Schiavinriviera.it, i diritti negati dei lavoratori stagionali

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Un piccolo esercito di sottopagati e sfruttati: sono i lavoratori stagionali della riviera romagnola.

Sono arrivate le agognate ferie; periodo di riposo fisico e mentale per rigenerarsi dalle fatiche di un anno. Ma non per tutti l’estate significa ferie; c’è infatti tutta la gamma di lavoratori stagionali nel settore turistico, che, manco a dirlo, solo in minima parte, vedono tutelati i propri diritti; al contrario molti di loro sono solo sfruttati. E questo accade anche nella famosa Riviera Romagnola.

Questo è ciò che emerge dai dati della Cgil e dalla Filcams Cgil dell’emilia Romagna, durante una conferenza stampa: “Nel settore turistico e ricettivo le imprese ispezionate che presentano irregolarità sono oltre l’80%” ha affermato Paolo Montalti della Filcams Cgil di Cesena.

Non applicazione delle norme della contrattazione nazionale, in particolare sul giorno di riposo e sulle retribuzioni, ore di addetti con profili bassi come camerieri di sala che dovrebbero costare al datore di lavoro oltre 10 euro lorde e finiscono per essere pagate anche un terzo a chi è utilizzato 12-14 ore al giorno piuttosto che le 40 settimanali da contratto, sono alcune delle irregolarità riscontrate dalla Filcams”.

Per fronteggiare questo fenomeno da tre anni circa, proprio in riviera, è nato il comitato “Schiavi in riviera”. Il 30 giugno è partita la campagna di comunicazione “cercasi schiavo” con un camion vela che sfila per le strade di tutta la riviera, con lo slogan “cercasi schiavo per stagione estiva”.

E’ stato creato anche un blog: www.schiaviinriviera.it che nasce con l’intenzione “di raccogliere testimonianze ed opinioni di tutti coloro che hanno potuto o dovuto toccare con mano la realtà del lavoro stagionale sulla costa romagnola.

Lo scopo è quello di creare uno spazio in cui possano emergere le prime voci di denuncia ad un SISTEMA DI SFRUTTAMENTO, da considerare come un vero e proprio SCHIAVISMO ESTIVO che persiste indisturbato da decenni a questa parte”.

Si legge nel blog:” il blog vuole sensibilizzare oltre che gli addetti ai lavori, coloro che vivono la situazione dall’esterno e che con remissività si limitano a ritenerla qualcosa di assodato ed immutabile. Tutti sanno che laddove sono state intraprese delle battaglie con decisione, come nel caso dei bagnini di salvataggio, i risultati sono stati ampiamente soddisfacenti.

Invitiamo dunque tutti i naviganti ad usufruire del materiale informativo a disposizione ed a rilasciare il loro contributo descrivendo le esperienze vissute, esprimendo punti di vista ed elaborando proposte, proprio come tante piccole gocce che faranno traboccare il vaso”.

Se vi va, dateci un’occhiata e, ricordatevi ora che siete in ferie, dell’esercito degli sfruttati lavoratori stagionali che, in fin dei conti sono lì anche per allietare i vacanzieri; un sorriso o una pretesa in meno, non potrà di certo rovinarci le vacanze.

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • enzo

    E' da anni che vengo in riviera ed è sempre stato così.
    L'anno scorso i ragazzi (romeni) che lavoravano per una società di gestione di hotels, hanno scioperato euroun giorno , ad hotel pieno, per richiamare l'attenzione su quello che succedeva e sul fatto che non percepivano stipendio se non 350/400 come acconti e a forza di insistenze.

    Come si può vedere, il costo del lavoro in italia è diventato insostenibile.
    C'è veramente bisogno delle urgenti liberalizzazioni alle imprese, non possiamo permettere che i lavoratori siano trattati con la dignità che meriterebbero.
    Per cui, indispensabile attuare il programma di risanamento proposto da un governo pagliaccio e appoggiato da un celebroleso.
    Indispensabile eliminare l'art. 18 dello statuto dei lavoratori, poichè questi rompono solo le palle.
    L'art. 18 si mantiene solo per i politici!

  • Enzo hai perfettamente ragione, è anche vero però che liberalizzare il mercato del lavoro (più di così??) non significa ridurre in schiavitù le persone. Se invece questa dev'essere l'unica alternativa allora per me possiamo anche chiudere tutto, cioè chiudere tutto ciò che ha a che fare con questa società! Ma questo non credo converrebbe a nessuno, soprattutto a coloro che vivono sulle spalle dei lavoratori.