Ddl lavoro: accordo comune dei sindacati sull'arbitrato ma la CGIL non ci stà

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L’11 marzo è stata siglata, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, una dichiarazione comune sull'arbitrato, strumento alternativo al giudice nelle controversie di lavoro previsto dal recente ddl collegato lavoro.

L’11 marzo è  stata siglata, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, una dichiarazione comune sull’arbitrato, strumento alternativo al giudice nelle controversie di lavoro previsto dal recente ddl collegato lavoro.

Nel documento, sottoscritto dalle organizzazioni sindacali, tranne CGIL e Lega cooperative, e dalle organizzazioni di rappresentanza delle imprese, le parti riconoscono l’utilità dell’arbitrato come strumento idoneo a garantire soluzioni tempestive nelle controversie di lavoro e si impegnano a definire con tempestività un accordo interconfederale per regolarne l’applicazione, escludendo il ricorso alle clausole compromissorie poste al momento dell’assunzione in caso di licenziamento.Dure le critiche del Segretario generale della CGIL, Epifani: “Il collegato lavoro è incostituzionale perché viola, tra gli altri, l’articolo 24 della costituzione che riconosce il diritto di ogni cittadino a ricorrere al giudice per difendere i propri interessi”. “Dunque anche l’avviso comune, chiaramente preordinato da Sacconi e dagli altri firmatari, assume un carattere incostituzionale. Nessuno si illuda: la CGIL risponderà sia sul piano legale che su quello sindacale a questo attacco ai lavoratori per tutelarli nella loro prerogativa a difendere i propri diritti come meglio credono, a cominciare dai diritti dei lavoratori più giovani e più deboli”.

Secondo Epifani, tale accordo abbassa ulteriormente la tutela dei lavoratori: “prosegue il disegno che punta ad abbassare tutele e diritti. Le imprese si assumono così un’ulteriore responsabilità verso i lavoratori proprio mentre, a causa della crisi, centinaia di migliaia di persone sono in cassa integrazione o perdono il proprio lavoro”. Non si pensi – conclude il Segretario Generale della CGIL – di nascondersi dietro l’esclusione dall’arbitrato dell’articolo 18, cosa peraltro tutta da verificare, perché la legge riguarda l’insieme di tutti i diritti e ogni altro aspetto della vita e delle condizioni dei lavoratori”.

Claudio Treves, coordinatore del dipartimento nazionale CGIL ‘Politiche del Lavoro’, presente al tavolo convocato al Ministero, aggiunge: “siamo stati convocati sul tema della modulazione dell’orario di lavoro e invece ci siamo trovati di fronte a un’azione, presumo preordinata da parte dei sindacati confederali e delle associazioni datoriali, su una norma di una recente legge peraltro non ancora comparsa sulla Gazzetta Ufficiale”.

Di diverso avviso (ovviamente) il Segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: “Con l’avviso comune l’articolo 18 non sarà toccato”. L’avviso comune è volto a “delimitare il campo del negoziato sull’utilizzo dell’arbitrato evitando così strumentalizzazioni ed esasperazioni che non giovano alle imprese e ai lavoratori. Le normative da individuare – ha detto Bonanni – dovranno riguardare esclusivamente i temi dell’arbitrato e non del licenziamento.

“Con questa dichiarazione si chiarisce definitivamente che tutta la questione sull’articolo 18 è stata gonfiata artatamente per ragioni politiche e di contrasti che taluni ritengono che ci debbano essere anche in momenti di crisi. L’arbitrato è un vantaggio, un’opportunità”. Bonanni si è detto inoltre “molto soddisfatto” per uno strumento che “accelererà i tempi della risoluzione delle controversie di lavoro, facendo costare meno i contrasti.

“Sono dispiaciuto che qualcuno abbia voluto gettare benzina sul fuoco. In questa Italia bislacca dominata da un bipolarismo spinto e da forze incapaci di essere responsabili, che vogliono solo fare confusione, bisogna vedere anche questo. Con questo accordo – ha concluso – voglio protestare contro l’irresponsabilità di taluni”.

Fonte: www.cgil.it e www.cisl.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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