate nell’intero territorio nazionale e per i lavoratori dipendenti destinati a una struttura produttiva ubicata nelle aree delle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo o Molise”.

La percentuale è del 30% per le altre regioni. La misura vale per un triennio, cioè, dalla sua entrata in vigore  fino al 31 dicembre 2013.

Possono beneficiarne:

  • I cittadini comunitari under 40 laureati che abbiano avuto un contratto di lavoro dipendente all’estero per almeno 2 anni continuativi;
  • I cittadini comunitari under 40 che abbiano svolto studi all’estero per almeno 2 anni, acquisendo una laurea o una specializzazione post lauream. In entrambi i casi coloro che ritornano hanno l’onere di trasferire domicilio in Italia entro 3 mesi dal rientro e, perderanno il beneficio se cambiano la residenza o il domicilio fuori dall’Italia prima di 5 anni dalla data della prima fruizione del beneficio

Incentivi anche per i datori di lavoro che assumono i ‘cervelli’ che vogliono fare rientro, a condizione che ”li impieghino come lavoratori dipendenti in una struttura produttiva ubicata nelle aree” ex Obiettivo uno”.

Già la Regione Molise, nei giorni scorsi ha approvato l’ordine del giorno “master back” con lo scopo di promuovere il reinserimento nel mercato del lavoro dei giovani molisani che hanno usufruito delle borse di studio per frequentare master e stage professionalizzanti. “La soluzione – osserva Massimo Romano, consigliere promotore dell’iniiztaiva – consente a decine di giovani molisani di tornare in Molise per mettere a frutto sul mercato del lavoro molisano le esperienze e le competenze maturate in ambito universitario, attraverso il cosiddetto matching, ossia l incrocio tra l’offerta e la domanda di lavoro.

Che sia la volta buona!

Fonte: ansa

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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